I Am Your Autopilot

The Stillness Of The Sea

2013 (Self Released) | psych-folk, progressive

I primi passi discografici di Ben Evans e Graeme Brooker nella loro natia Manchester furono affidati alla Factory Too con due brani incisi come Italian Love Party, ma nonostante le lodi di Peter Hook la band non ricevette nessun compenso per le sue prime incisioni. Dopo aver realizzato alcune musiche per il visionario film di Luca Howe “Spiderfly” l’incontro con Jasper Wilkinson dà vita al progetto folk-psych appena turbato da inflessioni progressive-Canterbury degli I Am Your Autopilot, che si consacra nell’esordio “Robots In The Orchestra”.
Nella musica del trio inglese ci sono elementi apparentemente discontinui e inconciliabili che trovano tregua nelle suadenti melodie del gruppo: l’innocenza perversa di Joanna Newsom o la malinconia dei Low appena tinta di inflessioni pink-floydiane, fino al flusso lirico del folk americano contaminato di elettronica alla Warp. L’elemento tecnologico è primario per l’escursione artistica della band, attraverso il quale folk, soul, progressive e pop sono rielaborati in una suono in sospeso tra folktronica e chamber-pop.

Leggermente surreale e ricco di dettagli, “The Stillness Of The Sea” è l’album della maturità del gruppo: tutti gli elementi disciolti nelle loro precedenti esperienze hanno trovato ragion d’essere in un progetto inusuale e affascinante. Canzoni ricche di armonia ed eleganza prendono linfa da un abile amalgama di chitarre acustiche, sfumature orchestrali, elettronica tinta di soul, tecnologia che oscilla tra l’ analogico e il contemporaneo, il tutto senza mai intorpidire il lirismo delle composizioni.
Aver affidato a “Maps” l’apertura dell'album è alquanto curioso: il minimalismo di elettronica e voce resta a lungo in attesa dell’esplosione finale per poter dare corpo alla vera natura della musica del trio. L’amicizia col musicista americano Fredo Viola è evidente nella grande attenzione data al ruolo della voce: gli innesti corali che nascono sulle ceneri della grande lezione di maestri folk-rock come Simon & Garfunkel approdano verso il suono cosmico degli Air, ed è così che la band dà vita a episodi come “When Sunday Comes” e “ Beauty In Numbers”.

L’incontro con Dee Long dei mitici Klaatu (band canadese che si credeva fossero i Beatles sotto pseudonimo) deve aver convinto la band a ripercorrere la loro strada di alfieri del matrimonio tra pop e progressive-rock: il pop-beat elettronico di “Guns And Gadgets” e il malinconico folk-psych alla Alan Parsons Project di “Build A House” sono figlie di quell’incrocio tra canzone americana e psichedelia che il gruppo omaggia con una cover di “Little Neutrino” (dal primo album dei Klaatu) che vede ospite il musicista della band canadese.
Gli I Am Your Autopilot mettono in pratica le strategie oblique del maestro Brian Eno con risultati affascinanti (“Stormy Waters”, una ballata psych-folk dalle pregevoli soluzioni vocali) e suggestivi (“Deep Water Horizon”, un affresco musicale con note di elettronica appena abbozzate), evitando che l’estetica prenda il sopravvento sulla materia lirica primaria. La maestosità del rock progressivo rivive negli splendidi intrecci vocali di “Conifer Drive” che evocano i Gentle Giant, per poi confluire in un variegato lirismo folk che tra accordi strappati alle chitarre e geometrie ritmiche eleganti conducono all’epico finale alla Yes.

Archiviata la pagina più intima e oscura della pianistica “Winter Song” (pensare a Roger Waters non è peccato) non resta che esplorare il corpo principale dell’album, ovvero la title track: qui la band estrae tutta la sua abilità e creatività, in un sublime chamber-pop introdotto da arpa e sibili elettronici sui quali si adagia una deliziosa armonia dalle variabili liriche molto raffinate e quasi classicheggianti, una mini suite alla Pink Floyd dove archi pizzicati e orchestrazioni sontuose si sposano con le struggenti note del sax che conduce verso un apoteosi sonora dal fascino cristallino e leggermente ruffiano.

Deliziosa e leggermente malinconica, la musica degli I Am Your Autopilot è intrigante e seducente nonostante la fragilità degli elementi contenuti: l’abile ristrutturazione di sonorità familiari (progressive, psichedelia, folk, pop) suona piacevole e sincera, “The Stillness Of The Sea” è un interessante interludio tra innovazione e classicismo, un pop eclettico e surreale che si fa amare per le sue delicate sfumature timbriche.

(10/12/2013)



  • Tracklist
  1. Maps
  2. Little Neutrino
  3. Stormy Waters
  4. The Stillness of the Sea
  5. Conifer Drive
  6. Winter's Song
  7. When Sunday Comes
  8. Build a House
  9. Beauty in Numbers
  10. Guns and Gadgets
  11. Love Will Make Your Heart Beat Faster
  12. Deep Water Horizon
  13. Slow Weather
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