Luciano Margorani (La 1919) e Dario D'Alessandro (Homunculus Res) hanno già collaborato proficuamente nel 2021, e la loro simbiosi si è rafforzata al punto da riportare in vita un progetto del 2012 tra Margorani e il leggendario batterista degli Henry Cow, Chris Cutler. Un progetto nato in modo anomalo, inverso rispetto alle registrazioni tradizionali: prima Cutler invia le sue tracce di batteria, poi vengono aggiunti il basso e la chitarra di Margorani. Sei registrazioni che restano nel cassetto fino a quando – nel 2024 – viene chiesto a Dario D’Alessandro di rielaborarle, aggiungendo la sua voce.
Nasce così una piccola perla progressive, "Triangolazioni", frutto di un supergruppo che centrifuga rock in opposition, Canterbury, progressive e avant-pop in un mix capace di assorbire e riunire tutto in una sintesi efficace, che si potrebbe definire “prog in opposition”: opposizione al presente, al mainstream, ma anche a un progressive ridotto alla ripetizione di stilemi fin troppo noti e alla mancanza di coraggio nell’osare.
Il coraggio del trio si manifesta nella ricerca di improvvisazioni che scovano melodie inattese, nel connubio tra sonorità psichedeliche, progressive e canterburiane che suggellano il compendio di una lunga stagione di rinnovamento. Del resto, il processo stesso di generazione dei brani non poteva che condurre a risultati originali. "Triangolazioni" è un disco seminale, non in senso celebrativo o storico, ma per la natura a tratti criptica di alcune tracce, che senz’altro troveranno ulteriori sviluppi nelle future traiettorie dei musicisti coinvolti.
Il florilegio di ritmi applicati non solo al basso e alla batteria ma anche al glockenspiel e ai sintetizzatori vintage di “Sul farsi” è oltremodo avvincente, in netto contrasto con la successiva “Bar Eclisse”, un dialogo più serrato e arduo tra sezione ritmica e slanci armonici in cui si annidano alcuni degli spunti più interessanti del progetto. Con lo stesso modus operandi, il trio firma un’altra pagina ricca di oscure e tribolanti connessioni tra synth in preda al caos e nervose trame ritmiche in “You Don’t Have The Cards”.
È sempre il ritmo l’elemento guida delle composizioni: dal tono marziale e minaccioso della fuga prog-Canterbury di “Marcia trionfale” ai tempi sincopati della briosa “Stupidario”, fino alla destrutturata e free-form “Terra santa”, cui spetta la chiusura di un disco molto stimolante, pur non immediato e difficile da cogliere appieno con pochi ascolti. Un progetto che non occulta affatto la propria natura sperimentale e che, al netto di qualche lieve eccesso esplorativo in “Nubendi traditi”, brilla per originalità e audacia. Qualità che, unite alla notevole caratura dei musicisti coinvolti, collocano "Triangolazioni" tra le migliori produzioni del prog made in Italy – e non solo.
07/12/2025