Nu Genea

Bar Mediterraneo

2022 (NG / Carosello) | funk, fusion, neapolitan power

Dalla Napoli “nuova” al Mediterraneo, seppur “bar”. In questi quattro anni, lo sguardo musicale dei Nu Genea si è notevolmente allargato. Certo, l’angolazione del paesaggio sulla copertina del loro ultimo album è sovrapponibile a quella del panorama vesuviano immortalato su “Nuova Napoli”. Ora, però, la monocromaticità e il simbolo piroclastico per eccellenza sono spariti, lasciando spazio a un sole arabesco che splende su un mare blu intenso, a una palma-mandolino e a luminose cupole moresche.

Nel frattempo, come fin troppo bene sappiamo, una pandemia ci ha scombussolato l’esistenza, portandoci a un confino domestico che ci ha obbligati alla stasi e al pensiero. “Parev’ ajere”. Quella bolla spazio-temporale, vissuta a Berlino, è servita a Lucio Aquilina e Massimo Di Lena per maturare la convinzione di “rinascere” anzitutto come entità artistica. E allora, via dal nome “Guinea” – epiteto con cui venivano spregevolmente bollati negli Stati Uniti gli immigrati del Sud Italia – e benvenuta “Genea” (dal greco “nascita”, appunto).
A differenza di “Nuova Napoli”, quindi, in “Bar Mediterraneo” il Golfo non è più meta di un gioviale ritorno ma punto di ripartenza per il “mare chiuso” all’esasperante e meditabonda ricerca di altre contaminazioni sonore.
In sostanza, un sentiero verso l’arricchimento della propria musica, ma percorso all’inverso rispetto ai sempiterni alfieri del Neapolitan power (Napoli Centrale, Tony Esposito, Tullio De Piscopo, Pino Daniele e tutto lo sciame di – più o meno – dimenticate meteore come Donatella Viggiano, Giancarlo D’Auria, Antonio Sorrentino, riportate in auge dal progetto “Napoli Segreta”).

E così la title track, anche stavolta in apertura del disco, ci stringe in un abbraccio slow-funk assieme a memorie dei Daft Punk di “Something About Us” e alla velata nostalgia del morriconiano “Viaggio con Anita”. Il ritmo sale con “Tienaté” e con la voce dell’ormai immancabile – per fortuna – Fabiana Martone, che rivendica ipnotica “pur' ajere dicive ‘dimane’, ma dimane dimane è passat” su incursioni di archi virati a disco-music e su un basso insistente che detta il groove. Praticamente impossibile non ritrovarsi su una spiaggia, al tramonto, ascoltando “Gelbi”, che ospita le percussioni e il canto del tunisino Marzouk Mejri (Ensemble Ida Y Vuelta) su cui ondeggiano, distensive, anche le note di un flauto ney. A metà di questa piccola odissea musicale, arriva “Marechià”, l’incontenibile bombetta funk sganciata la scorsa estate; al microfono, la francese Célia Kameni che si destreggia con nonchalance tra lingua madre e napoletano, passando amabilmente da “le soleil lui, il n'attend pas/ je suis là-bas, là-bas” a “lla abbasc' a Marechià”.

L’indimenticato padrino dell’afrobeat Tony Allen, che nel 2016 aveva già fatto dono ai Nu Genea di alcuni pattern di batteria, su cui i due avevano costruito le tracce di “The Tony Allen Experiments”, rivive nelle pelli percosse sull’indolente funk, vagamente Fagen-iano, di “Straniero”.
Su un ritmo samba di battistiana memoria, Aquilina e Di Lena tornano per un attimo all’ombra del vulcano e accolgono in studio i bimbi di una scuola primaria di Barra (Napoli Est), disponendoli in coro a cantare versi come “So pizz' 'e case o so pizz' 'e galera/ addò staje chiuse d'a matina a sera/ si' o purgatorio 'e tutt' chesta 'ggente/ ca vive dint' e barrache e vive 'e stient'” per una festosa e sincera cover di “Vesuvio” degli E’ Zezi – Gruppo Operaio, storica band di musica popolare attiva dagli anni 70 e composta, appunto, da lavoratori e studenti. Sconsideratamente fusion è anche la base su cui poggiano le liriche, per contrasto ispide, di “Rire”, declamate dal siciliano Marco Castello.

In chiusura, ritroviamo Martone a prestare la voce al pezzo più intenso e malinconico di “Bar Mediterraneo”, “La crisi”. Il testo, cantato su un tappeto jazz-funk che entra sottopelle con sottili piegature rocksteady, è una dolceamara poesia di Raffaele Viviani datata 1930: “Dice 'o pate: Ma addò jammo?/ figlie meie, ccà appena ascimmo/ limitate, addò accustammo/ sò denare ca spennimmo/ Quatto passe, a riva 'e mare/ si vulite, v'accuntento". A "Bar Mediterraneo", spetta giocoforza il ruolo di conferma del talento della ditta Aquilina-Di Lena. Un talento che si sostanzia, oltre che nell'inesauribile attività di indagine su materiale sonoro coperto, il più delle volte, da un pesante strato di oblio, anche nella ponderatezza quasi maniacale del sound che, gradualmente, va scolpendosi nella loro pietra inevitabilmente lavica.

(16/05/2022)

  • Tracklist
  1. Bar Mediterraneo
  2. Tienaté
  3. Gelbi (with Marzouk Mejri)
  4. Marechià (with Célia Kameni)
  5. Straniero
  6. Praja Magia
  7. Vesuvio
  8. Rire
  9. La crisi


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