TIMOTHY MONGER - Timothy Monger

2023 (Northern detective)
folk, pop, psychedelic

La semplice denominazione del titolo con il nome e cognome dell’autore può indurre molti a pensare a un esordio. Timothy Monger, in verità, frequenta la scena musicale da decenni, esattamente dalla prima metà degli anni 90, quando con il fratello Jamie formò il duo The Original Brothers And Sisters Of Love, per poi dar vita al gruppo indie folk dei Great Lakes Myth Society, dedito a un insolito chamber-folk a metà strada tra i Midlake e i Pogues.

Dopo l’esordio da solista del 2004 “Summer Cherry Ghosts”, Monger ha dedicato tutte le forze ai Great Lakes Myth Society, per poi riprendere il cammino in solitaria nel 2011 con l’ottimo “New Britton Sound”. Il quarto album del musicista di Ann Arbor – Michigan è il primo forse destinato ad ampliarne la notorietà, finora ristretta alla realtà locale. Un disco che ancora una volta racconta di vite ordinarie, di personaggi immaginari e allegre stravaganze.

 

Non è un album puramente autobiografico, anzi a detta dell’autore è il più disinvolto ed estroverso. Monger crea schizzi e quadretti dove specchiarsi e ritrovare l’autenticità dell’adolescenza, uno sguardo al passato poco incline alla nostalgia e piacevolmente estatico. A testi siffatti corrispondono canzoni dal piglio armonico più maturo, preziosi dettagli ne sottolineano la natura decisamente più onirica e flebilmente psych-folk.

Già dalle prime note di “Cub Reporter” è percepibile una fluidità che evoca Donovan, Cat Stevens, Clifford T Ward e Al Stewart. Sonorità limpide e cristalline di chitarra acustica scivolano come una carezza, mentre voci filtrate da synth, fisarmonica e campanellini ne adornano la melodia con toni onirici. Egualmente fiabesca e sognante, la seguente “Clara Rockmore” espande le atmosfere psichedeliche con tastiere noir, voci fuori campo e un finale da vecchio film horror.

Non stupisce che Monger dia seguito a tanta magia con un delicato strumentale dai toni naif e chamber-folk come “Shadow Of The Weka”, una delizia che sembra uscire da un vecchio album della Penguin Cafe Orchestra, con festose armonie di banjo, fisarmonica e percussioni. Non aveva mai osato tanto, il musicista americano, e il risultato è più che interessante: le canzoni sono profondamente ispirate e intelligentemente stravaganti senza essere pretenziose.

Monger osserva le grazie della natura con piglio quasi letterario per una delle ballate più raffinate del disco “Shelters, Shanties, And Shacks”, un brano che tradisce lieve influenze jazz, le stesse che caratterizzano il pregevole uptempo di “Cranberry Bog”, una canzone dalle vaghe reminiscenze alla Steely Dan/Chicago.

Una cura quasi artigianale dona personalità a ognuna delle dodici tracce, anche quelle brevi. Violino e voci in coro spadroneggiano nell’episodio più folk (“Sa-Wa Quato”), mentre la presenza dei vecchi compagni di cordata, i Great Lakes Myth Society, ridesta le atmosfere marinaresche delle passate avventure con la band.

Il quarto album di Timothy Monger è un raffinato gioco di sfumature di colore, di suoni, di accordi tanto semplici quanto evocativi, uno di quei dischi da conservare per delle piacevoli serate autunnali, una raccolta di canzoni che trasudano passione per la composizione e amore per il dettaglio. Un album che si fa perdonare anche l’improbabile pronuncia in francese nel brano “Late Pier”.

“Timothy Monger” è un disco cantautorale amabile e romantico quanto basta per lasciare il segno nell’affollato panorama contemporaneo.

25/07/2023

Tracklist

  1. 1. Cub Reporter
  2. 2. Clara Rockmore
  3. 3. Shadow of the Weka
  4. 4. Walking Staff
  5. 5. Cranberry Bog
  6. 6. Luna Pier
  7. 7. Richard of York
  8. 8. Sa-Wa-Quato
  9. 9. Eugene Laundry
  10. 10. The Hebridean Dram
  11. 11. My Favorite Part of the Day is Right Now
  12. 12. Shelters, Shanties, and Shacks

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