Mika Vainio

Lydspor One & Two

2018 (Moog Recordings Library) | elettronica minimale, drone-noise

Potrei lavorare con questa macchina per il resto della mia vita… Non avrei bisogno di nient’altro.

E il destino ha voluto che l'ultimo lavoro per il quale Mika Vainio ha dato la sua approvazione sul mastering sia proprio “Lydspor” ("colonna sonora" in danese), doppia suite in formato Lp registrata nell’aprile del 2015 presso il Moog Sound Lab di Asheville, North Carolina, e per l’appunto realizzata servendosi quasi esclusivamente del Moog Modular System 55. Con questa uscita lo studio americano inaugura la sua nuova label dedicata alle sessioni di ospiti d’ogni genere tra cui, prossimamente, Hieroglyphic Being, The Grid (David Ball e Richard Norris), Charlemagne Palestine, Mica Levi e Chris Watson.

Dall’oscurità si fa strada un luccichio come di presenze magiche, timidi tentativi di emersione che tuttavia vengono quasi subito sovrastati da un montante flusso drone-noise che in varie forme costituirà la spina dorsale di buona parte del lato A. Superato il quinto minuto, comincia a dipanarsi quell’inconfondibile tessuto minimal-techno estratto dal campionario Pan Sonic, finché la tonalità stabile e le sue oscillazioni non si compenetrano in un unico strato ritmico-armonico autosufficiente. Verso la metà della traccia gli input fin qui esposti perdono la loro esclusività, a fasi alterne lo spazio acustico si affolla e in esso arrivano a coesistere diverse linee parallele, con una chiusura che dal profondo serpeggiare del Moog evoca la più scura kosmische del primo Klaus Schulze.

Dinamica e abrasiva fin da subito la facciata opposta, che rivela l’ormai acquisita dimestichezza di Vainio con lo strumento, le cui potenzialità ora vengono piegate con maggior decisione al linguaggio inumano e opprimente del maestro finlandese, venato di scie sintetiche, gelidi aliti provenienti da un passato visionario – quello dei pionieri dell’elettronica d’area tedesca – già del tutto catalogato e assimilato nel proprio DNA. L’obiettivo ultimo, comunque, non è un’apoteosi rumorista, un “Pan Finale” soverchiante, bensì lo sprofondamento nell’assordante silenzio che permeava il suo recondito e tormentato immaginario interiore.

Pur non sapendo quanti inediti ancora ci potrà riservare la tarda produzione del Vainio solista, “Lydspor” appare come un coronamento molto più significativo di “Reat” per il suo percorso artistico, in quanto saggio di quella inflessibile estetica della riduzione che lo ha meritatamente reso un guru della sperimentazione elettronica.

(04/07/2018)

  • Tracklist
  1. Lydspor (Part I)
  2. Lydspor (Part II)
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