Fatevi rapire da un video. Il frammento della prima traccia “Ascending” ripreso dal vivo allo Shambala Festival nel 2024, nel Northamptonshire, ritrae il gruppo in tutto il suo splendore: un tizio vestito da lucertola spaziale armeggia con il basso e il synth, alla batteria c’è una sorta di mollusco tentacolato e in mezzo al palco ci sta Mago Merlino (al secolo Matthew Whitaker, frontman della band) con una sfera al plasma in cima al cappello. Ai lati transitano cosmonauti in tuta spaziale e improbabili tardigradi human-sized, mentre nelle retrovie un novello Rick Wakeman che risponde al nome di Roy Medhurst si destreggia fra torri di tastiere elettroniche.
Stravaganza e originalità non mancano, insomma. Ma neppure i riferimenti importanti. Se l’onniprisenza di rimandi scientifico/tecnologici (“The Power Of The Atom”, “Nuclear Fusion”) e suoni robotici riallaccia inevitabilmente ai Kraftwerk, toni su di giri e zig-zag ritmici sono quelli dei Gong, con cui la band ha appena concluso un tour della Gran Bretagna. O, ancora meglio, di quel filone “zolo” che fra prog sbilenco e wave sussultante connette alcuni degli artisti più sbiellati di ogni epoca. Per chi invece fosse più a suo agio con il panorama recente, c’è comunque il piglio da cavalcata meccanica di “Welcome To Voltus”, in pieno territorio Django Django con i suoi synth ondeggianti e il ritmo quantomai spezzato. Ovunque, poi, aleggia uno spirito sgargiante ed esasperatamente psichedelico – parecchio affine al carrozzone lisergico per eccellenza dei nostri anni, gli iperprolifici King Gizzard And The Lizard Wizard.
Dalla loro Manchester fino allo spazio profondo, gli Henge sfruttano rock e fantascienza come lenti deformanti per guardare l’umanità di traverso. Il concept di Voltus B — pianeta sul punto di scoprire l’energia atomica — alimenta un racconto bifronte che nelle edizioni fisiche si sdoppia in due finali opposti: l’utopia della fusione nucleare oppure un disastro da inverno radioattivo. Così, mentre la narrazione accelera verso il collasso o la salvezza, la jam cosmica diventa una piccola allegoria carnevalesca, che accenna domande senza pretendere risposte. E lascia all’ascoltatore tutto il piacere di farsi sballottare per mezz’ora fra sci-fi danzereccia, caos organizzato e gioia rumorosa. Fine del mondo permettendo.
28/12/2025