I Błoto non mollano il colpo. Protagonista di un disco del mese di OndaRock nel 2021 con “
Kwasy i zasady“, il quartetto
nu jazz polacco torna dopo tre anni con il suo quarto album. Nel frattempo, i componenti non sono stati con le mani in mano: oltre a essere tutti e quattro attivi negli
EABS, il tastierista Latarnik e il batterista Cancer G hanno dato vita al suono post-
broken beat assai creativo dei Zima Stulecia, e hanno collaborato, recandosi nel Regno Unito, all’originale progetto
indo/nu jazz/fusion Jaubi.
Il ritorno al nome Błoto avviene dunque dopo un pieno di influenze ed esperienze, e lo stile variegato della nuova
tracklist ne è testimone. Particolarmente interessanti le esplorazioni di atmosfere fredde e sintetiche, apparentabili a quelle predilette dai Zima Stulecia. Nell’iniziale “Łysiczka”, gli arpeggi oziosi e i toni dimessi delle tastiere proiettano sulle note una luce quasi
dungeon synth, mentre altrove (“Shiitake”, “Boczniak”) il piglio si avvicina al jazz mutante di band
ottantiane come
Tuxedomoon o Minimal Compact, un piede nei grovigli dell’avant-
prog, uno nel minimal synth e nelle sue ombre sbilenche.
Se “Muchomor” (in combutta col flautista e autore del missaggio Marcin Kwazar) e la conclusiva “Zasłonak” confermano le inclinazioni inquietanti e sintetiche dei brani già presentati, la restante parte del “lato B” del disco dà spazio a una vena più acustica, con episodi dal taglio più classico (“Prawdziwek” e “Podostroma”, entrambe giocata su pianoforte dal tocco accademico,
drumming magmatico e sax a piede libero) e, in “Szatan”, perfino un accenno in direzione
afrobeat.
In polacco il titolo del disco, “Grzybnia”, indica la parte più sotterranea e vitale dei funghi, il micelio. Come da nome, l’album affonda in terreni carichi di potenzialità, tesse connessioni impreviste e ne lascia germogliare frutti ricchi di contrasti. Ancora una volta, i Błoto radicano nuove forme, lontano dal clamore.
16/11/2024