Alternando uscite soliste a progetti collaborativi, il percorso post-R.E.M. di Peter Buck è iper-prolifico, praticamente inarrestabile. Produzioni costanti non sono però sempre sinonimo di qualità. Anzi, si fa fatica a seguire quanto il chitarrista componga nei suoi innumerevoli progetti e soprattutto a estrapolarne qualcosa di significativo. Ci si chiede infatti se le avventure siano solo esperimenti, progetti estemporanei, aggiornamenti copiosi di una necessità forse più vitale che artistica.
Ricordate i Tired Pony? E che fine hanno fatto i Baseball Project o i Filthy Friends fermi dal 2019? Se The Minus 5 di Scott McCaughey (cui si aggiungono anche i The No Ones) continuano senza infamia e senza lode il loro percorso, Buck annuncia un nuovo supergruppo (Drink The Sea) e rilascia il terzo capitolo della trilogia psichedelica con Luke Haines (The Auteurs, The Servants, Black Box Recorder). Qui il chitarrista di Athens mette la sua sterminata e unica competenza al servizio di un altro autore, dopo “Beat Poetry For Survivalists” (2020) e “All The Kids Are Super Bummed Out” (2022). Ecco allora “Going Down To The River… To Blow My Mind” in cui riecheggia il titolo del secondo album solista di Buck, “I Am Back To Blow Your Mind Once Again” (2014).
Il disco è vario, composto con maestria, e intrattiene a dovere. Dai momenti allucinati a quelli più ruggenti ed elettrici, come la title track o “56 Nervous Breakdowns”. Buck dissemina richiami remmiani negli arcigni accordi in apertura di “Papa John”, palese autocitazione di “Begin The Begin” e negli arpeggi-marchio di rabbrica, sparsi in “The Pink Floyd Research Group” o “Nuclear War”.
A tenere compagnia al duo, gli immancabili compagni di battaglia. Il già citato Scott McCaughey al basso e ai cori e Linda Pitmon alla batteria. L’alchimia tra i protagonisti è intatta, e più che un nuovo capitolo psichedelico, “Going Down To The River To Blow My Mind” è un’antologia pop composta da due veterani. Si alternano momenti più retrò, come “Children Of The Air” e “In Rock”, dove riecheggiano i Beatles di “Strawberry Fields”, ad altri che sembrano usciti proprio dal catalogo Minus 5 (“Me And The Octopus”).
“Going Down To The River… To Blow My Mind” è un prodotto gradevole, di mestiere, privo però di quel brio o di quegli spunti (è giusto chiederli a questo punto della carriera?) necessari per poter spiccare rispetto ai precedenti capitoli delle rispettive discografie. Con il rischio, inoltre, di venir “sommerso” dalle imminenti nuove uscite.
16/08/2025