Già in “I Walked With You A Ways” Jess Williamson sembrava essere alla ricerca del brano classico perfetto. Se in coppia con Waxahatchee si era completamente immersa nelle radici southern della musica country, adesso con “Time Ain’t Accidental” la musicista texana recupera il discorso musicale del suo precedente disco solista per realizzare una raccolta di undici canzoni in bilico tra un classicismo senza tempo e il desiderio di rinnovare il cantautorato country-folk statunitense dall’interno, partendo proprio dalla sua ossatura tradizionale. Al banjo e alla steel guitar Jess accosta ora in più frangenti o il suono soffuso dei legni o il battito meccanico della drum machine, secondo un procedimento di scrittura sperimentato e avviato in pieno lockdown con il singolo “Pictures Of Flowers”. Inoltre, questo ammodernamento strutturale degli arrangiamenti è accompagnato da un fine perfezionamento melodico, che, senza dimenticare le sabbie alt-country, manifesta numerose aperture pop.
In “Time Ain’t Accidental” Williamson riflette sulla difficile fine di una lunga relazione sentimentale, ricordandone e rivivendone alcuni momenti. Particolarmente commoventi sono in questo riguardo le canzoni “A Few Seasons”, forse la più straziante della raccolta, e la ballata pianistica “Stampede”, in cui Jess, con l’allure della Del Rey, accetta la rottura del rapporto, salvaguardando però una forma di amore sororale nei confronti dell’ex-partner.
Ma nel disco c’è spazio anche per la vita post-breakup. Di nuovo single dopo tanto tempo, Jess si affaccia sul mondo delle dating app, ma, per una donna “known to move a little fast”, autodefinitasi “a hunter for the real thing”, l’impatto con un mondo che non aveva mai sperimentato prima, perdipiù in una metropoli come Los Angeles, è decisamente spiazzante: “I’ve been thrown to the wolves and they ate me raw”, confessa infatti nel primo verso di “Hunter”. Eppure, nonostante tutto, questo splendido brano diventa l’occasione per riconsiderare i propri bisogni e per ristabilire un sano equilibrio emotivo.
Ora, divisa tra Texas e LA, Jess Williamson ha superato il lutto amoroso, complice il processo di scrittura auto-curativa, ma anche l’inizio inaspettato di una nuova relazione. Ed ecco che traccia di apertura e closing track tematizzano la rinascita della loro autrice: la prima si focalizza sull’incerta eccitazione dell’iniziare a conoscersi, mentre la seconda, “Roads”, conclude il disco con una nota di speranza e uno sguardo metaforico su tutte quelle strade che non sono ancora state battute. Proprio in questi spazi liminali di congiunzione tra deserto, periferia, grande centro urbano, sembra del resto trovare ispirazione la musica della cantautrice. Essa non si limita però a risuonare solamente nei grandi spazi vuoti o in quelli del transito di anime, ma aspira all’universalità. E anche se “Time Ain’t Accidental” non sempre centra tale obiettivo, Williamson non si deve scoraggiare nella sua ricerca, poiché brani come “Hunter” e “Chasing Spirits” – o le vecchie “Wind On Tin” e “Infinite Scroll” – sono già immortali.
30/08/2023