COLD CAVE - Passion Depression

2024 (Heartworm)
darkwave, synth-pop

Perduto l’alone di hype che li circondava qualche anno fa, specie ai tempi di quel tripudio di nostalgia eighties aggiornata al nuovo millennio che fu “Love Comes Close” (2009), i Cold Cave continuano testardamente a percorrere la loro strada, lastricata di sonorità oscure e glaciali, che si rifanno al dark side della gloriosa era synth-pop.
“Passion Depression” esce a distanza di tre anni da “Fate In Seven Lessons” e consolida questa nuova attitudine “concentrata” (solo 8 brani, uno in più del predecessore) da parte della band, che ormai si farebbe prima a chiamare duo, visto che si è consolidata attorno alla figura del leader Wesley Eisold (di recente alle prese anche con il tour per il ventennale degli American Nightmare, la sua storica band hardcore) e della partner Amy Lee, da anni sua sodale, oltre che videomaker, fotografa e performer.

L’impianto sonoro di “Passion Depression” è una fusione di synth pesanti e ritmiche elettroniche marziali, arricchite da una stratificazione di elementi tipici dell’industrial e della coldwave d’antan. Le sequenze ritmiche seguono spesso pattern minimali e ossessivi, evocando un’atmosfera di alienazione urbana che rimanda alla Berlino di metà anni 80, con echi di Nitzer Ebb e D.A.F., ma aggiornati al linguaggio sonoro più moderno e distillato dai Cold Cave per i dancefloor del Duemila. La produzione è meticolosa: i bassi elettronici e i synth sono corposi e avvolgenti, con riverberi lunghi e profondi e una spazializzazione dei suoni, che mette in luce il canto profondo e spesso filtrato di Wesley Eisold, con il suo tono grave, desolato e alienato.

Tutto abbastanza gradevole ma non trascendentale e men che mai originale. Tra omaggi smaccati ai Sisters Of Mercy (l’iniziale “She Reigns Down” con un Eisold catacombale in versione Eldritch) e ai Depeche Mode (il synth-pop in noir di “Blackberries” e “Siren Song”), strizzate d’occhio ai New Order (“Hourglass”) e rimodulazioni di Cure e Joy Division (“Everlasting”), i Cold Cave mantengono chiare le loro coordinate sonore, ma senza emanciparsene mai, se non forse nell’Ebm più incalzante della conclusiva “Octavia”, con i vocals sinuosi di Amy Lee: un episodio interessante, che resta però uno snodo solo abbozzato.
Quel groviglio di sporcizia lo-fi, ruvidità garage, groove e anima sintetica 80’s che li caratterizzava agli esordi sembra essersi ormai normalizzato in un sound più convenzionale, con solo qualche sparuta vibrazione a ricordare i momenti più epici. Una testimonianza di onestà e coerenza, che però non può far sognare.

29/10/2024

Tracklist

  1. She Reigns Down
  2. Shadow Dance
  3. Blackberries
  4. Hourglass
  5. Siren Song
  6. Everlasting
  7. Holy Road
  8. Octavia

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