The Weather Station

Ignorance

2021 (Fat Possum) | alt-folk, pop

Che nella musica di Tamara Lindeman si celasse un’anima rock’n’roll l’avevamo già sottolineato all’epoca del quarto album (“The Weather Station”), ma che l’artista canadese osasse varcare i confini di quella musicalità confidenziale e intimista che le aveva garantito un seguito tra i fan di Leonard Cohen, Joni Mitchell e Bill Callahan sembrava improbabile. Introspettivo, melanconico, il target creativo cantautorale non sembrava mettere in discussione quelle linee guida che avevano consolidato la stima della critica per l’artista, anche grazie alle buone frequentazioni passate (Will Stratton, Barzin, Jason Collett).

Il tempo scorre e così l’iperrealismo di “Loyalty” e il graffio poetico dell’album omonimo del 2017 appartengono ormai al passato. La sceneggiatura di “Ignorance” è un autentico cambio di prospettiva. Una nuova casa discografica, la Fat Possum, al posto della Paradise Of Bachelor, via la chitarra come strumento di approccio alla composizione in favore del pianoforte, un produttore dal suono hi-fi, e non lo-fi, ovvero quel Marcus Paquin responsabile di “The Suburbs” degli Arcade Fire e di “Trouble Will Find Me” dei National, e infine, last but not least, il ritmo e la fisicità come elemento poetico, intenso ed emozionante al pari del grondare delle chitarre acustiche ed elettriche.
Non va dimenticato che il curriculum di Tamara Lindeman non è del tutto completo se s’ignora la carriera d’attrice (anche sotto il nome di Tamara Hope), una versatilità interpretativa che le permette di vestire nuovi panni senza smarrire quegli elementi caratterizzanti che hanno reso familiare e riconoscibile la musica di The Weather Station.

“Ignorance” è un album classificabile come folk, è la dimensione lessicale che da personale si converte in condivisa. Nei testi non domina più l’io ma il tu, ciò nonostante, la musica resta folk, popolare.
Anche la copertina rivela nuovi punti d’osservazione, non più immagini della Lindeman in primo piano, ma un bosco avvolto dall’oscurità con l’autrice vestita di specchi, quasi a voler rinforzare un più robusto dialogo con l’altro, il differente.
E poi c’è “Robber”, quella prima traccia dove la voce non è più un sussurro, dove un ritmo alla Talk Talk di “Life’s What You Make It” prende per mano il senso d’inquietudine dell’artista nei confronti del ritorno in scena del populismo più bieco ("Non ho mai creduto al ladro, non ho mai visto nessuno scavalcare il mio recinto, nessuna borsa nera, nessuna mano col guanto, non ho mai creduto al rapinatore... No, il rapinatore non ti odia, aveva il permesso, l’autorizzazione alla parola, il permesso di ringraziamento, l’autorizzazione per legge, l’autorizzazione delle banche"), con il crescendo di archi e tempi ritmici, il graffio della chitarra e il disturbo incalzante del sax che sottolineano quel moderno mix sociale di caos e ordine, nel quale è racchiuso il vero senso di “Ignorance”.

Ed è in questa rappresentazione simbolica che ritorna in scena l’oscurità pittorica e rinascimentale dell’immagine di copertina, l’ignoranza come paradigma dell’umiltà diventa un linguaggio con il quale affrontare lo sconforto e riaprire le porte all’illusione. Lo slancio a cuore aperto della quasi perfetta “Atlantic” e della più affabile “Tried To Tell You” incide sull’animo con una fisicità che è il risveglio dell’orgoglio selvaggio.
Tamara Lindeman volge lo sguardo oltre la coltre melmosa della diffidenza e ci invita a cogliere quei fiori che nascono nel fango ("Ho provato a dirtelo, avevi tanta paura di provare a venir via, quella pioggia infinita che pensavi fosse il tuo cuore, con il sangue sulle tue mani che sgorgava dal fiume dentro di te, cerchi di negarlo, non hai mai sentito la marea, della luna che si avvicina").

Dopo un trittico così potente, è fonte di piacere ritrovare l’identica poesia del passato nelle pulsanti trame uptempo in stile Fm degne dei migliori Fleetwood Mac di “Parking Lot” o perdersi dietro incastri di synth degni di “Hounds Of Love” nella carezzevole ma dinamica “Loss”. Il nuovo disco di The Weather Station è, al pari dell’ultimo Phoebe Bridgers, un colpo al cuore, ricco di lirismo e forza.
Uno stuolo di musicisti di prim’ordine asseconda le gesta dell’autrice canadese: Kieran Adams e Ben Whiteley tengono saldo il corpo ritmico, Johnny Spence (Tegan e Sara) e Christine Bougie (Bahamas) ne sfumano i contorni, Ryan Driver e il musicista jazz Brodie West scompigliano il tutto con un briciolo di sperimentazione, iniettando sprazzi di casualità in una struttura lirica e armonica già di per sé malleabile.

L’intuizione più acuta di “Ignorance” è quella di trasformare riflessioni sulla quotidianità, sulle problematiche ecologiche, in archetipi lirici (sembra che alcuni brani siano stati scritti dopo la lettura di un articolo sulla società petrolifera e del gas Exxon Mobil), da qui l’esigenza di creare uno stato emotivo/musicale diretto, pronto a superare le barriere della comunicazione, problema affrontato apertamente nella canzone più immediata del lotto, “Separated”.
Ciò nonostante, è un disco che funziona sia a livello collettivo che personale, anche quando i toni diventano più intimi, come nello struggente chamber-folk-pop di "Wear”, nella più sensuale “Subdivision” e nella ballata soul-folk-noir “Trust”, che è anche l’unica narrazione più esplicita di tribolazioni sentimentali. Tutto è interconnesso: privato e pubblico restano indiscindibili.

L’indifferenza non ci salverà, questo è infine il messaggio dell’artista canadese, e raramente a tanta lucidità lirica corrisponde un corpo armonico e ritmico così imponente. Con "Ignorance" la musica di The Weather Station è pronta per conquistare un pubblico sempre più attento e smaliziato.
Ovunque andiamo c'è un esterno
Su tutti questi soffitti pende un cielo
e mi uccide quando
vedo volare un uccello
Non chiedermi indifferenza
non venire da me a distanza

(31/01/2021)



  • Tracklist
  1. Robber
  2. Atlantic
  3. Tried To Tell You
  4. Parking Lot
  5. Loss
  6. Separated
  7. Wear
  8. Trust
  9. Heart
  10. Subditisions
  11. Better Now




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