OSCAR JEROME - The Fork

2025 (Jeromeo/new soil)
neo-soul, nu jazz

Ci troviamo da qualche parte tra il neo-soul degli antenati, le rifrazioni nu-jazz della contempoeranea scena anglosassone e il modernariato funk e r&b che inietta una particolare levità alla scrittura. La copertina è misteriosa ma accattivante, poi meglio eviscerata nel video d’essai girato come accompagnamento alla splendida title track: è “The Fork”, un lavoro di settore che non è stato troppo strombazzato in giro, ma nel quale, con un po’ d’attenzione, anche l’ascoltatore più esigente può trovare spunti e sottigliezze per tornarvi sopra con curiosità. L’autore è Oscar Jerome, già nell’organico dei Kokoroko, un cantautore, polistrumentista e produttore di estrazione jazz dalla voce cauta ma pertinente, padrone di una chitarra che usa come gentile estensione delle sue stesse mani, ora ruvida e corposa, poi pregna di un folklore acustico. Nel suo terzo album solista, il secondo a tema posate dopo “The Spoon” (2022), vige un’intimità elegante e parsimoniosa, grazie a un gusto produttivo limpido e spazioso, nel quale il contrasto tra acustico e digitale crea un confortante clima caldo secco.

Con l’eccezione degli archi, e della presenza di qualche ospite alla voce, Jerome ha fatto tutto da solo, dalla scrittura alle percussioni, per mettere su nastro quel che gli aleggiava nell’animo senza interferenze; sin dall’apertura di “Desert Belly”, avvolta da torridi fili di tastiera e ritmo programmato, il lavoro si presenta calmo ma dubbioso e contemplativo, le sue canzoni sono come piccoli quesiti esistenziali avvolti da una sottile patina psichedelica. Lo si sente meglio nelle rifrazioni in dissolvenza di “Limits”, mentre altri due brani commestibili con la forchetta ne mostrano semmai la versatilità: “The Butter”, reminescente dell’era d’oro della musica popolare brasiliana, e “The Potato”, più delicatamente ballabile sullo stile dei vecchi Jamiroquai.

Su “Easier”, è la chitarra a portare avanti un discorso armonico sottile ma avvincente, mentre il poeta londinese Hak Baker corrobora il dub in punta di piedi di “Worth Nothing”. Fa specie lo spleen al tramonto di “Borrowed Other”, una poesia recitata da MA.MOYO sopra un motivo di chitarra che sa farsi nostalgico come gli Sade di “Stronger Than Pride”. E anche quando la produzione si prosciuga dentro una sola chitarra acustica in lo-fi su “Make No Mistake”, Jerome inanella uno dei momenti meglio costruiti in scaletta. Ma è con l’umbratile anaiis in “Smell The Daisies” che l’ascolto si fa amaro e indignato, stavolta srotolandosi progressivamente sopra pesanti trame soul e bruciate coltri di velluto.

Tra le terse partiture di Taylor MrFerrin, il calore electro-soul di Tropics, i momenti più introspettivi di Louis Cole e l’austera eleganza alla drum machine della Rosie Lowe del recente “Lover, Other”, anche “The Fork” vive in quella terra di mezzo tra il cantautorato soul-jazz e una strumentazione liquida che poteva essere fusion, un album cesellato in ogni dettaglio, avvolto da una formale patina certo accattivante, ma mai melensa né fuori luogo. È come se l’indietronica d’inizio millennio avesse trovato nuova linfa nel contemporaneo neo-soul e Oscar ne fosse un po’ il suo Erlend Øye, timido nei modi ma sempre in possesso dei propri mezzi.

Non a caso, chiude l’ascolto la curiosa “Sex On Toast”, brano semi-strumentale montato sopra un accattivante indugio elettroacustico tra batteria e chitarra che sprigiona un umido calore tropicale, quel tanto che basta per rendere “The Fork” un lavoro sottile e d’atmosfera ma interessante e godibile a ogni nuovo ascolto.

19/08/2025

Tracklist

  1. 1. Desert Belly
  2. 2. Limits
  3. 3. The Fork
  4. 4. The Butter
  5. 5. The Potato
  6. 6. Easier
  7. 7. Borrowed Other feat. MA.MOYO
  8. 8. Worth Nothing feat. Hak Baker
  9. 9. Make No Mistake
  10. 10. Smell The Daisies feat. anaiis
  11. 11. Sex On Toast

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