Il quintetto di Sheffield guidato da Eva Korman sceglie di giocare principalmente su un terreno tra post-hardcore e post-metal, smorzato a più riprese da linee melodic e stratificazioni di carattere dream-pop, espandendo ulteriormente il proprio calderone di influenze che fin dagli esordi li rende estremamente versatili e difficili da classificare.
“Labyrinthine” sfodera un’aggressività di deriva death, mentre la sensibilità di “Closer” concede un po’ di respiro prima di “Drip”, traccia caratterizzata da poliritmi frenetici e ossessivi tipici del metalcore progressivo, permeati da un suono stratificato e da influenze industrial, dettagli che unitamente a un testo riflessivo e d’impatto contribuiscono a imprimere il momento di più alto livello all’interno dell’album.
To strike before it’s all too late
Put to rest, all souls are safe
Existing in the maze
Memory is imperfect
Take my hand, let’s slip beneath the surface
Le sferzate grind di “Prescience” sfumano in ritmi lenti ma intensi di stampo post-metal, che scivolano nella breve e scarna piano ballad dream-pop “Stumbling”, per poi tornare alla carica con la violenta “To Resist Forgetting” e chiudere con la luminosa “The End Of Eternity”.
“Where Myth Becomes Memory” appare come un buon prosieguo del percorso di Eva Korman e soci, ancor più bilanciato rispetto ai suoi predecessori e di conseguenza forse un po’ troppo rigido, ma non per questo meno soddisfacente, in quanto (ancora una volta) tecnicamente perfetto e corredato da liriche di qualità elevata.
15/12/2022