Khruangbin

A La Sala

2024 (Dead Oceans)
soul, funk, psych, exotica

Forse non è stata solo un’illusione. Che la musica potesse eliminare i confini è stato il sogno di una generazione cresciuta ascoltando “Imagine” e “No Woman No Cry”, abbracciando altresì la contaminazione di casa alla Real World o pescando negli anfratti meno appetibili commercialmente, portando alla luce realtà incantevoli finora sconosciute (l’elenco sarebbe lungo ma per fortuna i lettori di OndaRock hanno da tempo familiarità con queste entità), resistendo con tenacia a quelle voci che spingono la mente umana verso il baratro del neo-sovranismo culturale e politico.
Pur provenendo dal Texas, i Khruangbin hanno da sempre rinunciato a una collocazione geografica della propria musica, rock psichedelico, zydeco, funk thailandese, pop, ma anche musica pakistana, coreana, africana, indiana, turca e congolese hanno fatto capolino nell’arco di un decennio suggellato da tre album ufficiali e un cospicuo numero di Ep e collaborazioni.
La natura cosmopolita della loro musica li ha predisposti a molteplici collaborazioni  –  Wu-Tang Clan, Toro y Moi, Men I Trust,  Nubya Garcia, Vieux Farka Touré, Leon Bridges – ma per Laura Lee Ochoa (basso), Mark Speer (chitarra) e DJ Johnson (batteria) è tempo di ritornare tra le familiari pareti di casa, anzi del salotto (la sala) ridimensionando il ruolo della voce e dei sintetizzatori per un disco da sfogliare come un album di foto ingiallite, arresi alla seduzione della nostalgia e del sentimento.

Per il quarto album “A La Sala”, i Khruangbin hanno assemblato dodici tracce, recuperate da un ricco e prezioso archivio, dove il gruppo custodisce quelle composizioni più personali e intime, gentili downtempo e delicati groove funky-soul adornati da arpeggi di chitarre in bilico tra sonorità in stile flamenco ed echi spaghetti-western. Questo ridimensionamento d’identità e d’ambizione scelto dal gruppo texano è uno scoglio difficile da superare, ma non per i Khruangbin che dell’arte della contaminazione sono interpreti tra i più raffinati, al punto da diventare punto di riferimento per esplorazioni messe in campo non solo dalla loro prestigiosa formazione.
Pochi trucchi e tanta passione animano le dodici tracce, le romantiche arie spagnoleggianti sospese in un limbo onirico di “Farolim De Felgueiras”, gli inebrianti e struggenti riff chitarristici dai toni noir di “Ada Jean” e il romanticismo country-western dell’incantevole “Three From Two” sono pagine intense che mettono a nudo l’anima della band, che osa perfino un approccio classicheggiante con l’ingresso del pianoforte nelle ingenue e fragili note di “Les Petits Gris”.
La fulgida creatività di DJ Johnson resta funzionale alle atmosfere mai urgenti messe in campo da Mark Speer per “A La Sala”, quelle introdotte senza indugio alcuno dalle primissime note di “Fifteen Fifty-Three”, passando con fluida eleganza dalle solari sonorità yacht-rock e soul di “May Ninth”, al tropical-funk leggermente psichedelico di “Pon Pón” e allo slancio latin-dance di “Hold Me Up (Thank You)”, con un’agilità che smuove le acque senza intorbidirle.

“A La Sala“ è comunque l’album più confortevole dei Khruangbin, e pur con tutti i pregi e difetti del caso (“Todavía Viva”, “Juegos Y Nubes” e “Caja De La Sala” non aggiungono molto alla resa finale del progetto), è frutto di un coerente percorso artistico che aggiunge alcune perle al già rilevante repertorio del gruppo, su tutte l’esuberante virtuosismo armonico di “A Love International”: poche note elaborate con fraseggi taglienti e sensuali pronti a impossessarsi della scena nelle future esibizioni live.
Il ritorno a casa del gruppo texano è un altro passo nella giusta direzione, un punto di partenza per nuove eccitanti contaminazioni che sapranno stupire e sovvertire anche le più fantasiose congetture, e anche se prevedo lodi oltremisura per questo nuovo album (a favore della band si sono già espressi, tra gli altri, Paul McCartney e David Byrne) “A La Sala” è un disco ricco di personalità e spessore, ma sprovvisto di quella centralità che album come “Mordechai” o quello frutto della collaborazione con Vieux Farka Touré, “Ali”, hanno conquistato negli anni recenti.

20/04/2024

Tracklist

  1. Fifteen Fifty-Three
  2. May Ninth
  3. Ada Jean
  4. Farolim De Felgueiras
  5. Pon Pón
  6. Todavía Viva
  7. Juegos Y Nubes
  8. Hold Me Up (Thank You)
  9. Caja De La Sala
  10. Three From Two
  11. A Love International
  12. Les Petits Gris






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