Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 125 - Gennaio 2022

di AA.VV.

01_recallma_600RECALL MADAME X - UNCONSCIOUS ID (Madre Sublime, 2021)
gothic-rock

I Madame X, i milanesi Alessandro De Benedetti (canto) e Andrea Zuccotti (multistrumentista), diventano uno dei complessi più credibili del panorama dark-punk italico grazie ai due “Supersex Deluxe” (2007) e “Dive cattive” (2013). La sorpresa però viene anni dopo con “Unconscious ID”, a cominciare dal colpo di genio dell’album, “Car Crash Flesh”, una divertente, scaltra fusione tra atmosfere trucide e ritornelli da varietà di rivista. Al secondo posto si piazza senz’altro “Reading At 92degrees”, racconto gotico para-mistico incorniciato da un tuonante teatrino elettronico dell’orrore. Quando la lascivia diventa dominante nascono numeri come “Psycho” (un’operazione di letterale decomposizione di un pezzo disco-dance) e “The Sinner” (canto Lou Reed-iano sopraffatto da un’altra orologeria post-dance), oltre alla ballata tribale funestata da suoni e voci vaganti di “Demetra”. L’apice dell’incubo lo raggiungono comunque “Lullabies Of Lilies”, solleticata da un pianoforte para-jazz e portata a un’apoteosi drammaturgica, e “All That She Said”, un non-brano di gesti nel buio, rimbombi, note incalzanti, ritmi marziali e immaginario thriller. Il duo si ribattezza in stile revival (“Recall”) ma la sostanza è una disinibita presa di coscienza del proprio valore, quasi un artificioso pavoneggiarsi, agli antipodi di una normale reunion d’amarcord. Raccolta insieme fascinosa, sinistra e spassosa, attraversata dal filo rosso di un’appassionata ridefinizione di genere che segna una svolta (un canto del cigno?) della loro carriera, fino a prima specializzata nel competente ricalco oleografico. Anche il loro album più collegiale, grazie soprattutto a un piccolo stuolo di “streghe” a fornire una delizia di voci incrociate: Justine Mattera, Francesca Azzoni, Sylvia Piacenza, Maria Vittoria Alfieri, Monica Re, Teresa La Fosca (e Robert Le Quesne, Hermes Pacor, Leone e Luigi Zuccotti), oltre alle percussioni esoteriche di Mauro “Phantom X” Sansone, già collaboratore di De Benedetti in Melting Man. Co-scritto con Paola Sorrentino e Gianluca Mancini. Cover dei O Future: “I Forgive You”. Tutti sintetizzati fotograficamente nell’immagine di copertina generata da intelligenza artificiale a cura di Marco Cendron (Pomo) (Michele Saran7/10)


02_leatheLEATHERETTE - MIXED WASTE EP (We Were Never Being Boring, 2021)
art-punk, no-wave

“Mixed Waste” è l’intrigante EP d’esordio dei Leatherette, quintetto formatosi a Bologna nel 2018 che si muove su coordinate art-post-punk, come già il nome mutuato dallo storico singolo “Warm Leatherette” di The Normal potrebbe lasciar presagire. Questo primo lavoro della giovane formazione si apre con il gigantesco e trainante basso che contraddistingue “Decisions”, pezzo diretto e potente che dà il via con impeto all’Ep. La title-track mette in mostra tutti gli assi vincenti dei cinque, che si lanciano stavolta in un pezzo noir dalle profonde venature jazz che riecheggia a più riprese King Krule ma sfocia in direzioni più vicine alla no-wave. “Leave Her” dà prova della grande abilità nel centrifugare stili rimanendo coerenti negli intenti. Si tratta infatti di una breve ballata in salsa lo-fi, scarna e attraente come un pezzo dei mai dimenticati Women (anche se decisamente meno affilato) che nonostante le differenze con le altre canzoni si inserisce alla perfezione in quest’opera prima. La vocazione wave di “Thru Concrete”, che idealmente non avrebbe sfigurato sull’ormai leggendario Cassette, chiude questo breve ma incisivo lavoro configurandosi come il brano più a presa rapida tra i quattro proposti. Il consiglio spassionato è di seguire con attenzione gli sviluppi di questo gruppo, già formidabile nella dimensione live, che promette di essere un’ottima risposta italiana alle tendenze post-punk che caratterizzano da ormai qualche anno le scene internazionali (Matteo Contri7/10)


03_nomoti_600NOMOTION - ABIDE (Mold Records, 2021)
gothic-rock

L'etichetta triestina Mold Records esordisce pubblicando questo “Abide”, Ep che segna il ritorno dell'ensemble fronteggiato da Jonny Bergman. Sono passati due anni da quel “Funeral Parade Of Lovers”, debutto su full-length dei friulani, che convogliava le precedenti esperienze musicali (il neofolk dei Calle Della Morte ma anche i primi Ep degli stessi Nomotion) in una formula basata su di un rock gotico dalle marcate atmosfere noir. Il loro nuovo lavoro segue il solco tracciato dall'album, colpendo l'ascoltatore fin dall'iniziale “Blooming And Dooming” con un sound carico di epica malinconia, grazie alle chitarre di Lorenzo Della Rovere ed Eros Piani, alla base anche della potente “Something Out There”, brano pregno di echi dei Sisters Of Mercy. Le influenze della band vengono comunque rielaborate in maniera sempre molto personale, a conferma di un cantautorato da tempo maturo. Due gli ospiti vocali del disco: Rob Coffinshaker (del combo horror country svedese The Coffinshakers) e Bronte Shande, cantante di Brighton attiva in diversi progetti neo-soul, R&B, pop e jazz. L’incedere cadenzato di “Contradiction” ci trascina lungo un viaggio tra strade perdute, ma l'eclettismo virato al nero dei Nomotion concede spazio anche ad un paio di ballad: “Out Of The Blue” ed “Elizabeth”, dove il malinconico pianoforte di Andrea De Colle (il fratello Alessio è invece il bassista) completa un quadro velato da coltri fumose. Mood ed atmosfere diventati un marchio di fabbrica per il gruppo, che con “Abide” confeziona un gradito comeback all'insegna del gothic-rock più sincero, in attesa della seconda prova sulla lunga distanza (Lorenzo Pagani7/10)


04_rastronRASTRONI - ANIME DA FRUTTO (Angapp, 2021)
progressive-rock, songwriter, psychedelic-pop

Rastroni è il nome scelto da Antonio Rafaschieri, musicista e matematico barese, precedentemente in attività con il gruppo pop-rock Wide, per iniziare questo nuovo progetto all’insegna del cantautorato. Anime da frutto è l’opera prima di questa nuova creatura, un concept-album granitico che presenta il racconto dell’allucinata avventura del protagonista in bilico tra quelli che l’autore definisce due pianeti: Anima e Terra. L’impronta prettamente letteraria del disco è sviluppata attraverso intuizioni di stampo progressive, in più di un episodio ispirato da PfmBattiato ma anche Battisti, che sfociano non di rado in piacevoli e sofisticate divagazioni psichedeliche. Nelle pieghe di questo primo capitolo Rastroni distribuisce sapientemente anche avvincenti stralci di trame elettroniche che aiutano a costruire un lavoro stratificato da indagare a fondo. Le buone premesse non mascherano però completamente alcuni piccoli difetti che risiedono principalmente nella forza dei testi, non sempre del tutto a fuoco nei singoli episodi per quanto ben strutturati nel racconto generale. Per stessa ammissione di Rastroni la storia è concepita per funzionare anche separatamente dalla musica e forse a volte questa impressione è fin troppo evidente; un maggior lavoro di riduzione dei testi alla forma canzone con un racconto esplicativo separato avrebbe dato ancora più enfasi ad un primo lavoro che, anche grazie ai preziosi contribuiti dei più di venti musicisti che accompagnano l’autore, assume una conformazione orchestrale invidiabile. Da sottolineare anche il peculiare progetto visivo (reperibile su YouTube) associato al disco che è rappresentato nella sua interezza dalle grafiche di Emanuele Lucci. Highlights: “Dalla prima lettera del Telecomandante”, “Alcune illusioni”, “Salvazione Artificiale” (Matteo Contri6,5/10)


05_lauraagnu_600LAURA AGNUSDEI - UBI CONSISTAM (Trovarobato, 2021)
avantgarde

Già membro aggiunto degli ultimi psichedelici Julie’s Haircut, la sassofonista sperimentale Laura Agnusdei fa avanzare la propria personale visione “acusmatica” in “Ubi Consistam”. “La visita”, per musique concrete, sax, double bass, tromba e clarinetto, comincia con un’asettica stasi trascendentale di lunghi vagiti immersi in una quinta di natura, come una meditazione di un asceta, alla fine rilasciata in una solennità post-tonale, una fanfara scandita come in un rosario, una sorta di ibrido tra un adagio barocco e un adagio di Bruckner. “Liberi salgono”, per sax, tromba e tuba, trancia brutalmente un conciliabolo di marce e cariche militari sgonfiandolo in un nugolo di ronzii Hassell-iani e sfiati drammatici, fino, di nuovo, a un approdo politonale in forma di inno-corale. Il disco, un sondaggio sui luoghi dell’urbe fondato sul motto di Archimede, il suo secondo con “Laurisilva” (2019), vale per questi due componimenti estesi. Richiede pazienza o proprio annoia il resto, improvvisazioni in solitaria con il sax (“L’incantesimo”, “Passaggi”) o con ribattenti percussioni trovate (“Lavori in corso”, “Rotanti”). Maestranze molto ben dirette (Stefano Pilia, Enrico Malatesta, Giacomo Bertocchi, Flavio Zanuttini). Registrazioni sul campo, da un ossario ai caduti partigiani a una cabina del telefono, a cura di Azzurra Fragale (Michele Saran6,5/10)


06_danielem_600DANIELE MORELLI - LA VALIGIA DEI SOGNI (Off Record Label, 2021)
jazz-rock

Di Forcoli (Pisa), il chitarrista Daniele Morelli fonda i Milvus, ancora in ambito di rock progressivo, quindi deborda nel jazz con il Morelli Electric Quartet e il Daniele Morelli Trio, nelle musiche balcaniche con il primo solista, “Mision Azul” (2016), e persino interpreta (e in parte rielabora) una trancia delle “Vexations” (2021) di Satie. Con il batterista Matteo D’Ignazi invece scrive e improvvisa il tour de force di temi e brevi jam “La valigia dei sogni”. I temi comprendono anzitutto l’eponima fusion dissolta dal suo arsenale di pedaline, che funge da esempio: anche nei blues rilassati Santana-eschi, “Profili notturni”, “Calendario effimero”, “La colonia dell’immaginazione” (la più caricata e sensuale), fino alla mescalera “Lox Mixes”, Morelli trova il naturale spazio per qualche effetto elettronico ornamentale. Tra le più dotate d’improvvisazione invece spiccano “Agguato”, una piccola maratona di tape loop, il “misterioso” di “El Santo”, la Ry Cooder-iana sovraccarica di percussioni esotiche “Cactus e sale” e la danza maghrebina “Porte aperte”. Qualcosa di davvero originale trapela dal puro ricamo allucinogeno di “Tochtli”, il quadretto post-folk senza batteria di “Illuminescenze” e il frankenstein di “Kala” (digressione aborigena delle sole percussioni e carillon elettronico con solo dissonante), con cui trova forse un compromesso tra i suoi due mondi. Dispersivo, ridondante, talvolta anche indeciso: ben diciassette schizzi non aiutano ad assimilare la portata di questo strumentista compassato, razionale ma non troppo, schizzinoso della distorsione (la sfodera in chiusa, “Zopilotes”, un hard-rock quasi di scherno) e propenso al fraseggio subliminale di calcolata fantasia. Il talento del turnista D’Ignazi, un po’ didascalia e un po’ variabile impazzita, vi s’integra a meraviglia (Michele Saran6/10)


07_jessethefJESSE THE FACCIO - LE COSE CHE HO EP (Dischi Sotterranei, 2021)
songwriter

Il cantautore padovano Jesse De Faccio (inglesizzato in “The”) riemerge dall’esperienza del lockdown con il suo lavoro finora più ristretto, l’Ep “Le cose che ho”, contenente quattro delle sue canzoni più “ecclesiali”, ossia ampie nei ritornelli, e più che mai d’assetto lo-fi, tra cui “Credo mi vedi” (creazione post-Battisti irregolare, scazzata e a suo modo metafisica), “Cose che ho” (ballata ampia e stralunata) e “Come posso” (filastrocca nonsense al contempo addolorata). Appianamento acustico rispetto ai bandistici, esplosivi “I soldi per New York” (2018), il singolo “Santa Sofia” (2019) e soprattutto “Verde” (2020), che paradossalmente lo fa spericolare più che in gruppo. C’è qualche esperimento con loop di campioni eccentricamente atmosferici, e, ancora meglio, ci sono tocchi di musica da camera e un risultante momento di dramma, una sonata di cello disintegrata da una scarica di cacofonie e ripresa poi in un crescendo corale (la seconda parte di “Come posso”). Dischetto di notevole transizione, amabile e cantabile pur con qualche caduta di tono nei testi (criptici o solo sciocchini?), anche se la svolta ancora non lo fa uscire dalle sabbie mobili della frusta estetica loser (Michele Saran6/10)


08_grana_600GRANATO - CANZONI PER GIOVANI ADULTI (autoprod., 2022)
techno-rock

Francesco Bianco e Alessandro Cicala, oltre al batterista Dario Giuffrida ormai in pianta quasi stabile, riprendono Granato per “Canzoni per giovani adulti”, di nuovo associando spunti di critica sociale agli stilemi elettronici ballabili: “La camera di Viola”, ritratto di una novella Maddalena (condotto in forma di dance-rock con una propria originale multiformità) e “Il tempo libero”, dedicato al lavoro (un rave-up non meno articolato e propulsivo). Certamente baricentrico per più motivi è comunque il techno-folk di “Complessità”, fieramente scattante con un interludio di canto orante tra il gregoriano e il robotico, lo stesso, forse più in rapimento sonnambulo-estatico, che si incastona nel valzerino Floyd-iano di “Grano”. Da ricordare anche una “In macchina” punteggiata di abrasioni industrial, una nuova comunanza con l’argomento del pezzo, pur didascalica (la vita di fabbrica). Una certa ingenuità di concezione (troppo Battiato di fondo e alcuni brani interlocutori, inconclusi) non impedisce agli arrangiamenti fatti di taglia e cuci elettroconcreto di rifulgere, pur maggiormente sottoposti al déjà vu pop-wave rispetto al precedente “Corrente” (2017). Giuffrida, nuovo regista, sorregge quasi tutto. Anticipato da due singoli, “Europe” (2020) e “Ultra” (2020) (Michele Saran6/10)


09_paolofbr_600PAOLO F. BRAGAGLIA & GANZFELD FREQUENCY TEST - THE MAN FORM THE LAB (Minus Habens, 2021)
electronica

Veterano della new wave italiana, detentore di un nutrito carnet discografico a proprio e nome e animatore della scena elettronica locale, ideatore anche dell’esperimento “Geotracks” (2010) fondato sulla realtà aumentata, il marchigiano Paolo F. Bragaglia si rifà poi al classico spirito vintage sci-fi per realizzare “The Man Form The Lab”, una colonna sonora immaginaria in collaborazione con un immaginario ingegnere elettronico (Ganzfeld Frequency Test). “Monkey”, pattern analogici su un battito in levare, un balletto con un che di grottesco quasi tragico, fa da paradigma: gli discendono per primo “Mixture”, un lungo tema apocalittico sopra una densa orologeria ritmica, ma ancor di più una “Rabbit’s Run”, la più propulsiva con scampoli industrial, e una “Bat”, la più esoterica con scampoli french-touch. Eleganti variazioni si hanno nel tiptap con progressioni e contrappunti minimalisti dell’eponima “The Man Form The Lab”, mentre l’ovvia regione Kraftwerk (sia pre che post) viene esplorata da “Stirrers” con interessanti manomissioni (percussività insistente, melodia impazzita desunta dalle pratiche digitali). Lo si può inserire nel calderone della synthwave, anche se i suoi barocchismi faticano a incastrarlo, o lo si può vedere (udire) come un disco synth-pop senza la voce, anche se fallisce proprio in “Black Swan”, l’unica cantata. Va stornato anche un finale senza botto (“Dawn Of The Mouse”). L’attenzione ai dettagli, la stratificazione, la ragionata progettazione d’insieme portano, in ogni caso, i componimenti allo stato di compatte costruzioni di suono sintetico, un modernariato tra i più fulgidi degli ultimi anni. Concepito durante il lockdown, prodotto dal navigato Paolo Ojetti (Michele Saran6/10)


10_99paran99PARANOIE - AMNISTIA (Ferramenta Dischi, 2021)
pop-rap

Solo tre pezzi cercano di giustificare l’esordio di un giovane rapper, “Amnistia”: “Ne ho abbastanza”, freestyle su un insistente giro funk-rock alla Frusciante, “Veliero” robotico dub elettronico sciolto in un refrain epico, e “Caino”, sincopata con distorta progressione solenne. La dedica “Lolita” procede su un pianoforte a tictac di pendola, e l’accusatoria “iPhone” si giostra su chitarrine psichedeliche. Una china ancor più brutta la prendono spente ballate soul, tra cui la più “smooth” e confessionale, “Greedi”, e in “You Know” cede e smette il suo flow, comunque già ben cantilenante, per l’ugola melodica (ne esce un’imitazione dei Deerhunter meno ispirati). Dietro al moniker 99paranoie si cela Jacopo Micillo, classe 99 appunto, bresciano, in un compitino sulla rottura sentimentale succinto e senza fremiti, scazzato nei toni, ispirato un tot dall’hip-hop all’italiana (dall’old-school alla trap) e l’altro tot dall’emo stilizzato di Earl Sweatshirt, ma almeno nei testi sospinto da una comunicatività franca. L’immagine di copertina (Alessandro Di Deo) si rifà a Hopper e Bacon (Michele Saran5/10)

Playlist
RECALL MADAME X - UNCONSCIOUS ID (Madre Sublime, 2021)
LEATHERETTE - MIXED WASTE EP (We Were Never Being Boring, 2021)
NOMOTION - ABIDE (Mold Records, 2021)
RASTRONI - ANIME DA FRUTTO (Angapp, 2021)
LAURA AGNUSDEI - UBI CONSISTAM (Trovarobato, 2021)
DANIELE MORELLI - LA VALIGIA DEI SOGNI (Off Record Label, 2021)
JESSE THE FACCIO - LE COSE CHE HO EP (Dischi Sotterranei, 2021)
GRANATO - CANZONI PER GIOVANI ADULTI (autoprod., 2022)
PAOLO F. BRAGAGLIA & GANZFELD FREQUENCY TEST - THE MAN FORM THE LAB (Minus Habens, 2021)
99PARANOIE - AMNISTIA (Ferramenta Dischi, 2021)
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