ELIZA - A Sky Without Stars

2022 (Log off / different)
downtempo, neo-soul

Ci sono quei dischi dove non succede mai nulla. Ascolti insondabili, lunatici, compressi da una sensazione di vuoto che si taglia a fette, un brodo primordiale che non ha ancora messo le pinne, quindi figuriamoci le gambe. Il suono è spiritato e invisibile, ma l’atmosfera è percepibile al tatto come una macchia di marmellata di albicocche sul colletto della giacca nuova. Se davvero s’intravede qualcosa, foss’anche una silhouette sfocata tra la polvere in controluce, le forme sono tutte al negativo. Si sta parlando di “A Sky Without Stars”, ovviamente; una foto di copertina che pare un paesaggio slowcore anni Novanta, come se da un momento all’altro la foschia si dovesse diradare per far emergere un terrificante ruggito elettrico. Invece no; qui è notte fonda, ma una notte metropolitana appiccicosa e inquieta come condensa del fiato sul finestrino della macchina. Basso, batteria, sampler che riprogramma vecchie basi hip-hop, una voce solitaria registrata a volumi incongrui: più che un album, un vascello fantasma arenato nello scantinato di un jazz bar di Soho che aveva chiuso le porte trent’anni fa.

 

Ma allora cosa diamine c’è, qui dentro? Come mai sembra di ascoltare un dub di “Baduizm” risciacquato con la candeggina? Difficile dare una risposta soddisfacente; le dieci jam che compongono questo ascolto sono come spire dello stesso serpente, umide monocromie incise nel cuore di una notte inquieta, l’unico filo di luce in studio proviene da un abat-jour coperta da una sciarpina rosso porpora.

“Straight Talker” attacca frettolosamente l’ascolto, “A Tear For The Dreadful” crea paranoia con nulla. Ci sono poi tutta una serie di armonie oblique; il quasi flamenco di “Abandon The Rule”, la torrida sensualità mediorientale di “Dripping”, le irrisoluzioni radiohediane di “ME vs ME”. Sottrazione come unico escamotage, insomma; “Everywhere I’ll Ever be” sembra una canzone di Aaliyah, per lo meno nella costruzione melodica, ma invece delle complesse filigrane in 3D di Timbaland, spetta al solo riverbero della stanza il compito di occupare ogni ruolo produttivo. Sugli evanescenti sei minuti e mezzo della conclusiva “Whoever You Are”, si parte alla rincorsa di Julie London su una semplicissima linea di chitarra, due cori in croce e mezza manopola di sintetizzatore.

Non ci capaciteremo mai della capriola fatta da Eliza nel corso degli ultimi anni – sì, perché in verita la conoscevate già anche voi, per lo meno quando, ormai tanti anni fa, incideva dello zuccherosissimo vintage pop col cognome di Doolittle. Messo tutto da parte, la celebre figlia d’arte londinese ha cambiato totalmente scena, con tanto di nuovi profili online, incidendo prima il mini-album “A Real Romantic” e adesso quello che potremmo considerare un secondo debutto ufficiale. Ed è bene parlare di nuova vita e distaccarsi dalla facile radiofonia del passato; tolto forse qualche momento ambient particolarmente ignorante, “A Sky Without Stars” è senza dubbio il disco più palloso che ascolterete quest’anno, per lo meno se si parte dal presupposto che ossature neo-soul e prosciugazioni downtempo siano tra i generi meno preferiti dal pubblico europeo.

 

C’è però un lato B di tutta questa faccenda; c’è che in bocca a Eliza, queste jam sono quanto di più intimo e personale si possa immaginare, flussi talmente puri, onesti e privati che viene da domandarsi come mai siano arrivati alle orecchie del pubblico. L’ascoltatore casuale potrebbe sentirsi obbligato a togliere il disturbo e non tornare mai più, il che forse è la saggia cosa da fare. Ma basta un attimo, basta trovare un minimo di sintonia nell’arte della sottrazione e dei giri di basso più crudi, e con un paio di ascolti ci si trova incollati al buco della serratura come Tinto Brass. Un album inutile e pure indiscreto, ma dannatamente ipnotico.

02/10/2022

Tracklist

  1. 1. Straight Talker
  2. 2. A Tear For The Dreadful
  3. 3. Dripping
  4. 4. Everywhere I'll Ever Be
  5. 5. ME vs ME
  6. 6. Heat Of The Moon
  7. 7. On The Cusp
  8. 8. Abandon The Rule
  9. 9. In A Minute
  10. 10. Whoever You Are

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