A un solo anno di distanza da “Formentera”, i canadesi Metric pubblicano il secondo capitolo della saga che assume il nome da una delle isole più frequentate del Mediterraneo. Ma non si tratta di una raccolta contenente outtake o materiale di livello inferiore, bensì di un sequel che, pur non vantando un pezzo forte del calibro di “Doomscroller”, si mantiene mediamente sul medesimo livello qualitativo. La parte iniziale è immersa nel groove, fortemente ispirata dal synth-pop degli anni Ottanta, con una “Detour Up” strappata a forza da un qualsiasi disco di Debbie Harry epoca Blondie, e una “Just The Once” che avrebbe potuto innalzare l’intensità del nuovo di Kylie Minogue.
E’ la sezione dell’album che mantiene i Metric più prossimi allo stile dei Chromatics, band alla quale non di rado vengono accostati, anche per il fatto di avere entrambe in line up una biondissima cantante. Proseguendo nell’ascolto, “Formentera II” si apre però verso coordinate ben più eterogenee, srotolandosi anzi tutto verso un indie-rock che lascia emergere in maniera distinta il ruolo delle chitarre (è il caso di “Stone Window” e più avanti di “Suckers”), oppure misurandosi con le atmosfere acustiche della cristallina “Nothing Is Perfect”.
Ma il meglio i Metric questa volta lo concedono in corrispondenza delle tracce più orientate in modalità dream-pop, mutuando in maniera evidente lo stile codificato dai Beach House, con Emily Haines pronta a impossessarsi per qualche minuto del ruolo di Victoria Legrand. “Days Of Oblivion” acquisisce in scioltezza il ruolo di brano più convincente del lotto, altrettanto dreamy risultano “Who Would You Be For Me” e la conclusiva “Go Ahead And Cry”.
Seminascosta verso fine album, “Descendants” sintetizza alla perfezione il lato onirico, quello elettronico e quello chitarristico dei Metric, facendo di “Formentera II” un altro buon lavoro in grado di costituire, in coppia col precedente capitolo, un ideale doppio di tutto rispetto.
28/10/2023