Portico Quartet

Terrain

2021 (Gondwana) | nu jazz, minimalismo

Jazz e minimalismo. Ci avevano già pensato Floating Points e quell'altro, no? No: ci avevano già pensato, e meglio, moltissimi altri, da Terry Riley + Don Cherry ("Live In Cologne", 1975), ai più recenti Necks e Dawn of Midi. Tra costoro, anche i britannici Portico Quartet, che da un decennio abbondante gironzolano in quei lidi, al confine tra variazione jazzistica e ripetizione. La band ha alle spalle esiti eccelsi e variegati, ma mai così programmaticamente espliciti come in quest'ultimo "Territory", uscito a fine maggio per l'etichetta di punta del nu jazz inglese, Gondwana Records.
Tagliando corto riguardo all'ormai solita tiritera del "disco realizzato durante il lockdown e dunque votato a una sintesi spartana ecc.", è comunque possibile constatare due elementi: si tratta di un album decisamente meno orientato all'elettronica rispetto ai lavori precedenti; non è un lavoro che seduca al primo ascolto. Ci si potrebbe spingere ad affermare che si tratta di un'opera decisamente for fans - non perché fuori fuoco o costruita su materiali di serie B, ma perché proprio la familiarità con lo "stile Portico" può essere l'elemento guida per addentrarsi gradualmente nelle tre tracce e farne emergere l'ammaliante bellezza.

I tre brani, sobriamente denominati "Terrain: I", "Terrain: II" e "Terrain: III", sono lunghi e lenti nello sviluppo, ma fin dai primissimi passaggi mettono in chiaro il campo di gioco: quel sottile intreccio di reiterazioni, stratificazioni, slittamenti e subliminali evoluzioni che fin dai tempi di Reich, Glass e Riley è l'espediente cruciale del cosiddetto "minimalismo estatico". A reggere il dipanarsi delle trame è un organico differente dal consueto, perché le composizioni sono il frutto di due soli dei musicisti del quartetto: il percussionista Duncan Bellamy e il fiatista Jack Wyllie, coadiuvati sporadicamente da ospiti al violoncello, contrabbasso e violino. Il risultato di questo assetto, meno dirompente del consueto in termini di potenza di fuoco, è del tutto funzionale al carattere più posato della musica, ma può facilmente risultare in un iniziale spaesamento per il fan storico.

Proprio chi da tempo segue la proposta della band, tuttavia, sarà appagato nel ritrovare, ritessuti in configurazioni impreviste, tutti i tratti caratteristici del Portico sound. La forte vocazione ambientale, senz'altro, la cura degli aspetti timbrici e in particolare la predilezione per il tintinnio rotondo dell'hang drum, l'utilizzo dei fiati non per graffiare o farsi notare ma per cullare l'ascoltatore con spirali avvolgenti e svolazzanti.
Meno immediato è riconoscere nei tre pezzi l'enfasi ritmica a cui la band ha abituato i suoi adepti: niente squarepusherismi e tirate Idm qui, solo moduli largamente ripetitivi e peraltro del tutto privi di bassi. Eppure, con un po' di attenzione ecco emergere sottotraccia la consueta maniacalità: in "Terrain I" hang e batteria tengono un tre contro quattro che dona al pezzo una duplice anima, e anche i restanti due brani sono incentrati su pluralità ritmiche a tratti imprendibili. Ingannarsi è facile, ma "Terrain II" dovrebbe essere un polimetro 3:4 (il battito rimane costante, ma la batteria lo raggruppa a tre a tre, il piano a quattro a quattro, determinando battute di lunghezza diversa). "Terrain III" sarebbe pure 3:4, ma in modo poliritmico (stessa lunghezza della battuta, ma battiti di durata diversa in modo che il tempo sia 4/4 per l'hang e 3/4 per la cassa). Sembrano tecnicaglie - anzi lo sono - ma l'effetto percettivo è palese anche a chi non le nota consapevolmente: l'attenzione è ipnotizzata da un conflitto tra livelli differenti, e continuamente chiamata a spostare il suo focus, ora su una scansione ritmica ora sull'altra, di modo che la ripetitività della musica non ne rappresenti un limite bensì il fulcro del fascino.

Sono forse noiose le onde del mare? Sì, in molte circostanze lo sono. O fastidiose, o poco interessanti. Ma se si è nello stato d'animo giusto per lasciarsene rapire, se ne potrebbe seguire all'infinito l'incessante evolvere e tornare.

(08/06/2021)

  • Tracklist
  1. Terrain I
  2. Terrain II
  3. Terrain III
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