ANTONY AND THE JOHNSONS - My Back Was A Bridge For You To Cross

2023 (Secretly canadian)
art-rock, chamber pop, soul

Il transito identitario da Antony ad Anohni non è stato indolore per l’artista inglese naturalizzata americana. Al di là della confusa trama ideologica e dello stridente contrasto tra elettronica e canto angelico, l’album del 2016 “Hopelessness” sembrava destinato a non aver alcun seguito, anche le sparute collaborazioni con i CocoRosie e gli Hercules And Love Affair non facevano presagire nulla di nuovo.

Come un fulmine a ciel sereno, un singolo in chiave soul ha anticipato l’inatteso ritorno. Non è inaspettato che Anohni affidi al linguaggio della musica soul il prosieguo di una storia che racconta di oppressione, pregiudizi, identità, perdite, abusi, razzismo, violenza, diritti. “My Back Was A Bridge For You To Cross” riannoda i fili di un discorso che appartiene alla filologia della musica rock, ripartendo dall’iconico “What’s Goin’ On” di Marvin Gaye: album che non a caso fu indicato da una pregiata rivista inglese come il disco del secolo, una scelta peraltro assunta mentre ancora ribolliva il post-punk e il grunge era alle porte.

 

Il ritorno di Hegarty è un singolare insieme di deja-vu e di rinnovato fervore politico e sociale, entrambi scanditi dal recupero dell’appendice “and The Johnsons” e dalla copertina dedicata all’attivista politica e drag queen Marsha P. Johnsons. Anohni celebra personaggi della musica rock che hanno affrontato con tenacia e coerenza le incongruenze e le diseguaglianze sociali, catturando nei quasi cinque minuti di “It Must Change” il mix di romanticismo e politica di “What’s Goin’ On”, nel graffio di solo novanta secondi di “Go Ahead” il guizzo irriverente dell’Hendrix di “Star-Spangled Banner” e nell’appassionante racconto dell’ultimo dialogo con Lou Reed, “Sliver Of Ice”, la tenera eppur dolente poesia noir della Grande Mela.

“Hopelessness” aveva tutte le caratteristiche di un disco apocalittico (di lì a poco fu eletto Donald Trump), “My Back Was A Bridge For You To Cross”, invece, riapre in parte alla speranza: sonorità più dense e pluridimensionali prendono il posto delle gelide atmosfere elettro-disco del precedente album. La purezza espressiva e le infinite sfaccettature musicali e vocali di Anohni si adagiano su inebrianti trame blue-eyed-soul, dopotutto anche un disco come “I’m A Bird Now” non era indenne da influenze soul (basti citare “Fistful Of Love”).

La presenza di Jimmy Hogarth (produttore di successo per James Blunt, Duffy e Amy Winehouse) è foriera di una musicalità seducente e non priva di una poetica consapevolezza. C’è la volontà di raggiungere un pubblico più ampio senza rinunciare alle proprie idee ed è quindi normale che l’artista affidi pensieri e parole – “Non voglio essere testimone, vedere tutta l’angoscia e il dolore del nostro mondo, perché sono vivo adesso?” – a un groove soul che sembra uscire da un album di Winehouse.

Di questa novella genuinità Anohni fa strumento di comunicatività viscerale, autentica. L’autrice si confessa senza remore nel delicato gospel-soul di “It’s My Fault”, riannoda le sofferenze passate per poter andare avanti e donare forza alle nuove generazioni nell’altrettanto accorata e minimale ballata per chitarra e voce “You Be Free”, ma soprattutto regala una delle canzoni più potenti dal punto di vista sonoro e lirico qual è “Scapegoat”. “Oh, sei così annientabile, posso dire solo quello che voglio, posso usarti come una toilette, posso prenderti a pugni, prendi tutto il mio odio, nel tuo corpo”: “Scapegoat” è il grido di chi non cede pur se sconfitto, una ballata graffiante, cantata con un vibrato quasi insolente e un crescendo musicale che a tratti evoca “Purple Rain” di Prince, ed è soprattutto il più potente brano di denuncia della transfobia che un’artista possa immaginare.

Seppur ammaliante, “My Back Was A Bridge For You To Cross” è un album così denso da risultare imperscrutabile a un primo ascolto, il vero miracolo di Anohni è aver reso un tal manifesto ideologico un coinvolgente insieme di canzoni da amare, travolgenti nella loro genuina matrice soul-jazz-blues (“Can’t”), a volte affini a una preghiera laica dove ognuno può identificarsi e lasciarsi cullare da sonorità cosmic-soul, intessute da un affascinante dialogo tra psichedelia, soul e rock che profuma di classico (“Rest”).

Difficile immaginare indifferenza o superficialità da parte dell’ascoltatore che incrocerà il nuovo progetto dell’artista inglese: “My Back Was A Bridge For You To Cross” è un album che dà voce a tutte le sofferenze e diseguaglianze, ma non è necessario essere parte di una qualsiasi categoria per comprenderne la toccante universalità e potenza emotiva. Sarà più complesso rinunciarci per far posto a futuri ascolti. Un eccellente ritorno.

19/07/2023

Tracklist

  1. 1. It Must Change
  2. 2. Go Ahead
  3. 3. Sliver Of Ice
  4. 4. Can't
  5. 5. Scapegoat
  6. 6. It's My Fault
  7. 7. Rest
  8. 8. There Wasn't Enough
  9. 9. Why Am I Alive Now?
  10. 10. You Be Free

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