Nemico dello Stato, rap italiano adulto e vaccinato
È un disco fieramente e dichiaratamente vecchia scuola “Caos”, di quelli che vanno ascoltati dall’inizio alla fine - lo mette in chiaro lo stesso Fibra nelle rime di “Outro”, un brano senza ritornello che chiude programmaticamente il lavoro ringraziando chi è rimasto fino alla fine. Al polo opposto della tracklist troviamo “Intro”, dove il rapper di Senigallia tra un sample di Gino Paoli e l’altro fa la cronistoria della sua carriera, elencando dischi, modalità di promozione e successo commerciale di ciascuno. In mezzo quindici brani che suonano al duecento per cento Fabri Fibra e si susseguono costruendo un discorso coerente sullo stato della scena hip-hop italiana (non troppo in salute, a sentirlo), costo del successo, politica e società.
Vera e propria girandola di collaborazioni, la prima parte di “Caos” è smargiassa e altamente radiofonica. Fibra è in gran forma e mette alla berlina una lunga serie di innominati, perché non meritano nemmeno menzione, aspiranti hit-maker e parassiti (nell’urbana “GoodFellas”, con Rose Villain), il ridicolo marcio della società italiana (tra i luccicanti synth europop di “Stelle”, con Maurizio Carucci) e un po’ chiunque gli capiti a tiro, compreso se stesso (“Brutto figlio di”).
Accompagnato da un simpaticissimo video che vede Fibra agghindato come un impiegato e Colapesce e Dimartino come due funzionari del catasto, “Propaganda” è certamente il pezzo forte della prima metà della scaletta, con il rapper a rimare sornione sulla comunicazione politica italiana (specialmente quella di felpa vestita) e i due ospiti perfettamente a loro agio in un ritornello armonizzato come solo loro sanno fare. Travolgente, ma più retrò, anche il ritornello affidato al vecchio amico Neffa in “Giostra”; in “Caos” è invece la volta di Madame, al solito perfetta tra atmosfere cloud rap e più sintetiche, mentre il ritornello sofferto è gestito da Lazza.
Dopo “Fumo erba”, “Demo nello stereo” e “El Diablo”, tutte invero un po’ sottotono e un filo scontate, “Amici o nemici” inaugura la parte più cupa e riflessiva del disco, il cui apice è certamente “Cocaine”. Qui, in compagnia di Guè e Salmo, Fibra si adombra affrontando la piaga della cancel culture e delle esagerazioni distorsive del politically correct. E in effetti viene difficile pensare che un disco come “Mr. Simpatia”, il capolavoro del rapper e uno degli spartiacque del nostro hip-hop, possa venire rilasciato oggi e riscuotere il successo che ebbe nel 2004. Altro passaggio fondamentale è “Noia”, dove con Marracash esplora la propria oscurità interiore:
Pensavo con le rime di fare la storia
Ma col tempo chissà, mi è passata la voglia
Fabri Fibra, 23 anni dall'esordio e un ruolo centrale nell'evoluzione del genere in Italia, non deve più dimostrare nulla. Al primo lavoro con Sony, dopo tre lustri con Universal, scrive un decimo album che non segue i trend. Lo fa sfruttando le sue notevoli doti metriche, indossando le tante maschere del passato, ma con grande consapevolezza e un pizzico di autoironia.
L'autore dice non sapere dove si collochi "Caos" nella scena attuale: noi lo inseriremmo nei lavori adulti di altri rapper d'esperienza come "Noi, loro, gli altri" ed "Exuvia", opere complete destinate a lasciare un segno e punti d'arrivo di lunghe carriere multiformi.
Ascoltavamo i dischi al mare sotto il sole
Adesso quei momenti sono solo ombre
Adesso che mi sbatto, frate', come un folle
E il tempo passa come il vento tra le foglie
Potessi rimandarlo indietro come questo pezzo
Forse a quest'ora sarebbe tutto diverso
20/03/2022