Non mancano le intuizioni stimolanti, del tipo che a metà album ci sono due canzoni intitolate “silence”, pt. 1 e 2, e la seconda è effettivamente un minuto di silenzio puro, e in generale l’impressione è quella di un’artista consapevole di sé, del suo suono e del suo ruolo nel panorama — cosa non scontata, superati i quaranta e con un passato da musicista “giovane”. Manca però un aspetto più importante, vale a dire la capacità di generare e trasmettere entusiasmo, eccitazione. Difficile immaginare nuovi adepti di Tune-Yards sedotti da questo album, un lavoro che testimonia, ancora una volta, la difficoltà di certo indie-rock nel sapersi rinnovare. La domanda, dolorosa ma necessaria, è sempre quella: cosa se ne fa oggi il mondo di un disco così?
Aggiungi OndaRock alle tue Fonti preferite su Google Discover. Non perderti le nostre recensioni, le pietre miliari e le ultime news direttamente nel tuo feed.
14/04/2021