Petrina

In Doma

2009 (autoprod.) | songwriter

Debora Petrina (nata a Padova) è un prodigio musicale italiano con uno spettro di talenti che spazia dal polistrumentismo (con predilezione per piano e tastiere) al canto di ricerca, dalla danza alla performance, dall’avanguardia gestuale al cantautorato fantastico. La sua esperienza multiforme l’ha vista suonare in locali di culto e teatri internazionali e a fianco di artisti rinomati, performare in coreografie di pregio, oltre all’esecuzione di piece di Morton Feldman, sonate seriali per piano e happening multimediali da lei interamente ideati.
“In Doma”, il suo primo lavoro su lunga distanza, appartiene alla “categoria pop” delle sue enciclopediche capacità.

Quivi Petrina preferisce indugiare in suoni retro da party sixties in spiaggia, ma alienati da tutta una serie d’intuizioni e stereotipi d’avanguardia vocale (tanto rock, da Kate Bush a Liz Fraser, quanto colti, da Meredith Monk a Joan LaBarbara, fino al pop italico di Patty Pravo e Antonella Ruggiero), e da arrangiamenti che implodono, mutano, si arricchiscono e scricchiolano.
I brani sono minisuite che però rispettano tempi e modi della forma-canzone, talvolta analoghe a pure jam improvvisate, ma più spesso frutto della libera immaginazione della performer. Il risultato d’insieme è forse l’unica vera risposta italiana a “Eli And The 13th Confession”, quarant’anni dopo.

Se la ballata del caso (“Fuori stagione”) attesta la sua padronanza della tastiera minimalista e la solidità del suo jazz vocale sui generis (con variazioni burlesche degne dei Fiery Furnaces e pure uno sprint hard rock), e “Asteroide 482” (cantato in spagnolo e incorniciato da suoni di natura e reading) suona come una Beatrice Antolini con una verve caotica portata alle estreme conseguenze, “She-Shoe” (dal titolo di una delle sue perfomance più immaginifiche) spinge il marchingegno in un’altra dimensione. Dapprima come flamenco placido, il brano alla prima occasione muta in pastiche in tre tempi (recitativo, ballo spagnoleggiante, pop da balera).
“Notte usata”, con scenografie fiabesche di tastiera, confonde la strofa con variazioni e cambi di tempo, e “Sounds-Like” attacca come canzonetta primi ‘900, quindi diventa uno scat swingante, poi fantasy alla Yann Tiersen, infine abbruttimento blues e deflagrazione spettrale di chiusa.

L’estrema versatilità della sua voce la fa da padrona. Il capolavoro è “Pool Story”, con nuovi arditi travestimenti del canto, su un numero macabro da pianobar e un nuovo scardinamento in tango vorticoso, tra spoken multipli e suoni liberi. L’”adagio” per voce desolata, piano e riverberi sinistri di “Ghost Track” è persino inudibile, finchè non incrocia un’aria operistica e si spegne nel suo stesso sussurro.
L’album non risparmia nemmeno significante e semantica dei testi. “Sms” imbastisce un incrocio tra vaudeville, flusso di coscienza Joyce-iano e tono da bimbetta maliziosa; finalmente sopraggiunge un cambio di tempo che, per inciso, fa cambiare anche la lingua (croato). “Babel Bee”, un soliloquio con organetta solfeggiante, crea una geometria impossibile tra narrazione e sillabe alla rinfusa.
Nemmeno il numero più orecchiabile, “A Ce Soir”, tra piano seriale, filastrocche in rima, siparietti voce-organo da Daevid Allen e miraggi drum’n’bass, riesce a trovare pace.

Scritto, cantato, suonato e prodotto da Petrina (e Patrizia Laquidara in “Fuori stagione”) con la sezione ritmica di Alessandro Fedrigo e Gianni Bertoncini, ricamato da Elliott Sharp (chitarra), Amy Kohn (accordion), Ascanio Celestini (il “radio announcement” in “Asteroide 482”) e Emir Bijukic (elettronica), sta e rimarrà come uno degli elevati risultati dell’arte del pop italico. E’, naturalmente, quello deviato ma colto, frivolo ma etico, compassato ma sconquassante. Fa più di tutto il paio con un universo interiore, già per metà esploso nel suo big bang, e con un ricettacolo di scontri creativi misteriosamente comandati. Incisioni, missaggio e masterizzazione tra Udine, Padova e New York.

(07/06/2009)

  • Tracklist
  1. Babel Bee
  2. A Ce Soir
  3. She-Shoe
  4. Fuori stagione
  5. Sms (Csókolózás Iány)
  6. Notte usata
  7. Pool Story
  8. Ghost Track
  9. Asteroide 482
  10. Sounds-Like
Petrina su OndaRock
Recensioni

PETRINA

Be Blind

(2016 - Ala Bianca)
Primo album scritto e cantato interamente in inglese per l'artista-folletto padovana

PETRINA

Petrina

(2013 - Alabianca)
Il ritorno discografico della supertalentuosa autrice veneta

News
Petrina on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.