I segnali c’erano già tutti, un percorso tracciato con tal serietà da trasformare il limpido pop d’un tempo in performance art da sala d’accademia. “Chris“, una prima incarnazione di aitante dandy in giacca e borchie; “La vita nuova“, i sofisticati passi d’alta sartoria verso un’espressione maschile più matura e – presto – duratura; “Redcar les adorable étoiles (prologue)“, l’entrata in scena del misterioso Redcar e l’abbandono di ogni velleità femminile; “Paranoïa, Angels, True Love“, l’epopea romantico-metafisica dedicata a questa nuova identità, ai rischi e quesiti ad essa associati. Il tutto condotto con un crescente senso del melodramma tramite sintetiche composizioni sempre più artificiose e complesse.
Tuttavia, Rahim C Redcar ci ha presi alla sprovvista, entrando a pugno teso con un nuovo profilo per sentenziare che Christine And The Queens adesso non esiste più. Al suo posto si erge lo stridente “HOPECORE”, descritto dall’autore come il suo lavoro più onesto e personale mai inciso sin’ora. C’è da credergli; pubblicato senza fanfare, il progetto rimbomba nel petto come quando quintali d’ansia repressa trovano sfogo tramite un improvviso spiraglio di luce. Pare che Rahim abbia fatto interamente da solo, dall’incisione al mixing – e si sente: i volumi sono sballati, certi passaggi suonano crudi e azzimati. Come una nuova irruente pubertà, “HOPECORE” rende l’immagine di un giovane uomo che esplora i confini dei propri muscoli, ancora inesperto ma infiammato dal sacro coraggio della beata incoscienza.
“FORGIVE 8888888” pesta subito sull’acceleratore con un ruvido salmodiare house, azzerando gestione melodica e cura della selezione ritmica in favore di un forsennato tutto-e-subito, l’autore si agita in pista senza badare al resto della folla, perso nella rincorsa di muscolosi riff Edm da domare a mani nude. Un nervosismo che si ripete con ancor più veemenza nell’Ebm di “INS8DE OF ME”, incazzata come una rissa tra avventori in strada fuori dal locale.
Difficile per l’ascoltatore da casa seguire il filo del discorso, trovare magari un appiglio lirico meno criptico, ma sono crucci che Rahim non si pone; il marziale incedere di “RED BIRDMAN EMERGENCY” poteva essere un prodotto DEEWEE su libretto di Etienne Daho, se solo fosse stato pulito e riordinato un attimo, ma è un miraggio presto dissolto. “DEEP HOLES”, pur a tratti eccitante proprio per mancanza di baricentro, tende a sfaldare il lato ironico tramite sgraziate idee vocali, come Rihanna quando non trova fiato per fronteggiare il microfono. Sul finale, “MANUELA DANSE” rilassa finalmente l’atmosfera verso nubi sintetiche reminescenti di Orb e Future Sound Of London, ma le rimane un’aura di incompiutezza solo momentaneamente affascinante.
C’è comunque posto per la pulsante “ELEVATE”, brano più riuscito in scaletta tramite una semplice ma ficcante interpretazione a doppie voci che dona il giusto dinamismo, tra tuonanti esortazioni ed erotici sussurri alla Madonna anni Novanta.
Nel complesso, “HOPECORE” è un gioco teso ed estenuante, che purtroppo scade proprio nel momento clou. A venti minuti pieni di durata, “OPERA – I UNDERSTAND” doveva essere sin dal titolo il centro tavola non solo del lavoro ma a questo punto dell’intera discografia, l’epopea massima con la quale dar fondo a ogni sfogo e ambizione, spaziando a piacimento lungo ogni strumento, epoca e genere. Invece, il brano procede al passo di drum machine senza progressione alcuna, arrovellandosi all’infinito attorno a una cupa idea synth-pop senza soluzione di continuità né cambi di ritmo o armonia, Rahim veleggia in preda ai propri pensieri, incurante di qualsiasi comunicazione verso l’esterno. Per un autore che, in passato, aveva mostrato sapiente uso di suoni e colori, quest’autoindulgenza è dura da mandar giù.
Ma se l’ascolto è spiacevole a pelle, “HOPECORE” è intellettualmente interessante proprio perché scevro di regole, il prodotto di un nuovo uomo dotato d’inediti punti di vista da esplorare e rielaborare. Certo, se pensiamo al modo in cui David Bowie, David Sylvian e Bryan Ferry hanno saputo reinventare l’uomo nell’Arte, allora Rahim C Redcar è – giustamente – ancora ai primissimi passi, ma in futuro avrà sicuramente ancora tanto di cui poter cantare.
09/10/2024