Un vortice spazio-temporale, alimentato a jazz fusion. “The Remedy” dei LCSM è il secondo album della big band di IG Culture, veterano del broken beat, lanciato nel 2020 con un gruppo di giovani talenti del nu jazz britannico. Il capofila Ian Grant, pioniere del filone con i suoi progetti New Sector Movements e Likwid Biskit, si occupa di tastiere, produzione, arrangiamenti, ma fra i gorghi sci-fi/funk del disco si rincorrono le note di una dozzina abbondante di altri musicisti, tra cui svettano il Wurlitzer di Dwayne “Wonky Logic” Kilvington (già con Nala Sinephro), il drumming polimorfo di Benjamin Appiah (componente dei Triforce di Mansur Brown) e Nathaniel Cross (fratello di Theon) al trombone.
Un’energia vivace permea l’intero album, che riflette il quarto di secolo abbondante di storia del broken beat: un ambito musicale che è un flusso ibrido per sua stessa essenza, e che proprio in questi anni sta attraversando una brillante fase di rinascita, grazie a nuove etichette e figure emergenti capaci di farne, oggi come a cavallo del millennio, un’occasione di incontro e fertilizzazione. Kamaal Williams, Yussef Dayes, Richard Spaven possono dirsi ormai nomi rodati; Ruby Rushton, Joe Armon-Jones e il già citato Theon Cross sono qualcosa di più che promettenti nuove leve; perfino dall’altra parte del globo progetti come Hiatus Kaiyote e 30/70 stanno contribuendo alla rinnovata vitalità del panorama. E proprio da Londra, da sempre l’occhio del ciclone, “The Remedy” celebra le radici del genere e guarda con audacia al futuro, offrendo ben oltre un’ora di musica effervescente e centrifuga.
Come da manuale bruk, ritmi spezzati e influenze fusion dominano l’album, ma fra gli inevitabili rimandi a Herbie Hancock e ipnotici offbeat, le sonorità spaziano dal neo-afrobeat caro a diversi dei giovani protagonisti coinvolti al quasi-electroswing della scoppiettante “Salty”. Non mancano poi le incursioni in campo soul-jazz (Allysha Joy su “Finesse” e “Givin’ Up”, Rara Zulu su “Medulla Oblungata”) e hip-hop, con il versatile rapper Tyrone Isaac-Stuart che, in “Reason” come ovunque guadagni il microfono, scompiglia le carte con un flow compassato ed eclettico.
Traccia dopo traccia, mutamento dopo mutamento, “The Remedy” riscalda e illumina, invitando chiunque ad abbandonarsi alle sue volute contagiose. Se il futuro del broken beat riserva ulteriori progetti di questo livello, non resta che attendere i prossimi sviluppi con curiosità.
15/07/2024