Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 129 - Maggio 2022

di AA.VV.

01_johnnylJOHNNY LAPIO - SCHIANO GRAFFITI (Archivio Michelangelo, 2022)
free-jazz

Johnny Lapio, trombettista jazz torinese interessato alle possibili espansioni della propria arte, oltre al Porta Palace Collective con Rob Mazurek fonda il progetto Ar.Co.Te improntandolo alla direzione creativa di ensemble (oltre a nuove idee come la biografia sonoro-musicale e la composizione sonoro-visiva, oltre all’applicabilità in ambito terapeutico), da cui plasma un proprio consolidato quintetto, Francesco Partipilo (sax alto) Emanuele Francesconi (pianoforte), Michele Anelli (basso elettrico) e Davide Bono (batteria), per realizzare il pezzo unico di 50 minuti in tre movimenti “Schiano Graffiti”. La prima parte (20 minuti) alterna un temino marzial-popolare a un’improvvisazione collettiva giostrata sulla dinamica, la velocità e l’organicità secondo gli stili di Mingus e Butch Morris. La seconda (10 minuti) scaturisce da una libera dissertazione del solo piano, verso un tessuto rarefatto che dà adito a contrasti gestuali isterici. La terza (20 minuti) è la più complessa: da un inizio crepuscolare di sax si passa a un post-bop mutante (anche con funk e tango) fino a convergere a un finale di nuovo furibondo espressionismo. Rovinata dalle parlottanti presentazioni del leader a mo’ di non richiesti intermezzi, la suite sorpassa con fluida noncuranza l’esercizio di stile immergendosi in scansioni di notevole levatura, rapide e vorticanti. Il binomio improvvisazione-composizione sorprende per l'incantevole flessuosità. Seguito di un “Antroposophie” (2021) ch'era imperniato su R. Steiner, è un nuovo tributo: Mario Schiano, primo sassofonista del free italico e attore (Moretti, Giordana) scomparso nel 2008, da cui Lapio desume una lata ispirazione, ma che soprattutto reimmagina, esplode. Vincitore del concorso “Vivere all’italiana” del Ministero degli Affari Esteri. Disponibile esclusivamente in formato “phygital”: primo caso di fonografia su tecnologia Non-Fungible Token (codice blockchain e CryptoCard in tiratura limitata) (Michele Saran7/10)


02_lupmor_600LUPMORTHY - REQUIEM FOR A TREE (Urtovox, 2022)
chamber

I maggiori componimenti di “Requiem For A Tree” sono “Dust” (11 minuti) e “Trees” (17 minuti). La prima è un downtempo dimesso, imploso in un gorgo di droni e rumori artificiali e naturali, variato con percussioni e fiati equatoriali in una maniera reminiscente del Peter Gabriel di “Birdy”. La seconda è un grave bordone polifonico in lenta ma stoica decomposizione, ottenuta facendo abbandonare via via i singoli suoni, un po’ come nel finale della “Sinfonia degli addii” di Haydn. Appena al di sotto i brani brevi. Tra l’alt-country e Tchaikovsky si situa l’oscuro carillon di tocchi e pizzicati di “Strings” e al limite della new age stanno le invocazioni aurorali scandite dal piano di “Stones”. Luca Recchia, Milano, alle spalle una cospicua carriera di bassista e musicoterapista, debutta come LupMorthy all’insegna della mestizia e della mescolanza di stili, e con spiccato senso della cacofonia, metafora del fermento vitale microscopico e, insieme, tramite espressivo del suo pessimismo ambientalista. Discreta la prova di composizione in questa sorta di ciclo naturalista (natura più inanimata che animata), meglio quella di direzione atmosferica, specie in “Strings” dove impiega un parterre de roisEnrico GabrielliStefano Pilia, Rodrigo D’Erasmo, Tazio Iacobacci. Intelligente anche l’impiego del flauto di Martino Pignatta, la chitarra di Giovanni Calella e l’elettronica di Paolo Lucchi (Michele Saran6,5/10)


03_jacopofe_600JACOPO FERRAZZA - FANTÀSIA (Teal Dreamers Factory, 2022)
modern creative

Allievo, tra gli altri, di Patitucci e Tavolazzi, Jacopo Ferrazza dà il suo contributo finora più consistente con “Fantàsia”, per quintetto con elettronica (Enrico Zanisi), voce femminile (Alessandra Diodati, al debutto) e violoncello (Livia De Romanis). Questa predisposizione anticonformistica brilla particolarmente in “Fantàsia”, aria con coro elettronico e jazz rifratto con tromba espressionista Davis-iana (Fabrizio Bosso), la lunga “Tree Of Life” con campioni parlati e concertino allucinato, l’inno etereo Badalamenti trasformato in scat di “La Course”, e una “Explorers” indecisa tra sonata da camera e fervore latinoamericano. Un più forte sentore neoclassico anima “Land Of Time”, un duetto d’archi di rara austerità (che poi volge a cantico soul attorniato di dissonanze atonali). Gli spunti di qualità non scarseggiano in questo disco senza centro gravitazionale ma retto da sciolte dinamiche di cambi di tempo, accelerazioni, svarioni. Passato un trio (“Rebirth”, 2017, e “Theater”, 2019), un duo con Andrea Biondi (“Aut Aut”, 2020) e un assolo di double bass (“Wood Tales”, 2021), il contrabbassista romano, mosso dal tema della rinascita (Hesse e lo Sbarco in Normandia del 44), entra nel guado che dallo status di normale jazzista porta al tuttofare. Gli riesce un clima generale dai toni perlopiù morbidi, pure accomodanti, non realmente pericolosi e anzi pericolanti (“Step By Step” e “River Theater”, poco più che torch song). Slavato, nel bene e nel male, come potrebbe esserlo un musical (Michele Saran6/10)


04_maxferritMAX FERRI TRIO - MESSAGE (Ultra Sound, 2022)
fusion

Tra le tante attività del veterano chitarrista d’origini milanesi Max Ferri (improvvisatore con svariati ensemble, docente, dimostratore, turnista) spunta anche un personale Trio completato con William Nicastro, basso, e Giorgio Di Tullio, batteria. Nel loro primo “Message” la chitarra del leader, com’è giusto che sia, fa tutto o quasi. Disegna l’antipasto funk-metal acrobatico di “Crispy Funky”, e poi uno dei piatti forti, l’eponima “Message”, mentre la sezione ritmica incrocia metodicamente tempi jazz-rock con il bebop. Ferri imbraccia l’acustica per la samba atmosferica di “Mind Trip” (e la sua appendice “Kha-Tn”), con punte intense. Il trio diventa un quartetto per “Freud”, con sax (Marco Scipione), ma replicando lo schema di “Message”, e soprattutto per gli 8 minuti di “Dance Of The Spirits”, severa e complessa meditazione con piano elettrico (Nicolò Fragile). Ferri attinge al rock psichedelico, solo in parte a McLaughlin. A dispetto del titolo dell’album non c’è alcun messaggio, solo una dimostrazione di competenza ed eclettismo. Ma di quelle con tocco magico e salsa alla nitroglicerina. Tre cover riempitive non disdicevoli: “Third Stone From The Sun” (Hendrix), “Yes Or No” (Shorter, con l’altro sax di Tullio Ricci), “Inner Urge” (Henderson) (Michele Saran6/10)


05_cordepa_600CORDEPAZZE - I GIORNI MIGLIORI (autoprod., 2022)
alt-pop

Quasi una decade separa “L’arte della fuga” (2013), a sua volta seguito de “I re quieti” (2008), dal terzo “I giorni migliori” dei palermitani Cordepazze guidati dal cantautore Alfonso Moscato, con il piano e gli archi di Francesco Incandela e la batteria di Vincenzo Lo Franco. Nuovi highlight sono “Mercedes Benz”, tutta intenta a bilanciarsi tra leziosità folk e propulsione danzabile, e il ritornello quasi corale di “Adriatica” sostenuto in sottofondo da un soul sofisticato alla Prince, mentre si affidano corrivamente alla dance pre-Moroder “Operativo” e post-Moroder “Vivere nell’aria”, la più radiofonica, e la ballata di rimpianti “Gli anni” si dota di un arrangiamento stratificato (archi, ottoni, cordofoni). Canzoni così cosà nella seconda parte. Prodotto da quel Roberto Cammarata già motore dei primi genuini Rappresentante Di Lista, non manca di eleganza nel mettere in musica un sentito autobiografismo pur talora logorroico (brilla in questo la “Ciao” in chiusa), ma soffre della malattia endemica di tanto pop italiano: l’ipertrofia melodica (Michele Saran5,5/10)


06_yesterdaywYESTERDAY WILL BE GREAT - THE WEATHER IS FANTASTIC (Blooms Recordings, 2022)
instrumental

Dai Kisses From Mars si distaccano il chitarrista Simone Ricci e il bassista Massimiliano Gardini per fondare Yesterday Will Be Great, completati con la batteria di Daniele Mambelli. Dopo un primo Ep di prova, “Y” (2019) Gardini lascia per Giuseppe De Domenico. E’ questa la configurazione del primo lungo “The Weather Is Fantastic”, anticipato da ben tre singoli: i 7 minuti di “The Diamond’s Issue” (2021) cercano un’estasi di accordi inaciditi, “Little Blue Flower” (2022) è una bozza di ballata lisergica senza il canto, e “Trees/Giant” (2022) suona come una serenata ancora improntata allo sballo tossico (la distorsione dell’arpeggio iniziale è il momento più originale, quasi una sonata d’avanguardia). Nei non-singoli, “Overblues” dà sul generico mestiere Floyd-iano e “Moon Song”, finora la più estesa della loro carriera (9 minuti), prova un assolo placido e screziato senza un degno accompagnamento. Girella a zonzo anziché detonare il post-rock drogato e stracotto dei ravennati. Senza un vero produttore (solo supervisionato da Manzan in presa diretta) non emerge granché oltre al bel tormento dei suoni di chitarra (Michele Saran5/10)


07_shivaba_600SHIVA BAKTA - 6/4 OF LOVE (Noja, 2022)
soft-rock

Lidio Chericoni, alias Shiva Bakta, nel suo terzo “6/4 Of Love” dà ancora bella prova del suo talento sia come melodista, nel folk-pop anelante Sufjan Stevens-iano di “She’s An Alien”, che come compositore-arrangiatore-produttore, nel pezzo eponimo, una delle sue ormai tipiche creazioni estese (filastrocca soul sonnolenta e sconsolata, escursioni prog-rock, ultima variazione in crescendo). Improbabile, poco proponibile il resto. “Get Over Me” e “Where Have You Been” sembrano un Wyatt alla testa di stanchi Elo, “I See You” è una replica kitsch dei Motorpsycho più kitsch, “Till Tomorrow” suona come un Al Stewart intorpidito. Raccolta a tema amore concepita dallo spezzino con i propri fidi rifinitori - Carlo Barbagallo alla post-produzione e Alessandro Di Sorbo all’artwork - quasi per intero in tempo “aumentato” di 6/4, come da titolo. Un discreto passo indietro d’illanguidita facilitazione, specie a confronto del balzo quantico di “Save Me” (2020). Uscito il 6/4 (Michele Saran5/10)


08_feminarFEMINA RIDENS - KALENDA MAYA (Radici Music, 2022)
folk

Sia pur ben comprovato dalla lunga carriera, l’eclettismo di Francesca Messina accetta una nuova sfida come Femina Ridens a sette anni da “Schiaffi” (2015), sempre in compagnia di Massimiliano Lo Sardo, con “Kalenda Maya”, una breve collezione di canzoni acustiche basate su testi medievali di varia provenienza spaziotemporale. I pezzi della prima metà la vincono. “Mandad’ei Comigo” (galiziano-portoghese, XIII sec.) è una cantillazione dronante e danzante. “Chanterai Por Mon Corage” (lingua d’oil, X sec.) poggia su una valida interpretazione in alternanza tra il fiero e lo spettrale. “Douce Dame Jolie” (lingua d’oil, XIV sec.) e “Kalenda Maya” (provenzale, XII sec.) sono altri centri ritmici e atmosferici. Le altre sembrano invece lasciare il procedimento a metà, dalle latine “Orientis Partibus” e “Bache Bene Venie” al salterello in volgare “Non posso far bucato che non piova” con tracce elettroniche. Appassionata, un po’ trafelata la prova vocale-linguistica di Messina, ma non era facile. Non male gli intarsi decorativi curati dal cello di Alice Chiari. “Douce Dame Jolie” il singolo estratto. Seguito della colonna sonora per il videogioco “Martha Is Dead” (2022) (Michele Saran5/10)


09_oheOH! EH? - OH! EH? (Black Candy Produzioni, 2022)
alt-rock

Gli umbri Oh! Eh? danno un finalmente un seguito a “Non di amore” (2016) con un disco omonimo restringendo e adattando quelle prime meditazioni attorno al formato canzone. Unica memoria del debutto è la foschia elettronica quasi-sinfonica che attornia i pezzi, impreziosendoli indistintamente, ma sostanza e produzione (Paolo Benvegnù) danno sul post-britpop all’italiana, quasi un generico complesso di revival capeggiato da Gianni Morandi o Riccardo Cocciante, ossia praticamente l’opposto della poesia musicata che si prefiggono. Non bastasse, le canzoni suonano lente, enfatiche, sovrarrangiate e troppo lunghe, nonostante l’impegno storico-culturale dei testi: nobilitano l’insieme, per esclusione, “Una storia di fantasmi” (intro e outro sperimentali, buoni picchi di pathos) e “Marcello” (una certa dose della grandiosità commossa degli American Music Club). Formazione invariata ma con un Fabio Calzuola (elettronica) in cattedra, oltre a Alessandro Di Loreto (basso), Andrea Mattiucci (chitarra), Emanuele Principi (voce, chitarra, piano), Alessandro Raspa (batteria). Singoli: “Devi fare i conti”, “Amedeo e Jeanne” (Michele Saran5/10)


10_quindicesQUINDICESIMO ARCANO - IL FUNESTO VIAGGIO DI UN OSCURO INDAGATORE (UKhan, 2022)
dark ambient

Poeta provetto originario di Venaria Reale, Walter Castagno prova anche a inventarsi “non-musicista” col nomignolo di Quindicesimo Arcano, il cui primo parto è “Il funesto viaggio di un oscuro indagatore”, in parte ispirato dal “viaggio” del lockdown. Oltre a un ossessivo affastellamento di fasce oscure, di comune accordo col tema delle profezie dei tarocchi (“Egli conosce la via”, un generico accompagnamento horror), fa capolino qualcosa di ritmico: un rimbombo dub in “Pandemia feconda”, un beat sincopato marziale a donare un po’ di tensione nell’inerzia minimal-synth di “Luci provengono dalla grotta”, ma unica parvenza di creatività sta nella più breve “Il male non perdona”, con almeno un inciso quasi-melodico e un prosieguo quasi-industrial con ritmo a sfondamento. Ha un seguito solo ne “L’incantevole incubo di un folle”, in alternanza tra sibili, frinii e oscillazioni stratificate. A Castagno va riconosciuto un certo cimento, ostinato quanto improduttivo, nello sfruttare in lungo e in largo il mezzo elettronico. Amatoriale, naif, vecchierello, più che spavento fa tenerezza. Solo download, include un commentario-diario in pdf (Michele Saran4/10)

Playlist
JOHNNY LAPIO - SCHIANO GRAFFITI (Archivio Michelangelo, 2022)
LUPMORTHY - REQUIEM FOR A TREE (Urtovox, 2022)
JACOPO FERRAZZA - FANTÀSIA (Teal Dreamers Factory, 2022)
MAX FERRI TRIO - MESSAGE (Ultra Sound, 2022)
CORDEPAZZE - I GIORNI MIGLIORI (autoprod., 2022)
YESTERDAY WILL BE GREAT - THE WEATHER IS FANTASTIC (Blooms Recordings, 2022)
SHIVA BAKTA - 6/4 OF LOVE (Noja, 2022)
FEMINA RIDENS - KALENDA MAYA (Radici Music, 2022)
OH! EH? - OH! EH? (Black Candy Produzioni, 2022)
QUINDICESIMO ARCANO - IL FUNESTO VIAGGIO DI UN OSCURO INDAGATORE (UKhan, 2022)