The Mighties

Augustus

2019 (SOB / We’re at Fruit) | garage rock

I The Mighties, vivi e vegeti dal 2006, incidono il loro primo Lp in vinile dopo quattro Ep e più di 200 date in giro per l’Italia. Il nome di battesimo è “Augustus” ed è vestito del suo abito migliore, o almeno, di quello certamente più adatto: un vinile che rivolge apertamente lo sguardo verso il passato, ma senza vergogna né nostalgia.

Per la precisione è ai Sessanta inoltrati che mirano i The Mighties, a quel periodo in cui degenerò l'endemica tendenza a straziare le lasse membra del rock’n’roll con fuzzbox e distorsioni varie. Non a caso, ascoltando "Augustus" – 11 tracce per quasi mezz’ora di musica – si fa strada il fondato sospetto che i ragazzi perugini abbiano fatto indigestione di band come The Fuzztones, Black Lips, Sonics, Lyres, New York Dolls, The Creation e delle leggendarie raccolte "Back from the Grave" e "Nuggets". E se nella conclusiva e faceta “Shudybabybop” sembra di sentire persino il britpop dei Pulp o di Damon Albarn, l’ossigeno per il cuore pulsante di “Augustus” è il revival delle band che dettarono il look, la prossemica e la mitologia del punk che verrà. Peraltro, un saggio di quel punk è presente anche nell’incalzante “Chinese Drop”, terza e più violenta traccia del disco. Se “Casablanca” comunica con un accento desertico, “Simon Brown” pare citare i Caesars di “Jerk it Out” per poi aprirsi in un rock’n’roll d’antan e lasciare che l'elegiaca "Church of R'n'R" celebri la funzione con romantica e sacrale ispirazione.

Il pericolo che una musica dritta e trascinante dal vivo come quella dei The Mighties possa perdere in studio nerbo e vigore è dietro l’angolo, ma il bello di “Augustus” è che ciò non accade. Chi non è avvezzo alle sonorità garage ha tra le mani un giocattolo da armeggiare alla bisogna, apprezzandone le sue curate e godibili smussature (dietro al vetro Jacopo Gigliotti dei Fast Animals And Slow Kids e al mastering John Kerry, da Atlanta, già con i Black Lips in Arabia Mountain). Chi invece di musica così ne ingoia a iosa non potrà che apprezzare l'omaggio e la devozione di chi crede che certa musica non abbia mai smesso di esistere, ma che continui a respirare negli strumenti di chi la suona, nelle orecchie di chi la ascolta e nelle scarpe di chi la pesta.

(17/04/2019)



  • Tracklist
  1. Caprice de la Drama
  2. Back to the Schoole
  3. Chinese Drop
  4. Everybody's Doing
  5. Simon Brown
  6. Church of R'n'R
  7. Girl in the Zoo
  8. Casablanca
  9. Girl Inspector
  10. White Lies 
  11. Shudybabybop
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