VARIETÉ - Sieć Indry

2025 (Mystic production)
nu jazz, post-punk, trip-hop

Basso in primo piano, chitarre pungenti, ritmi nervosi che evitano l’approccio frontale del rock ma ne trattengono la carica fisica. La voce è un mormorio dimesso che sembra sempre sul punto di ritrarsi, per lasciare tutto all’interazione fra gli strumenti: “Sieć Indry” è un disco dove le trame inquiete del post-punk si incrociano con forme e toni jazz, intrappolando in gorghi di atmosfere materiche, cangianti – ma mai luminose. È musica scura, notturna, poco accomodante, che affida alle linee ritmiche e timbriche – e ancor di più ai loro incastri – la direzione dell’ascolto.

Trent’anni di underground, intrecciando trame jazz e spigoli post-punk

Il titolo, traducibile come “Rete di Indra”, rimanda al concetto buddista di una ragnatela cosmica costellata di gemme, dove ogni nodo riflette tutti gli altri in un’immagine di totale interdipendenza universale. Ma più che come un concept dichiarato, “Sieć Indry” va letto come un ulteriore punto di assestamento nel percorso dei Varieté, una band che da decenni lavora su un equilibrio instabile ma riconoscibile. 

Attivi dagli anni Ottanta e protagonisti storici del rock alternativo polacco, i Varieté hanno esordito su disco nel 1993 con un lavoro immerso in una coldwave opprimente, già attraversata da aperture più dilatate. Col tempo, il linguaggio jazz – da sempre presente in filigrana – è diventato parte integrante della scrittura, senza smussare le asperità del loro suono, ma rendendolo più mobile e imprevedibile.

“Sycylia” è esemplare in questo senso: un brano ombroso, quasi sussurrato, che si muove tra jazz downtempo e trip-hop, con un basso spigoloso che tiene insieme l’intera architettura. Il clima è febbrile ma controllato, e l’accostamento con il nu jazz nebbioso dei connazionali Niechęć può aiutare chi li conoscesse a orientarsi: stessa attenzione per tensione ritmica e per i vuoti, in analoghe zone di confine fra rock e jazz elettrico – con i Varieté che restano tuttavia decisamente più asciutti, meno propensi alla dilatazione. “Chleb, wino i przestrzeń” (“Pane, vino e spazio”) è emblematica: l’andamento è spigoloso, con percussioni e sequencer che tracciano un fondo quasi kraut e lo spoken word che si inserisce come elemento atmosferico, spezzato da singulti di basso e chitarra.

Una rete sonora che si espande tra echi dub, ipnosi techno e funk metallico

Traccia dopo traccia, il disco rivela un approccio poroso agli stili: ogni suggestione assorbita non devia il percorso, ma ne espande il perimetro, come cerchi concentrici attorno a un nucleo riconoscibile. In “Waikiki” sax e synth stranianti introducono un umore esotico e decadente, soffuso ma inquieto; il solo di chitarra resta anfibio, sospeso fra rumorismi, staccati e note prolungate. “Księżniczka” (“Principessa”) lascia emergere echi dub, mentre “Dobra Droga” (“Buon viaggio”) costruisce loop ipnotici di matrice acid techno, sempre sostenuti da un funk metallico e frantumato.

Un ampliamento di orizzonti che stringe spesso su forme circolari, ritorni che, dopo aver allargato, stringono lo spazio attorno all’ascoltatore. In “Satelity” la voce è piegata dal digitale, gli strumenti sembrano muoversi su orbite torbide e irregolari, immersi in una nebulosa di synth oscillanti. “Taka miłość nie jest dla mnie” (“Questo tipo di amore non fa per me”) chiude su un registro più sensuale e in chiaroscuro, costruito attorno a un ciclo di basso rotondo ed enigmatico, a un passo dai Tool più crepuscolari.

Con “Sieć Indry” i Varieté si confermano padroni di una traiettoria rara: quella di una band che invecchia allargando il proprio vocabolario, senza rinunciare alla tensione che l’ha definita. Un disco dove pressione ed espansione si rivelano due facce della stessa medaglia.

02/01/2026

Tracklist

  1. 1. Plan
  2. 2. Sycylia
  3. 3. Sygnał
  4. 4. Chleb, wino i przestrzeń
  5. 5. Waikiki
  6. 6. Księżniczka
  7. 7. Dobra droga
  8. 8. Satelity
  9. 9. Taka miłość nie jest dla mnie

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