Working Men's Club

Fear Fear

2022 (Heavenly Recordings) | electro, synth pop, post-punk

Quando si tratta di essere genuini, sono solo onesto.
Non sto fingendo e non sto cercando di avere successo.
Non sto cercando di adattarmi. Ho provato ad adattarmi e non funziona, soprattutto quando si tratta di arte

Si può dire che l'intera vicenda discografica di Sydney Minsky-Sargeant e dei suoi Working Men's Club si sia fin qui sviluppata esclusivamente in un contesto di pandemia da Covid-19.
A partire dalla firma per Heavenly Recordings, nella primavera del 2020, tutte le fasi produttive del debutto omonimo e di questo secondo "Fear Fear" hanno dovuto infatti fare i conti con una qualche forma di limitazione sociale, elemento ancora più indigesto quando la necessità di affrancarsi dall'adolescenza si fa impellente. A vent'anni, il mondo è spesso una gigantesca ruota di opportunità immersa nell'acqua, e Syd sta ancora calibrando le forze per l'apnea giusta, ma di sicuro nessuno deve insegnagli come scrivere una canzone.

Archiviata la pratica dell'esordio, che ha permesso ai quattro di Todmorden (West Yorkshire) di catalizzare l'attenzione dei media in virtù di un tagliente ibrido di post-punk e indie-dance, l'attenzione è tornata al nuovo materiale (in parte ancora frutto delle session precedenti), che Syd ha deciso di rimaneggiare imprimendo una decisa svolta sintetica, nuovamente con l'aiuto a distanza del produttore Ross Orton. Molta più elettronica, quindi, e conseguente diminuzione di chitarre, a fare da cornice a un progetto che punta allo scontro ancora più diretto tra testi immersi nell'impaziente bolla di nervosismo/pessimismo da lockdown e l'oltraggiosa veemenza adolescenziale che porta a ballare su un mondo ulteriormente in rovina (visto il peggiorare della situazione internazionale). 
I Working Men's Club di "Fear Fear" (abbi paura della paura, è il motto) sono diventati una brillante macchina da guerra che spalma l'irrequietezza tecnologica anni Novanta su una patina oscura e plasticosa di matrice eighties grazie alla forza propulsiva di un Minsky-Sargeant che per abitudine quando lavora in studio non coinvolge praticamente nessuno dei suoi compari (scelta forse drastica, ma in linea con l'urgenza di essere fedele esclusivamente alle proprie sensazioni). 

Nonostante lui stesso attribuisca i suoi intenti sonori più alla sperimentazione sul campo che all'ascolto di dischi del passato, "Fear Fear" si mostra iper-focalizzato rispetto al multiforme e nervoso debutto: "19" è un beat irrequieto da ballare nella cantina degli Human League, "Widow" cerca casa dalle parti dei Depeche Mode, "Cut" fruga nella borsa degli Orchestral Manoeuvres In The Dark, "Circumference" prova a coniare una lingua a metà tra New Order e Visage, "Ploys" una tra Scritti Politti e Telex, e "Heart Attack" sembra atterrare direttamente nel continente Japan. Il tutto sotto l'egida di una verve electro-post-punk che sfocia occasionalmente nella claustrofobia post-rave, come nel caso della title track, mentre gli Horrors (quelli dell'era "Skying") osservano dalla finestra.
Se volete conoscere l'esatta risposta organica/tecnologica di quattro ventenni inglesi all'era confusa che stiamo attraversando, intimidita da Covid, guerre, crisi energetiche e climatiche, questo "Fear Fear" fa per voi.

(22/07/2022)

  • Tracklist
  1. 19
  2. Fear Fear
  3. Widow
  4. Ploys
  5. Cut
  6. Rapture
  7. Circumference
  8. Heart Attack
  9. Money Is Mine
  10. The Last One




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