Disiniblud - Disiniblud

2025 (Smugglers Way)
glitch-pop, folktronica, post-rock

C'è stato un momento, circa a metà degli anni Zero, in cui i crescendo estatici del post-rock (nella sua accezione più diffusa a inizio millennio) sono stati reinterpretati con spirito giocoso e con un approccio incline ai canti corali e agli strumming folk. Un universo il cui big bang può essere per semplicità individuato negli scampanellii di "Takk..." e la cui espansione ha segnato in profondità il pop contemporaneo. Da tale ampio tracciato continuano a dipartirsi piste meno battute, ed è lungo una di queste, inoltrandosi in profondità in un bosco notturno ma accogliente, che si muove l'omonimo esordio del duo Disiniblud, formato da Rachika Nayar e Nina Keith.

Dopo una lunga fase di reciproco apprezzamento online delle rispettive produzioni musicali, l'incontro da cui ha preso avvio il sodalizio tra le due artiste transgender è avvenuto in un parco di Brooklyn, zona di New York eletta da entrambe a rifugio artistico. Nayar, chitarrista e produttrice con due celebrati album all'attivo, ama deformare i suoni della sua chitarra elettrica attraverso ogni sorta di manipolazione, e lanciarli in orbita attraverso ascensioni elettroniche da rave. Keith, compositrice e polistrumentista, è stata autrice nel 2019 di un disco sospeso tra classica contemporanea, ambient e field recordings, ispirato alla sua esperienza con la terapia EMDR. Il risultato della loro collaborazione è la celebrazione entusiasta, carica di meraviglia e commozione, dei processi di metamorfosi e guarigione, nonché della contemporanea esplorazione del proprio sé mutante e della connessione stabilitasi con un'anima gemella. Tra stupore infantile e batticuori allibiti, le canzoni di "Disiniblud" si fanno evocazioni magiche di un altrove possibile, dove le identità siano libere di trasformarsi e ri-crearsi lungo uno spettro continuo, come nell'arcobaleno che risulta dalla dispersione cromatica di un fascio luminoso attraverso un prisma.

Le tracce strumentali approntate da Nayar e Keith si sono arricchite, tramite scambi e-mail, dei contributi cantati di numerose artiste a loro affini (a volte, nient'altro che pseudonimi dietro cui si nascondono le stesse Disiniblud). È ad esempio Julianna Barwick, maestra di stregonerie vocali in lingue immaginarie, a offrire il proprio aiuto per aprire il disco con l'eloquente invito al "lasciar andare" di "Give-upping". Benché inizialmente il substrato di pigolii interrotti riporti alla mente il cantautorato glitch del Bon Iver di "22, A Million" più che i Sigur Rós, l'influenza della band di Reykjavik non tarda a farsi sentire: quando una cascata di note di pianoforte in loop irrompe sulla scena, simile a uno sciame di bimbi festanti che corrano a nascondersi negli angoli di un giardino, è come se l'incipit di "()" fosse remixato a tripla velocità da Dan Deacon.

Il soffice trapestio in 7/8 della successiva "Blue Rags, Raging Wind" conferma la dichiarata fascinazione del duo per la scena islandese, facendo l'occhiolino ai Múm. E con il climax orchestrato in "Serpentine" le Disiniblud assestano uno dei colpi più centrati del disco: da preghiera sommessa appoggiata su un arpeggio circolare, il brano esplode in un'ascesa elettronica a perdifiato, con voci ansimanti e crepitii digitali che si fratturano in ogni direzione.
Tra gli ingegnosi congegni folktronici dell'album, il più scintillante è probabilmente la giostra-carillon della title track (il cui video espone in maniera inequivocabile l'immaginario che fa da sfondo al disco). In questi piccoli scrigni di emotività, le attitudini di Nayar e Keith si fondono senza che sia più possibile separarle: le virate ambient non sono mai totalizzanti ("No More To See"), gli allunghi chitarristici si dedicano a tendere panneggi sullo sfondo ("Traces In The Window", in cui echeggiano ancora Jónsi e compagni) o a ricamare seguendo la lezione degli Explosions In The Sky ("Whole30 Fight Club").

Nel riconciliare il potere dell'immaginazione sul corpo col potere del corpo sulla mente, l'utopia queer di "Disiniblud" acquisisce singolari proprietà curative, capaci di sciogliere col calore anche i più gelidi muri d'angoscia (lo può confermare l'esperienza personale di chi scrive, durante l'esibizione dal vivo del duo al festival Rewire 2025). Queste doti taumaturgiche provengono forse dall'essere misterioso che campeggia sulla copertina, apparentemente una testa di drago che ha alloggiato per un certo periodo nel garage di Nayar. Benché sia lecito ipotizzare che si tratti di un ammicco al celebre Drago della Fortuna Falkor, reso noto a molti dalla trasposizione cinematografica de "La Storia Infinita", il vero rimando nascosto tra i solchi del disco al romanzo-capolavoro di Michael Ende potrebbe essere un altro. Nei capitoli finali del libro, il protagonista Bastiano, reduce da un delirio di onnipotenza mitomaniaco dalle conseguenze disastrose, viene accolto e ricondotto alla sua natura bambina da Donna Aiuola, entità vegetale che alberga nella Casa che Muta, e da lei messo al corrente di una profezia: verrà il tempo in cui gli umani porteranno l'amore in Fantàsia, unendo i due mondi in uno solo. Chissà se è questo l'orizzonte a cui le Disiniblud, nel segreto dei loro sogni colorati, sperano di avvicinarci, a poco a poco.

13/12/2025

Tracklist

  1. Give-upping
  2. Blue Rags, Raging Wind
  3. Serpentine
  4. No More To See
  5. [It Could Happen]
  6. It's Change
  7. Traces In The Window
  8. Whole30 Fight Club
  9. Disiniblud
  10. [As Is Most (Bimbo It Out)]
  11. My Flickering Gift To You


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