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2024 (Invada)
neo-kraut, psych-rock

Sei anni di silenzio/non silenzio, accenni sparuti affidati a brevi Ep. La scelta di non frammentare o scomporre un progetto discografico in capitoli da legare ad antiche e collaudate regole di promozione commerciale. Una concezione sempre più interdisciplinare della musica come forma d’arte. Signori, questi sono i Beak>.

L’ex Portishead Geoff Barrow, Billy Fuller e Will Young proseguono nella rivisitazione del kraut-rock in salsa Bristol/post-rock. Imperturbabili, ambigui secondo natura, densi e pronti a slanci d’innocente ingenuità, i Beak> rientrano a sorpresa – senza alcun brano ad anticiparne le mosse – con l’album più eclettico, imperscrutabile ed elaborato della loro carriera. Le polverose sonorità dei vetusti e consunti sintetizzatori di Billy Fuller, il chiacchiericcio delle chitarre di Will Young, più inclini a tessere dei groove che a mietere vittime tra gli amanti degli assolo, il canto svogliatamente noir e saturo di Geoff Barrow sono gli elementi base di un album dove lo stesso termine groove diventa obsoleto, avendo i Beak> infranto anche quest’ultima barriera.

Inutile districarsi in cerca di un appiglio melodico, la seduzione di “>>>>” è racchiusa in angosciose cadenze di synth che cedono il passo a cupi intrecci di basso e chitarra che inseguono una melodia minimale ed evanescente (“Bloody Miles”). A volte un brivido spirituale e sentimentale sembra voler prendere il sopravvento, come in “Strawberry Line” (brano dedicato al cane di Geoff Barrow, Alfie, che compare in copertina in versione cane-da-occhi-laser), ma è l’ennesima ingegnosa illusione che si allontana dalle allettanti premesse per incunearsi tra placidi crescendo sonori e solide strutture ritmiche, dettando tuttavia i canoni dell’album, con Can e Silver Apples appesi ai muri alle spalle dei musicisti.

Variazioni a un primo ascolto non del tutto percettibili amplificano la capacità di linguaggio dei Beak>: prima che le tastiere proiettino il suono in ambiti cosmic-blues, le credenziali di “Hungry Are We” sono quelle della psichedelia West Coast e del post-rock più onirico.

Molti altri saranno viceversa catturati dall’estro funk-disco della controversa “Secrets”, dalle notevoli vestigia pop stile KraftwerkHeaven 17, che la band ha deciso di includere solo nel cd e nella versione digitale del disco.

La complessa articolazione di ognuna delle nove tracce è suggellata da una serie di sonorità apparentemente indecifrabili o aliene, ed è difficile immaginare che le dissonanze sonore di “Denim” siano frutto di diaboliche manipolazioni di chitarra elettrica (la stessa che ne introduce le sghembe atmosfere) o che le crude scudisciate sonore di “Windmill Hill” siano partorite da synth in catarsi metal.

E poi c’è ovviamente “Ah Yeh”, il brano dal post-groove geniale e intelligentemente adulante, una festa di ritmi hip-hop, funk, elettronici e psichedelici che qualsiasi band bramerebbe di avere in repertorio, al pari dell’altrettanto schietta e ipnotica “The Seal”, un intreccio di pulsanti note di synth, basso, drum machine e chitarre sferzanti che potrebbe svilupparsi all’infinito come una moderna jam session in stile Grateful Dead (dal vivo potrebbe diventare la loro “Dark Star”).

“>>>>” è un album che trasforma i frammenti sonori in composizioni dense e compiute, le distorsioni sonore in visioni nette, l’euforia in tristezza (e viceversa), il caos in luce. Un disco che non teme di affidare la chiusura a una claustrofobica e ammaliante “Cellophane”, in cui terrore e liberazione sono un’unica emozione.

03/07/2024

Tracklist

  1. 1. Strawberry Line
  2. 2. The Seal
  3. 3. Windmill Hill
  4. 4. Denim
  5. 5. Hungry Are We
  6. 6. Ah Yeh
  7. 7. Bloody Miles
  8. 8. Secrets (digital only)
  9. 9. Cellophane