Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 97 - Settembre 2019

di AA.VV.
nouccelloNOUCCELLO – Nouccello (2019, Vina/Scatti Vorticosi)
alt-rock

Prendete i Massimo Volume e gettateli in pasto ad una forma di post-hardcore ancor più graffiante e contemporanea. Avrete come risultato le otto tracce che compongono l’omonimo esordio firmato Nouccello. “Piano B” ed “Episodio 5: trappola in mezzo al mare” sorprendono per quanto sarebbero state a proprio agio dentro “Stanze”, altrove spire di Verdena e dei Marlene Kuntz elettricamente più intransigenti si avvolgono a idee mutuate da Fine Before You Came e Gazebo Penguins. Le chitarre non perdonano, le ritmiche sono possenti, e nella band scorgiamo i nomi di Lorenzo Conti (non a caso ex Santo Niente) e Carlo Neri (già con MILF e Straight Opposition). Gli anni 90 travasati nel secondo decennio del nuovo millennio. Un gabbiano nero che dalle coste pescaresi spicca il volo cercando di unire il grido disperato di Cobain con l’impianto letterario (e a tratti con la modalità declamatoria) del giovane Emidio Clementi, unendo ferocia e spunti melodici. In ambito alt-rock uno degli esordi italiani più convincenti del 2019 (Claudio Lancia 7,5/10)


hatemossHATE MOSS – Live Twothousandhatein (2019, Stock-a Arts And Records/Discos Rebeldes)
post-punk, electroclash

Si autodefiniscono un duo post punk-electroclash, ma la proposta musicale degli Hate Moss è ancor più trasversale, pronta a far ballare con le spirali di “Honey” o a indirizzare le chitarre in modalità brit in “Mirror”, i due videoclip finora diffusi su YouTube. La storia si mette sul binario giusto sin dall’iniziale “Funerale” (che in realtà arriva dopo la breve intro “Hanged Man”): visioni wave attualizzate nell’unica traccia costruita in italiano. Dalla successiva “Evil”, altra dimostrazione di solidità nella loro scrittura, si passa parzialmente all’inglese, del resto le attenzioni della band sono prevalentemente indirizzate verso il mercato internazionale: non è un caso che il duo abbia deciso di trasferirsi a Londra già da qualche tempo. Non c’è assolutamente nulla che non funzioni in questo esordio, nato come disco solista di Ian (voce e batteria) e trasformato attraverso gli arrangiamenti operati da Tina (voce, elettronica) nell’opera prima del progetto Hate Moss. Le chitarre sono di Alessandro Bianchi. Al basso si sono alternati diversi amici nelle nove tracce inserite (Claudio Lancia 7/10)


albertolaneveALBERTO LA NEVE – Night Windows (2019, Manitù Records)
jazz

“Night Windows” nasce dall’incontro fra il sassofono di Alberto La Neve e i quadri del pittore realista Edward Hopper, celebri opere d’arte impregnate di quella solitudine che ben rappresenta l’alienazione dell’uomo del XX secolo, colto nel bel mezzo del boom economico americano. Otto finestre nelle quali La Neve lavora sul suono del sax, mandandolo in loop e sovraincidendolo, anche più volte, per creare scenari fortemente evocativi. In aggiunta, giusto qualche morbida screziatura elettronica, a completare il disegno di passaggi dal taglio decisamente notturno e l’ospitata, su “Room In Brooklyn”, degli svolazzi vocali di Fabiana Dota. Ogni brano si lascia ispirare e prende il titolo da un’opera di Hopper, compreso il suo capolavoro più acclamato: “Nighthawks”. Partendo dal minimalismo dell’iniziale “Manhattan Bridge Loop” La Neve scandaglia molte possibilità del proprio strumento, creando un connubio musica-pittura ricco di emozioni e immaginazione. Probabile che Hopper l’avrebbe gradito come colonna sonora (Claudio Lancia 7/10)


eileensolEILEEN SOL – Iconoclasta (2019, autoprodotto)
post-rock, metal

Non paghi della diversità di influenze messa in campo dai loro background non sempre affini (si va dagli Zu, sui quali il chitarrista Matteo Cavaciocchi ha scritto una testi di laurea, ai Tool, passando per i Sigur Ros), i quattro Eileen Sol aggiungono al mazzo quelle extra-musicali. Le teorie sulla mitologia di Joseph Cambell dunque, ma anche “Berserk” di Kentaro Miura. Tutto ciò senza bisogno di spendere una parola, ma solo mediante lunghe cavalcate chitarristiche perfette per accompagnare storie di cavalieri erranti, poco importa se tardo medievali o cyberpunk (il lungo assolo di chitarra di “Dalla luna” ricorda le gloriose sigle originali di questo tipo di manga). “Nel Guscio” è un titolo perfetto per iniziare il viaggio, gli aromi delle chitarre acustiche e il saliscendi di piano a-là Sigur Ros suggeriscono calore di casa e la calma che ci lascia dietro. Basta dunque il riff strozzato di “Trauma” a spazzare via ogni aria di familiarità e dare inizio ad un’odissea che può lambire lande di folk desertico (“Elevazione”) come altre metal (“Redenzione”). Il riff che apre “Iconoclasta” è un purosangue grunge, tanto che quando viene abbassato di volume in modo da lasciare il basso a pompare ci si aspetta che uno dei quattro si metta a cantare. E invece, ovviamente no, un paio di ripetizioni e via di paesaggio lunare come fossero gli Yes. Le divisioni in suite tipiche del progressive sono probabilmente l’unico vero collante dei numerosi retaggi fatti reagire, specie negli episodi più lunghi. I lugubri arpeggi di “Nostomania” danno il la all’ennesimo saggio in musica sulla figura dell’eroe, in questo caso alle prese con un tumultuoso viaggio di ritorno. Un briciolo di personalità in più, che probabilmente arriverà esistendo come band più a lungo, avrebbe permesso di dominare maggiormente alcuni generi, suonandoli come dei padroni di casa e non come degli occasionali ospiti della locanda (Michele Corrado 6,5/10)


zingoniANDREA ZANZA ZINGONI – Dormire sonni tranquilli (2019, Dischi Bischeri)
songwriter

Debutto solista per il fiorentino Andrea Zingoni, che in “Dormire sonni tranquilli” si scopre, insieme, piccolo Oldfiled e piccolo Eno della canzone leggera all’italiana. Il tema progressivo per piano, flauto ed elettronica dello strumentale d’apertura “C’era una volta” in qualche modo prosegue nel trascinante folk delle Ande di “Naufragheremo”. La rimbalzante danza tribale del brano eponimo risente dell’epoca d’oro della new wave. Da una “Dirigibili e rivoluzioni” che mixa stornello popolare e concerto d’avanguardia folk si passa a “Terza persona” in cui la pacata e rarefatta meditazione del cantante è tallonata da registrazioni di canti e trambusti, per poi aprirsi in una jam quasi acida. Non pochi brani minori a screditare questa nobiltà d’intenti, ma il clima fiabesco, quasi lunare del disco, annidato tra la suadente molteplicità di suggestivi esotismi, lo rende opera di solenne brillantezza. Anche nei testi. Al di fuori dei pur discreti NoN (debutto: “Sacra Massa”, 2014), la miglior vocazione creativa di Zingoni, voce e chitarra, emerge pur appoggiandosi saldamente a Simone Morgantini (flauto), Alice Chiari (cello), Damiano Innocenti (basso), Enzo Panichi (batteria) (Michele Saran 6,5/10)


collaCOLLA – Distanze EP (2019, XO La Factory/Cabezon)
pop-rock

Dopo aver pubblicato il disco di debutto nel 2018, il trio vicentino si cimenta ora nel formato della breve distanza con questo Ep di quattro canzoni per soli 13 minuti. La proposta dei tre è, semplicemente, un pop-rock in italiano dagli arrangiamenti ariosi e molto caratterizzati dai riff di chitarra, sui quali una parte vocale piena e moderatamente enfatica canta testi che espongono sentimenti e sensazioni in modo piuttosto diretto, sfruttando immagini evocative. Niente di nuovo o trendy, quindi, ma le canzoni sono fatte bene in ogni loro aspetto, soprattutto per quanto riguarda melodie e testi sempre a fuoco e un’espressività vocale non comune. Le strutture sonore sono un po’ ripetitive, ma si arriva al termine senza che svanisca mai la sensazione di un piacevole ascolto (Stefano Bartolotta 6,5/10)


oflb.OLD FASHIONED LOVER BOY – Bright (2019, A Modest Proposal)
r&b

Old Fashioned Lover Boy, all’anagrafe Alessandro Panzeri (Milano), è un crooner melanconicamente soffice che, finalmente, in “Bright” può avvalersi di una produzione di tutto punto. Le canzoni assurgono a vere tessiture cucite attorno alla linea flessuosa di canto e piano elettrico; prese in sé, queste orchestrazioni potrebbero concorrere allo status di sonate da camera elettroacustiche, tra tocchi strumentali (tromba, chitarra, flauto), campioni, brezze di rumori digitali. Il problema è che il disco parte defaticato da troppa pigra nonchalance e uno sguardo davvero oleografico alla tradizione, cosicché anche i suoni rimangono arretrati, costretti al passo calmo di serenata: l’esercizio retrò più riuscito (perché più nitido) è qui dato da “Goodbye”. “Do You Feel?” comunque alza la posta e anima la tensione; il suo impasto di fiati ed escamotage ritmici lo avvicina di quel tanto alla “Tears Of A Clown” di Smokey Robinson. Tra notturno pianistico e valzer paradisiaco si situa “Lovesong n°6”, sbalzata da dure sincopi trip-hop. Lo stesso umore trasognato e la stessa estetica free-form pervadono anche la disadorna ballata nostalgica di “Good Times” e il tribalismo claudicante dell’elettronica “You”. 28 minuti in tutto: la seconda parte poteva farsi un eccellente Ep di soul italico. Co-edito con Malinka Sound. Preceduto da “Iceberg Theory” (2015), “Our Life Will Be Made Of Simple Things (2016) e la prima raccolta “Home Recordings” (2013) (Michele Saran 6/10)


errichettiALESSANDRO ERRICHETTI – Behind the Beyond (2019, G&M Recorfonic)
prog-rock

Alessandro Errichetti, già allievo del compositore di colonne sonore Fabio Frizzi, esordisce da solo con un concept su solitudine e assenza, “Behind the Beyond”. Le iniziali “Everywhere And Nowhere”-“Floating In The Sky”-“A Little Girl’s Eyes” compongono un unico blocco di 10 minuti in cui confluiscono hard-rock condotto dalle tastiere à la Dream Theater, jam chitarristiche d’estrazione tradizionale, patetismi melodrammatici del cantante, accompagnamenti soffusi d’archi e pianoforte, e poi subitanei ricompattamenti sobri ed eleganti (“Floating In The Sky”). Lo proseguono, e vi competono in complessità come pure in pathos sovraccarico, la sceneggiata funk Meat Loaf-iana di “They’re Far Too Close” e l’exploit Supertramp-iano di “Checkmate” (con un numero di trasfigurazione di nastri sovraincisi nel mezzo). La melanconica “End Credits” chiude passando il microfono direttamente alla protagonista evocata dal narratore (Jodie, canto di Caterina Frizzi). Errichetti, romano, classe ’78, multistrumentista, insegnante, fa un disco di quadra tra piacevolezza e ipersaturazione, tra eclettismo capace e pretenziosità sopra le righe. Tanti strumenti (anche clavicembalo) da musicisti improntati alla correttezza: solo nelle rare sofisticazioni di studio di registrazione sta il veleno armonico. Discreto fiuto melodico, pur svaccato, quando calma il fiatone tragico in ballatine acustiche (“Homeless Jodie”, “Down The Road”). Un “enigma” in allegato al Cd (Michele Saran 6/10)



winonas.THE WINONAS – Arborea (2019, Vaccino Dischi)
acoustic indie-pop

Ricordate i Prozac+? Immaginateli in acustico e otterrete la ricetta Winonas, tre ragazze di Ravenna che hanno stemperato l’irruenza punk-rock degli esordi in racconti per chitarra acustica, rumori ambientali ed elettronica minimale. Qualcosa di molto grunge resta nell’approccio e nel taglio dei testi, rigorosamente in italiano, che compongono l’Ep “Arborea”, il quale giunge a tre anni di distanza dall’esordio autoprodotto “Sirene”. La grazia femminile del songwriting ed un generale senso di pace vengono immersi nel sogno, nell’addio, nella solitudine, sentimenti ben sintetizzati nell’immagine di copertina, con quella figura femminile che abbraccia un lume sopra un cuscino. Paure, delusioni, sfiducia ma anche segni di speranza in cinque tracce autografe, più la cover di “Senza un perché”, il brano di Nada lanciato in orbita grazie a Paolo Sorrentino in una delle puntate della prima serie di “The Young Pope”. Bella chiusura per un Ep rilassante, che prelude a nuovi interessanti sviluppi per il trio ravennate (Claudio Lancia 6/10)


portobelloPORTOBELLO – Buona Fortuna (2019, luovo)
pop

Da cantautore, Damiano Morlupi di Civitavecchia, Portobello muta a piena band con il debutto “Buona Fortuna”. Mai tradendo un triviale sentimentalismo degno di “Canzonissima” (“Cruciverba”, “Il freddo di giugno”), le maestranze ora al servizio – cinque musicisti in tutto – permettono comunque vaghe deviazioni synth-pop (“Dietorelle”) e power-pop (“Piano B”), oltre a un quasi italodisco da spiaggia (“Sylvie”). Il suo canto vibrante è un finto pregio perché ingombra fino a diventare posa da divetto alla Negramaro. Inoltre il nettare delle canzoni è falsato da ineleganze di stile e ridondanze da logorrea. All’attivo rimane il mestiere nella produzione, negli arrangiamenti spumeggianti, un eclettismo figlio dell’unione tra indecisione e confusione ma che pure contribuisce a spezzare il tono, e che nel bel mezzo del disco offre uno svarione camaleontico finalmente efficace, anche se ruffiano, l’r&b di “Un attimo e basta” (già singolo nel 2018) e “Cerotti” (Michele Saran 4,5/10)

 

Playlist
NOUCCELLO – Nouccello (2019, Vina/Scatti Vorticosi)
HATE MOSS – Live Twothousandhatein (2019, Stock-a Arts And Records/Discos Rebeldes)
ALBERTO LA NEVE – Night Windows
EILEEN SOL – Iconoclasta (2019, autoprodotto)
ANDREA ZANZA ZINGONI – Dormire sonni tranquilli (2019, Dischi Bischeri)
COLLA – Distanze EP (2019, XO La Factory/Cabezon)
OLD FASHIONED LOVER BOY – Bright (2019, A Modest Proposal)
ALESSANDRO ERRICHETTI – Behind the Beyond (2019, G&M Recorfonic)
THE WINONAS – Arborea (2019, Vaccino Dischi)
PORTOBELLO – Buona Fortuna (2019, luovo)

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