STERBUS - Real Estate / Fake Inverno

2018 (Zillion watt)
pop, prog, wave

Credo che l’incubo di molti musicisti contemporanei sia doversi misurare con i propri idoli giovanili, quasi fosse una sfida destinata a diventare un vero tormento. È facile intuire di che pasta siano fatti i sogni di Emanuele Sterbini, protagonista in prima linea del progetto Sterbus, un gruppo che è riuscito a ritagliarsi un posto nell’attuale panorama prog-pop.

Le influenze sono non solo variegate ma soprattutto collocate in epoche diverse, a volte quasi in contrasto (Beatles, King Crimson, Robert Wyatt, Blur, Wilco, Monochrome Set, Elliott Smith e Xtc, tra gli altri). Non a caso gli Sterbus si dichiarano devoti a quei Cardiacs che misero su uno stesso piano, punk e progressive rock, sconvolgendo tutti i teorici delle catalogazioni pre-new-wave.

Con la complicità di Dominique D’Avanzo e la presenza fissa dell’ex-batterista dei Cardiacs, Bob Leith, il musicista romano affronta il progetto più ambizioso e rischioso della sua carriera: un doppio album suddiviso in due capitoli apparentemente diversi, invece complementari ed egualmente stimolanti.

La sorpresa di “Real Estate/Fake Inverno” è la natura non calligrafica delle composizioni: è infatti più una questione d’attitudine a rendere affini le canzoni a molte delle band citate da Sterbini come fonte d’ispirazione. 

Con un primo cd più estivo (“Real Estate”) e un secondo più intimista (“Fake Inverno”), il doppio album degli Sterbus scorre con naturalezza e qualche piacevole imprevisto, con la presenza di ospiti d’eccezione come Charlie Cawood, pronto a una scorribanda sonora a base di dodici corde e sitar nel brano pop più articolato e bizzarro della raccolta, ovvero quella “Maybe Baby” scelta per il video promozionale.

Nella sezione pop sono ovviamente gli Xtc a far da punto di riferimento creativo, tra un omaggio al fragore elettroacustico di “Dear God” (“In This Grace”) e un divertissement che ha lo sprint di “This Is Pop” (“Shine A Light”).

In “Real Estate” sono più evidenti sogni e incubi del giovane musicista romano, tra canzoni che non riescono a decidere tra Pavement e Cardiacs (“Prosopopeye”), ballate folk-prog non particolarmente originali (“Home Planet Gone”) e docili virate rock’n’roll, infarcite di divagazioni psych-jazz (“Razor Legs”).

Più arcane e personali sono le otto tracce di “Fake Inverno”, introdotte da un breve brano strumentale (“Adverse Advice MCCCXLVII”) dai contorni folk-prog, sottolineati da campane e clavicembalo (quest’ultimo nelle mani di Noel Storey dei The Pocket Gods).

David Sheridon e Debz Joy degli Army Of Moths sono protagonisti di una delle più riuscite e imprevedibili composizioni della band (“(Maybe I’m A) Lioness”), tra scampoli folk, prog e pop che si amalgamano con risultati eccellenti, dando il la a una sequenza ricca di intelligenti refrain, che gli Sterbus diluiscono e modificano con sapienza e buon gusto nella triade più scoppiettante dell’album (“Mate in 4/4”, “”Real Estate/Fake Winter” Reel”, “Micro New-Wave”).

L’epico finale “Trapeze” chiude con un tocco d’intenso lirismo un progetto interessante e abbastanza atipico per il panorama italiano, ma le ambizioni degli Sterbus non sembrano destinate a esaurirsi in questo doppio album: la bonus track “Blackducks On Parade” ribalta tutte le prospettive, virando verso un bizzarro pop-folk dai toni grotteschi, citando finanche i Kinks  e promettendo interessanti frutti futuri.

27/02/2019

Tracklist

  1. 1. Fall Awesome
  2. 2. Maybe Baby
  3. 3. In This Grace
  4. 4. Prosopopeye
  5. 5. Home Planet Gone
  6. 6. Razor Legs
  7. 7. Emy's Fears
  8. 8. Shine A Light
  9. 9. Adverse Advice MCCCXLVII
  10. 10. Little Miss Queen Of Light (Willow)
  11. 11. (Maybe I'm A) Lioness
  12. 12. Mate In 4/4
  13. 13. "Real Estate/Fake Winter" Reel
  14. 14. Stoner Kebab
  15. 15. Micro New-Wave
  16. 16. Trapeze
  17. 17. Blackducks On Parade (Bonus Track)

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