JENS KUROSS - Crooked Songs

2025 (Woodsist)
lo-fi, songwriter

Who believes a song can change you

Or that singing sets you free?

(“Crooked Song”)

Qual è il rumore del respiro di una stanza? Lo scricchiolio di una sedia, il pavimento che si assesta, l’abbandono di un sospiro. Il mondo di fuori come un’eco ovattata. Jens Kuross ha deciso di chiudersi in una stanza della sua casa a Boise, Idaho, con l’unica compagnia di un pianoforte elettrico. E di un pugno di canzoni che reclamano tempo e spazio per svelarsi.

Può sembrare una storia già sentita (da Justin Vernon in un capanno del Wisconsin fino a Bruce Springsteen in una camera da letto di Colts Neck), eppure la solitudine in “Crooked Songs” colpisce come se fosse la prima volta che viene raccontata. Riportare tutto al nocciolo, all’essenziale: oggi più che mai, forse, è l’unica vera alternativa al precipitare delle cose.

Aveva tentato la fortuna a Los Angeles, Kuross, ma si è reso conto che trovarsi in mezzo a una sessione collettiva di songwriting per il nuovo singolo di Rihanna non era esattamente la sua vocazione: scaricato da manager e agente, se n’è tornato a casa nell’Idaho, convinto che la sua carriera musicale fosse arrivata a un punto morto. Finché, alla fine del 2023, il chitarrista texano Hayden Pedigo non si è trovato per caso a sentirlo suonare, da solo con il suo Wurlitzer: “Alla seconda canzone ero in lacrime”, racconta. “Era la prima volta che piangevo per una performance dal vivo”. Così, Pedigo è andato a cercarsi i dischi precedenti di Kuross, ma è rimasto subito interdetto: non avevano niente a che vedere con la magia di quell’esibizione. Troppo rifiniti, troppo addomesticati. “Devi fare un disco che suoni esattamente come hai suonato quella sera”, gli ha detto. E Kuross ha preso il consiglio alla lettera.

Per Pedigo, la musica di Kuross è un incrocio tra Arthur Russell e Harry Nilsson. Fin dall’iniziale “What I Miss Most Of All”, però, il minimalismo e la bassa fedeltà di “Crooked Songs” evocano anche certe atmosfere dell’esordio di Perfume Genius, “Learning”, solo con una declinazione più morbida e meditativa.

La pressione delle dita sui tasti dà al suono un corpo tangibile, palpitante, mentre la voce di Kuross tratteggia la melodia di “No One’s Hiding From The Sun” (quasi una versione rarefatta del cantautorato di Andrew Combs). “Inside Joke” si mostra indifesa, “Beggar’s Nation” va a sfociare in un mantra dalle ascendenze radioheadiane. La monocromia di fondo dei brani riflette il fatto che tutte le registrazioni vengono dalle prime ore del giorno, prima che il mondo si svegli e ricominci la sua corsa. “Ho messo dei microfoni ambientali in modo che si potesse sentire l’intera stanza, non solo la voce e il pianoforte”, spiega Kuross. “È così che lavoro. Mi prendo il mio tempo. In un certo senso, è un processo che ha qualcosa di sacro. Tutto si rivela con il tempo, in lunghi periodi di tempo”.

Bisogna lasciarsi alle spalle l’illusione dell’immagine di sé, se si vuole ritrovare il proprio vero io: “There is a kindness in the loss of who I thought I’d be”, mormora Kuross sulla delicata introspezione di “Hymn Of Defeat”. “For all that has defeated me/ Will one day be defeated”. Quando tutto sembra perduto, la sconfitta ha una sapienza radicale da mostrare. E il mondo non ha più potere su di noi: “Because today I feel like singing/ To stop this world from changing me”, recita il brano che dà il titolo all’album, con la sobrietà di un vecchio inno liturgico. Poi, l’ultima nota del piano va a spegnersi lentamente, e di nuovo lascia spazio al respiro, ai movimenti, ai suoni delle cose. No, non è un semplice rumore di fondo: è lo spazio in cui abitano le canzoni storte di Jens Kuross.

10/11/2025

Tracklist

  1. 1. What I Miss Most Of All
  2. 2. No One’s Hiding From The Sun
  3. 3. Stereotype
  4. 4. Beggar’s Nation
  5. 5. Hymn Of Defeat
  6. 6. Inside Joke
  7. 7. Never One For Fighting
  8. 8. Crooked Song

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