Al netto dei riscontri critici, ogni era di Harry Styles fino a oggi è stata accompagnata da almeno un brano di enorme risonanza mediatica, quel momento virale in grado di travalicare la cerchia dei fan e mantenere l’autore ai vertici dell’era streaming. Certo è presto per inquadrare questo capitolo all’interno di una carriera solista adesso quasi decennale, ma già all’uscita un mese fa, il singolo di lancio “Aperture” non ha ingranato come previsto, nonostante l’immediato alto piazzamento nelle principali classifiche che però, a questi livelli di seguito, si alimenta da solo. Un ascolto integrale conferma tali sensazioni; “Kiss All The Time. Disco, Occasionally” tradisce una natura elegante ma meno immediata, preferendo liriche non sempre decifrabili, melodismo sinuoso e un ritmo tenuto per mano anche quando entra nella discoteca del titolo.
In Rete abbondano analisi sui pop boys nel panorama contemporaneo, lo youtuber Swiftologist recentemente ne ha azzardata una che osserva come i più rilassati metri di giudizio per gli uomini offrano meno scrutinìo rispetto alle colleghe donne, ma alimentino paradossalmente una mancanza di attrito che li rende poco accattivanti. A trendadue anni, Harry non è qui per sovvertire alcuna aspettativa: la consueta intervista con Zane Lowe ha reso l’immagine di un ragazzo calmo e riflessivo, che ha passato il proprio tempo libero anche in Italia a baciare e cucinare, lontano dai tossici caroselli del gossip che hanno portato alla tragica scomparsa del collega Liam Payne.
Potrebbe dunque essere una scelta drastica, quella del Divo che diventa “anti” sul più bello, e forse lo sarà con l’andare del tempo, ma “Kiss All The Time. Disco, Occasionally” riesce perlomeno a non ripetersi, declinando con una certa curiosità la dance alternativa anni Zero in un pop elettronico mai sorprendente, ma personale il giusto.
La disco occasionale offre influenze di Lcd Soundsystem e Mgmt, pur epurandone ogni memoria punk: abbiamo il palleggiante funk urbano alla Talking Heads di “Ready, Steady, Go!”, l’incalzante “Are You Listening Yet?” e una “Pop” dotata di sordo ritornello intubato. Ma ci sono anche momenti di mezzo, come “Taste Back” e il nuovo singolo “American Girls”, due confetture che potremmo immaginare prodotte dall’Erlend Oye indietronico, mentre il ritmo di “Season 2 Weight Loss”, purtroppo, si spezza sotto una ciondolante melodia. Poco male, la sbarazzina “Dance No More” fa il filo alla “DISCO” di Kylie Minogue via Lisa Lisa & The Cult Jam e Scissor Sisters – contagioso quando è Harry a divertirsi per primo.
E i baci? “Coming Up Roses” si stende sopra un sognante tappeto d’archi pizzicati assolutamente standard ma impeccabilmente condotto, poi l’atmosfera si acquieta nell’acustica “Paint By Numbers”, infine dona il momento melodicamente più bello in scaletta con “Carla’s Song”, dedicata da Harry a un’amica che l’ha inavvertitamente aiutato a ritrovare ispirazione nel proprio mestiere – sarebbe bello se tra tutti i brani fosse proprio questo a mettere le gambe su TikTok e Spotify.
“Kiss All The Time. Disco, Occasionally” non sarà dunque l’uscita pop dell’anno, Harry è bravo ma continua a eludersi sul più bello, mancando quella sterzata di coraggio che lo indirizzerebbe finalmente verso i quattro David dell’apocalisse ai quali da sempre aspira – Bowie, Gilmour, Byrne e Sylvian. Pulito, a tratti emotivo, sofisticato e un po’ seduto sugli allori, il quarto album dell’autore britannico scivola in sottofondo con grazia, donandosi solo al momento opportuno e senza strafare – difficile, per esempio, piazzare l’acidula canzonetta in stile Gorillaz “The Waiting Game”.
Ma Harry è comunque una popstar in alta carriera, ha stile, sa indirizzare il proprio budget su videoclip condotti con gusto, e ai recenti Brit Awards ha offerto un’ottima performance di “Aperture” che lascia immaginare la visione dei suoi prossimi e attesissimi concerti. Quel tanto che basta per mantenerlo in carreggiata per suo stesso merito, perché mentre Bruno Mars e The Weeknd corrono il rischio di diventare soprammobili sulla mensola dei propri dischi d’oro, Harry Styles mostra perlomeno la volontà di crescere e cambiar pelle – dall’incolore cosplay dell’esordio passando per “Fine Line” e “Harry’s House” fino all’attuale dandy alla tastiera, è impossibile non notare una lenta ma continua maturazione.