E’ possibile che il fascino della soavità armonica catturi anche gli amanti di sonorità più asciutte o robuste; questo accade quando la creatività di un musicista travalica le prevedibili architetture della musica neo-romantica realizzando brani di intenso spessore lirico, accade ora con il nuovo album di Rodrigo Leão, gia impadronitosi del successo internazionale con i Madredeus di “Ainda”.
Riascoltando l’ampia discografia del gruppo è evidente la minore profondità delle prove successive alla dipartita di Leão, nel suo percorso solista il musicista portoghese ha ampliato lo spettro culturale della sua musica, i suoi mini-film sonori hanno coinvolto sensibilità eterogenee; Beth Gibbons, Ryuichi Sakamoto e altri hanno incrociato la sua storia discografica con stima e passione.
“A A Mãe“ rappresenta per Rodrigo Leão la perfetta sintesi tra le sue radici e la ricca tradizione della vecchia Europa.
Più leggiadro e ispirato che mai, l’autore portoghese concentra il fulcro poetico dell’opera su poche armonie decise e intense, sviscerate con splendide orchestrazioni e/o potenti performance vocali.
Più vicino alle abili creazioni di Craig Armstrong o di Ennio Morricone, l’album di Rodrigo Leão “A Mãe“ ospita le voci di Stuart A. Staples e Neil Hannon con risultanti eccellenti.
Neil Hannon rispolvera moduli vocali barocchi che non sviscerava con tale intensità dai tempi di “A Short Album About Love”, “Cathy” , questo il titolo, entra con forza tra le cose più belle del leader dei Divine Comedy, che, invitato da Rodrigo Leão ad ascoltare la stesura strumentale del brano, si è immerso con passione nella stesura di un testo e di una interpretazione vocale superba.
Ancor più coinvolgente la rilettura del brano strumentale “1939”, che le corde vocali di Stuart A. Staples trasformano in “This Light Holds So Many Colours”, ballata raffinata e suggestiva, che diviene il fulcro emotivo dell’album, e non sembri azzardato il rimando ai Blue Nile di “Hats”.
Tutti i raccordi strumentali conservano un pregevole equilibrio tra armonia e sobrietà: “A Mãe”, “O Relógio” e “Estoril” si librano con dolcezza tra stimolanti atmosfere folk e barocche e ottime intuizioni melodiche, lasciando ai restanti frammenti sonori il compito di armonizzare il tutto.
Alla voce di Ana Vieira si affidano le restanti canzoni di “A Mãe”, le atmosfere maggiormente autoctone si concretizzano in tanghi appassionati in “A Corda”, sensualità ricche di carnalità e vibrante passione nella affascinante “Canciones Negras”, languide e mordaci atmosfere teatrali nella graffiante “Ya Skaju Tebe” e incursioni nel fado con la delicata “ Vida Tão Estranha”.
Sfiora le tentazioni mainstream “Sleepless Heart”, l’unico brano cantato in inglese da Ana Vieira, una perfetta ballata da crooner con lievi citazioni di “The Man I Love”di Gershwin e soavi armonie romantiche, nelle quali la voce si distende con passione.
“A Mãe“ è un pregevole incidente in un panorama musicale frammentario, una pausa intensa tra le bizzarrie dell’avanguardia e la fragilità del pop indipendente.
05/08/2010