Richard Reed Parry

Quiet River Of Dust Vol 1

2018 (Epitaph) | alternative, songwriter

Nel poliedrico e policromo mondo degli Arcade Fire c'è una figura sfuggente, musicalmente colta, spesso avvezza all’azzardo, uno spirito libero che non teme il varcare dei confini, un’anima creativa che ama flirtare con l’avanguardia (Nico Muhly, Kronos Quartet) e la neoclassica (la Kitchener-Waterloo Symphony) e ha avuto perfino l’ardire di incidere per la Deutsche Grammofon.
Che Richard Reed Parry avesse bisogno di spazi più ampi di quelli concessi dal gruppo canadese era evidente, non solo perché il musicista nel frattempo si dilettava anche con la Bell Orchestre, ma anche per le innumerevoli collaborazioni con nomi di rango e band di culto: National, Little Scream, Islands, Barr Brothers e The Unicorns.

Primo di due album ispirati dal viaggio in Giappone e dalla mitologia buddista, “Quiet River Of Dust Vol 1” offre al musicista canadese l’opportunità di mettere insieme un universo culturale suggestivo e ambizioso, dove oltre alle fascinazioni della cultura orientale, sedimentano anche elementi della tradizione folk-gothic e dell’enorme saga letteraria sul legame indissolubile tra amore e morte.
Canti, preghiere e racconti pagani creano un’inedita e interessante etica sonora che, pur avendo i connotati della musica world e folk, resta fuori dai confini di quella new age che ha, ad esempio, inghiottito le pur belle intuizioni dell’ultimo album dei Dead Can Dance.
Richard Reed Parry scava nello stesso solco tracciato da artisti come Roy Harper,  John Martyn, Peter Gabriel e Jim O’Rourke, con creazioni sonore spacciate per pop, folk, prog e invece ben più temerarie, se non proprio affini alla filosofia.
A tal fine le coordinate sonore sono forgiate con una densità sonora che non sorride alla fruizione immediata e fortuita, ma quando poi cattura l’anima e la mente, diventa difficile uscirne fuori.

Il primo passo da compiere per catturare la bellezza di “Quiet River Of Dust Vol 1” è inseguire il groove di diciotto minuti e diciotto secondi alla Peter Gabriel che reggono “Gentle Pulsing Dust”, dove il canto degli uccelli e le voci umane sembrano bramare la stessa ascetica bellezza.
Che l’intento sia quello di creare un habitat sonoro dove indurre l’ascoltatore alla meditazione e alla riflessione, è ancor più evidente nelle palpitanti note di “Sai No Kawara/River Of Death“, che anticipano il magico chamber-pop di “On The Ground” in cui sonorità antiche e moderne si fondono in un’orgia timbrica che confonde metallo e corde di nylon, violino e strumenti elettronici.
“Song Of Wood” ha le stesse sembianze di altre digressioni avant-folk, le stesse che il musicista ha sperimentato con la Bell Orchestre, ma mentre flauti e chitarre creano angeliche sembianze armoniche, il tempo ritmico viene dettato da un vecchio telefono a tasti usato a mo’ di drone.

A volerne decantare la natura, potremmo dire che la musica di Richard Reed Parry sia una psichedelia onirica molto simile all’ipotetico canto degli spiriti che diventa terreno. Questo accade non solo quando le brevi note finali di “Farewell Ceremony” sgorgano come se fossero parte di un rituale religioso o sciamanico, ma anche quando il dinamico crescendo di “I Was In The World, Was The World In Me”, travolge etica ed estetica del progetto con una melodia contagiosa e un corpo ritmico tribale, che pian piano deflagra liberando rumori e suoni ancestrali.

E' un album inconsueto, “Quiet River Of Dust Vol 1”, un disco che mostra strane dissonanze già nel titolo, dove alla tranquillità del fiume si contrappone il turbamento emotivo che evoca la presenza della polvere.
Richard Reed Parry mette al servizio di questo ossimoro una musicalità senza dubbio ambiziosa, ricca di spunti e di contrasti, ma mai superba o arrogante, la cui chiave d’accesso è stata nascosta dall’autore senza malizia, né trucchi, e chi avrà la pazienza e la volontà di varcare la porta difficilmente tornerà indietro.

(27/12/2018)



  • Tracklist
  1. Gentle Pulsing Dust
  2. Sai No Kawara/River Of Death
  3. On The Ground
  4. Song Of Wood
  5. Finally Home
  6. I Was In The World, Was The World In Me
  7. Farewell Ceremony 






Richard Reed Parry on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.