Ice Choir

Afar

2012 (Underwater Peoples) | synth-pop

Gli anni 80 non sono mai stati così vicini eppure così lontani. Se George Lewis Jr aka Twin Shadow aveva riaperto il libro dei ricordi con le sue tutt'altro che recondite confessioni, il fulmineo debutto degli Ice Choir farà impazzire gli inguaribili nostalgici del pop glitterato da dancefloor.

Il batterista dei Pains Of Being Pure At Heart, Kurt Feldman, sciolti per sempre i suoi Deprecation Guilt e dismessa quell'indole jangle che ha portato i "puri di cuore" al successo, si immerge in un'estetica che include invece incalzanti linee di basso, synth stratificati e beat programmati, suggellati da vocalità e testi profondamente emotivi.
Gli Ice Choir nascono da un bisogno di creare canzoni che si immergano nel tempo in cui le radio spaziavano a ruota dagli Scritti Politti agli Abc, mentre le hit dei Duran Duran e dei Visage imperversavano nelle classifiche. "Afar" sarebbe potuto facilmente venire da quel periodo.

Ogni passaggio strumentale e ogni verso tipicamente romantico è illuminato da una cura meticolosa per il dettaglio e a sua volta mescolato in pastiche tra Pet Shop Boys e Spandau Ballet. Amabili svenevolezze new romantic accarezzano le pulsazioni sintetiche e sinuose di "I Want You Now And Always", in cui Feldman si districa tra un Roland Orzabal flebile e languori più tipici di un Tony Hadley.
Ci si muove da tastiere futuristiche e rilucenti pallori argentei ("Teletrips") a inserti robotici ("A Vision Of Hell, 1996") fino alla stellare dolcezza di "Bounding". Quasi quattro minuti di un'incalzante pop-dance elegante, una bubblegum song ammantata da tecnologia, ritmiche incisive, cantato decadente ed effetti tastieristici curati in modo maniacale. Esageratamente patinata l'affettazione del singolo "Two Rings", in fulmineo odore New Order, capace però di ammantare e sedurre attraverso tastiere dinamiche e continui pattern ritmici senza veri e propri cambi di tempo, così come la title track "Afar", che preferisce invece stregare mediante la via del narcisismo, o di una frizzante "The Ice Choir" che, nonostante tutto, si fa valere grazie ad un ciclico utilizzo di drum machine a sostegno di un refrain contagioso. Vi è inoltre spazio per il romantico pessimismo di "Everything Is Spoilt By Use" in cui Caroline Polachek (Chairlift) si presta in un duetto con Kurt.

Ne esce un disco capace di essere esatto, privo di fronzoli e senza mai perdere in eleganza e immediatezza. Questo basta a non considerarlo un mero esercizio di stile ricostruito mediante la plastica della semplice nostalgia e a valutarlo invece attraverso una seduzione che sta tutta nell'efficacia delle sue nove tracce.

(25/07/2012)



  • Tracklist
  1. I Want You Now And Always
  2. Teletrips
  3. A Vision Of Hell, 1996
  4. Bounding
  5. Two Rings 
  6. Afar
  7. Peacock In The Tall Grass
  8. The Ice Choir
  9. Everything Is Spoilt By Use


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