Imogen Heap

Ellipse

2009 (Megaphonic/Rca) | electronic pop

Che a ogni generazione corrispondano dei fenomeni culturali nuovi è logico, che di riflesso anche la musica produca nuovi stili sonori è consequenziale: il termine laptop music è diventato sempre più familiare negli ultimi anni anche grazie ad album come "Speak For Yourself" di Imogen Heap, che hanno portato anche nel mainstream i frutti musicali di una generazione di musicisti che con la tecnologia ha un rapporto stretto e creativo.

Dopo quattro anni "Ellipse" realizza le ambizioni dell'autrice in cerca di una linea stilistica personale che non rinneghi le sue influenze, ovvero da Dido a Bjork passando per i Curve ed Annie Lennox.
Le sue performance vocali restano sempre al centro, il suo cantato-parlato caratterizza emotivamente tutta l'opera, le atmosfere restano amabilmente melodiche e zuccherine senza annoiare, i refrain sono intrisi di pop da classifica ma restano in possesso di un'introspezione che rende il tutto rimarchevole.
 
Pur restando in bilico tra l'affascinante e il prevedibile, "Ellipse" contiene almeno tre o quattro brani pregevoli, ad esempio il dream-pop dell'iniziale "First Train Home", che si snoda come un bisbiglio elettronico evocando luoghi indefiniti su una struttura compositiva solida e non banale.
Una maggior attenzione ai ritmi conferisce al tutto una struttura maggiormente danzabile, che si concretizza nella contagiosa "Swoon", che dopo una serie di linee melodiche preparatorie si libera in uno dei ritornelli più eccitanti dell'album; impossibile non farsi trascinare dalla voce di Imogen Heap che corre sulle parole ("Let me be the Great Scott, tip top, pit stop..") ed a ogni riascolto si resta in attesa della liberatoria esplosione pop.

La convinzione di molti critici che alcuni brani non riescano ad andare oltre la funzione di sottofondo è spesso messa in discussione. Infatti è scorretto ignorare alcuni episodi di rilievo, come la raffinata "Little Bird" che resta in sospeso su poche note elettroniche post-moderne, qui la contemplazione si sostituisce alle emozioni più fisiche per uno dei momenti più intensi dell'album; la stessa magia si ripete in "Between Sheets", un'originale canzone d'amore costruita su poche note di piano e basso, sulle quali la voce ondeggia con toni armonici e sognanti.
Un po' di swing si scorge in "Earth" e "Bad Body Double", due divertenti canzoni pop dove Imogen Heap gioca con la voce e sulla sua manipolazione elettronica. Il risultato è una versione elettro-futuristica dei Manhattan Transfer.
 
L'album svela ad ogni ascolto una varietà che rende l'insieme interessante; certo, "Canvas" e "Wait It Out" sono gradevoli e "Aha!" non va oltre l'ingenua provocazione, ma l'unico brano strumentale, "The Fire", aggiunge mistero e fascino mentre la ballata che chiude l'album, "Half Life", è una delle performance pop più suggestive dell'anno trascorso: note brillanti di piano, tocchi di violini, soffi elettronici e brividi vocali da gospel si fondono con magia realizzando l'incanto spesso inseguito dall'autrice e qui felicemente reso sublime.
"Ellipse" è un album raffinato, capace di resistere alle accuse di poca originalità, pur non ospitando un hit single come "Hide & Seek", mostra una maggior compostezza e solidità che strappa qualche sorriso e qualche emozione. Un album adatto ai momenti di relax tra un album dei Sunn O))) e uno dei Sonic Youth.

(05/12/2009)



  • Tracklist
  1. First Train Home
  2. Wait It Out
  3. Earth
  4. Little Bird
  5. Swoon
  6. Tidal
  7. Between Sheets
  8. 2-1
  9. Bad Body Double
  10. Aha!
  11. The Fire
  12. Canvas
  13. Half Life
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