Decoy Jews è un gruppo musicale/industriale stanziato a Jacksonille, Florida, e gravitante attorno al collettivo multimediale Atomic Populist Melt Machine, aperto a ogni tipo di forma artistica iconoclasta e dissacrante (non solo musica, quindi, ma anche video-art, installazioni sonore, happening).
Decoy Jews ruota intorno alla figura di Keaton Osborne (qui impegnato con tape e drone) e ad altri sette non-musicisti, applicati su strumenti tradizionali (chitarre, percussioni) e non (catena di bicicletta, giocattoli, richiami per uccelli, apparecchi radio, cianfrusaglie varie), il tutto finalizzato a creare piéce chilometriche nelle quali è sempre presente il cut-up collagistico, come si confà ai dischi di avanguardia pura. Loro citano tra le maggiori influenze gli Einstürzende Neubauten, Throbbing Gristle, Coil, Boyd Rice, Whitehouse, etc., ma questi nomi rimangono, in realtà, solo sullo sfondo, in quanto in questo album, che consta solo di un lungo brano dalla durata di un'ora e un quarto (!), i reali referenti stilistici sono molteplici e altrettanto lo sono gli artisti di riferimento. La struttura è, appunto, quella del collage (si pensi, ad esempio, ai Nurse With Wound), nella quale i vari spezzoni sono legati l'uno all'altro senza una particolare successione di continuità.
Si parte con una voce di speaker radiofonico che subito si confonde in una psichedelia ambient-rumorosa (si pensi all'Ep dei Flying Saucer Attack in collaborazione con Roy Montgomery, uscito per la VHF a fine anni 90), per poi confluire nell'industriale da girone dantesco dei Current 93. Poi, quasi all'improvviso, i Decoy Jews cambiano completamente registro, offrendo un saggio di musica concreta (sulla falsariga di Tod Dockstader), combinata con interferenze di onde radio (si pensi al disco da culto "Tempo Furioso" di Martin Davorin Jagodic, uscito per la Cramps nel 1976 e parecchio amato da Steven Stapleton).
Fin qui, tutto bene. In seguito, vi è però un troncone solo parlato eccessivamente lungo e inutile, che fa da preambolo a dei rocciosi riff hard-rock memori dei giapponesi Mainliner. Ci si rituffa poi nell'industriale puro (ma sempre a tinte psichedeliche, come nei primi Skullflower e Pelt) e supersonico, che culmina in un crescendo in cui confluiscono "Knees And Bones" dei Controlled Bleeding, Black Dice e feedback lancinanti. Arrivati ai 65 minuti, gli ultimi dieci sono incredibilmente improntati su un ardito sinfonismo seriale alla Luciano Berio. In conclusione, un lavoro senz'altro ammirevole e degno di nota, anche se la carne al fuoco è forse un po' troppa, affinché i Decoy Jews possano ambire a essere una sorta di novelli Mnemonists della Florida.
L'album, stato registrato live il 25 marzo 2011, è scaricabile dal sito della radio WFMU (stanziata in New Jersey e dedita solo a musica sperimentale). Per ulteriori informazioni sulle attività dei Decoy Jews, scrivete a Jon Thoresen: krsthoresen@yahoo.com.
01/04/2011