Papangu

Papangu

Musica per l'Apocalisse climatica

intervista di Antonio Silvestri

I brasiliani Papangu hanno scritto uno degli esordi più ambiziosi dell'anno, un eccentrico concept-album, cantato interamente in portoghese, che racconta la storia di un cangaceiro che ha una visione del proprio futuro e, pur di cambiarlo, ricorre a un sacrificio. Partendo proprio da "Holoceno" abbiamo esplorato il mondo di questa formazione del Brasile nord-orientale che parla di crisi climatica e ama i Magma.  

Mi sembra che siate diventati una delle sorprese di quest'anno nella scena metal con il vostro debutto "Holoceno" quindi, prima di tutto, vi considerate una band metal? Come descrivereste la vostra musica ai nostri lettori?
Marco Mayer (basso, voce, chitarra, tastiere): Non penso che siamo necessariamente una band metal. Sebbene mostriamo chiaramente le nostre influenze, siamo un po' cauti nel farci ingabbiare dalle etichette di genere. Ma questo non significa che mescoliamo tutto come se stessimo facendo un collage di generi diversi: amiamo cose come Mr. Bungle, Naked City ed Estradasphere, ma quei ragazzi sono una categoria a parte quando si tratta di estrarre da una miscela di linguaggi musicali singoli stili che rimangono intatti, in qualche modo. Di certo noi non siamo così preparati, e comunque non ci interesserebbe imitarli. Il nostro suono è più simile a uno stufato, come se mettessi tutte le cose che amiamo in un calderone e lo lasciassi sobbollire abbastanza a lungo da far dissolvere gli ingredienti ed emulsionarli.
Direi che una descrizione più adeguata sarebbe considerarci una band di rock progressivo, e questo implica anche alcune specificazioni - chiaramente, non siamo per niente come gli Yes o i Rush, e non siamo il modello stereotipato di rocker drogati che vestono il mantello e adorano Tolkien. E anche se suoniamo cose pesanti e complesse, non siamo per niente come i Dream Theater; tutto il contrario, in realtà. Per coloro che non ci hanno ancora ascoltato, potresti provare a immaginare un riff melodioso di band come Clutch e Mastodon mescolato con la giocosità ritmica di Magma e King Crimson della metà degli anni 70, ma con melodie e ritmi del nord-est del Brasile. In questo disco giochiamo anche con alcune delle scale e delle armonie usate da Igor Stravinsky durante il suo cosiddetto “periodo russo” e da Béla Bartók. Anche se sei abituato a quei singoli artisti, potrebbe non essere facile dare un suono a questa descrizione, quindi dai un ascolto al nostro disco e guarda come va.

Hector Ruslan (chitarra elettrica, voce): Sì, non ci vedo come un esempio da manuale di una band metal. Ascoltiamo un sacco di cose diverse che finiscono per essere mostrate nella nostra musica. Certo, il metal gioca un ruolo enorme in questo. Abbiamo influenze doom-metal, influenze sludge-metal, influenze black-metal e la lista potrebbe continuare. Si potrebbe sicuramente dire che siamo una band metal ma si potrebbe anche sottolineare, proprio come ha detto Marco, che siamo una sorta di aggressiva band prog-rock. Per me è una questione di opinione e non influisce molto sul nostro obiettivo, che è quello di creare il tipo di musica che ci piace ascoltare, che sia metal, prog, rock o altro.

La complessa narrazione di “Holoceno” implica un sacrificio rituale, un patto faustiano e altri colpi di scena. In che modo la band ha scritto una storia così articolata e qual è la letteratura che la band ha usato come ispirazione?
Hector: Il tutto è iniziato come un concept vago e ha iniziato a evolversi man mano che il processo di scrittura delle canzoni andava avanti. Sapevamo di voler raccontare una storia con diversi elementi, luoghi e tradizioni della regione da cui proveniamo. Veniamo da uno stato povero nella regione nord-orientale del Brasile chiamata Paraíba. È un luogo storicamente segnato dalla disuguaglianza sociale, dalla violenza e dalle tensioni che riguardano l'ambiente, quindi abbiamo voluto utilizzare tutti questi elementi, insieme ad alcune influenze della letteratura occulta e fantascientifica che ci piacciono. Quindi, mentre venivano composte le canzoni reali, discutevamo della sensazione di quella canzone, del tipo di testi che si sarebbero adattati di più e di cosa avrebbero raccontato nel contesto del disco. Un altro grande impatto su di noi lo ha avuto la letteratura che parla della regione nord-orientale del Brasile. Ci sono libri classici scritti da grandi autori che raccontano il tipo di storia che coinvolge le lotte del vaqueiro o del cangaceiro (una specie di versioni locali di cowboy e banditi) contro la fame, le migrazioni, la siccità, la violenza ecc. “Morte e Vida Severina ” di João Cabral de Melo Neto e “Vidas Secas” di Graciliano Ramos sono due lavori molto influenti, che consiglierei.

Magma sembra essere una delle vostre principali influenze, ed è una delle meno frequenti nella scena prog-metal. Secondo te, cosa c'è di così unico in loro e perché il loro zeuhl è importante nella vostra musica?
Marco: Direi che il ritmo e il modo in cui giocano con la tensione sono assolutamente unici e li collocano molto, molto lontano dalla pomposità e dall'atmosfera hippie di pace e amore che arriva da gruppi come Caravan, Yes e Genesis (sebbene questi ultimi siano più teatrali che hippie, lo sappiamo). Adoro queste band ma, sai, nessun'altra formazione può suonare lo stesso ostinato per 12 minuti prima di esplodere nel climax più catartico che tu abbia mai sentito in vita tua (sto parlando del loro pezzo del 1971 "Theusz Hamtaahk"). Ho sempre ricercato quella sensazione di corsa sulle montagne russe nella musica, e mentirei se dicessi che non volevo anche io fare musica che mi facesse sentire così. Anche la spinta ritmica nella musica dei Magma è in qualche modo simile alla musica afro-brasiliana, specialmente quando si tratta di sincope e propulsione, quindi sento che c'è una certa convergenza tra quelle due entità che sono venute in contatto in modo naturale in "Holoceno", specialmente in canzoni come “São Francisco”. Tuttavia, nessuno può mai avvicinarsi a ciò che Christian Vander e il suo entourage sono riusciti a fare - noi, di sicuro, non possiamo, perché lui è un genio musicale - ma vogliamo fare musica avventurosa all'interno del nostro linguaggio e la musica dei Magma è per noi di grande ispirazione.

Hector: Penso che il suono dei Magma sia molto aggressivo. Hanno la capacità di suonare quasi come un coro di religiosi alieni o un culto della morte di malvagi satanisti. È qualcosa che mi piace della loro musica. Sono molto diversi dai classici gruppi rock prog che suonano un tipo di musica un po' più allegro e bizzarro. La mia band prog-rock preferita sono probabilmente i King Crimson, e trovo anche che il loro suono sia molto diverso dalle altre formazioni prog-rock perché quando decidono di essere pesanti, sono davvero pesanti.

La crisi ecologica è uno dei temi principali di "Holoceno", ed è innegabile che un messaggio politico risuoni in tutta l'album. Considerereste i Papangu una band politicamente attiva?
Hector: La risposta a questa domanda dipende da cosa si considera essere una band politicamente attiva. "Holoceno" ha una trama politica e ambientale di fondo che si riferisce a ciò che sta attraversando il nostro paese in questo momento. Anche se non cantiamo attraverso slogan e parole di protesta, c'è un messaggio chiaro nel nostro disco per coloro che stanno ascoltando con più attenzione. Personalmente penso che la crisi ambientale sia la più grande sfida che gli esseri umani, intesi come gruppo collettivo, stiano affrontando in questo momento. Veniamo da un luogo dove si vedono persone che camminano scalze per chilometri in cerca di acqua. Credo che alcune delle lotte che i brasiliani nord-orientali affrontano ogni giorno siano un assaggio di ciò che accadrà a molte persone in tutto il mondo se non diamo priorità all'ambiente, in questo momento. Detto questo, nei Papangu c'è posto per scrivere dei nostri sentimenti e delle nostre lotte, e anche dei miti occulti delle nostre origini, dei popoli e dei luoghi e così via.

"Holoceno" è cantato in portoghese e si ispira alla letteratura brasiliana. È anche influenzato dalla tradizione musicale nord-orientale del Brasile. Qual è il rapporto con i Papangu e il loro paese? Prenderete in considerazione di passare all'inglese in futuro, per attirare un pubblico più ampio che non parla portoghese?
Raí Accioly (chitarra elettrica, voce): Storicamente, la cultura della regione nord-orientale del Brasile è sottovalutata o addirittura emarginata e ora, con il responso positivo che l'album sta ottenendo, vediamo questa come un'opportunità per fare ciò che amiamo e mostrare alla gente le difficoltà e storie della nostra regione attraverso delle nuove lenti. Sulla base di ciò, non credo che faremo questo cambiamento verso l'inglese, perché crediamo che la nostra lingua e il nostro accento facciano parte delle identità delle canzoni che vogliamo fare.

Hector: Mentre inviavamo i demo alle etichette, ci rispondevano che cantare in portoghese non avrebbe attratto il pubblico americano ed europeo. Ma abbiamo deciso di farlo lo stesso perché è una parte importante del nostro sound e non ne avremmo fatto a meno.

"Holoceno" è il risultato di 7 anni di lavoro, due dei quali durante una pandemia. Avete detto in altre interviste che molto è dovuto a un budget basso e a un po' di inesperienza. Avete mai considerato l'idea di pubblicare qualcosa di meno complesso, magari un Ep o un album più breve, per fare accorciare i tempi?
Raí: Fin dall'inizio avevamo un'idea narrativa per l'album e volevamo seguirla. All'epoca non sapevamo quante canzoni avrebbe contenuto il disco, o che avremmo avuto Benjamin Mekki a suonare il sassofono o che Toby Driver avrebbe remixato una delle nostre canzoni, ovviamente, ma sapevamo che volevamo andare dal punto A al punto B. Tuttavia, quando i Papagu hanno iniziato nel lontano 2012, ci mancavano sia l'esperienza che i soldi per finanziare un progetto come questo; dopotutto, eravamo poco più che ventenni, non avevamo un lavoro e avevamo appena iniziato l'università. Conoscendo questi nostri limiti, l'unica cosa che potevamo davvero fare era fare le prove e comporre. Credo che sia stato all'inizio del 2016, quando tutti abbiamo ottenuto uno stage (il che significava avere un po' di soldi), che abbiamo iniziato a pensare di registrare alcuni demo. Con i demo registrati abbiamo iniziato a vedere le cose più chiaramente. Tuttavia, dal momento che avevamo tutti i nostri impegni personali, non abbiamo mai sentito il bisogno di affrettare le registrazioni e pubblicare un prodotto, quindi, forti di questa mentalità, abbiamo continuato a suonare i nostri vecchi demo e a comporre nuove cose. Le cose sono cambiate a metà del 2019, quando Marco ha ricevuto un'offerta per lavorare in un altro stato. Visto che se ne sarebbe andato in meno di sei mesi, abbiamo voluto portare a termine il nostro progetto. Alla fine di quell'anno, avevamo registrato tutte le chitarre, le tastiere e la voce, e puntavamo a registrare la batteria nel marzo del 2020, ma la pandemia è arrivata subito dopo che Nichollas ha iniziato a registrare le sue parti. E questo è il momento in cui credo che la nostra mancanza di esperienza abbia iniziato a rallentare il progetto.
Abbiamo dovuto ripensare a come registrare la batteria e chi avrebbe dovuto mixare/masterizzare l'album e non sapevamo come farlo da remoto, quindi abbiamo perso tempo e denaro preziosi. Sulla base di ciò, non credo che ci sia mai passato per la mente di cambiare l'idea iniziale del progetto, soprattutto perché, anche con tutte queste difficoltà, quando abbiamo trovato una soluzione per i problemi, il processo è andato così bene che sapevamo per certo che stavamo facendo qualcosa che avremmo amato.

Come bonus track di "Holoceno", disponibile solo su Bandcamp, possiamo ascoltare un remix realizzato da Toby Driver: come siete entrati in contatto con lui e come è nata questa collaborazione?
Hector: Avere Toby Driver che remixa una delle nostre canzoni è qualcosa di cui sono molto felice. Tutto è iniziato con Marco, il nostro bassista, che è un grande fan di Maudlin of the Well e Kayo Dot. In realtà mi ha fatto conoscere la musica di Toby Driver e sono contento che l'abbia fatto. Marco ha conosciuto Toby da scambi di e-mail durante i suoi lunghi anni da fan della sua musica ed è così che gli ha chiesto di remixare una delle nostre canzoni, originariamente chiamata "Bacia Das Almas". Il remix di Toby si chiama "Açogue Das Almas" ed è inclusa come bonus track in esclusiva per chi acquista su Bandcamp. Personalmente mi piace molto. Metto spesso quel remix mentre guido. Penso che sia fantastico.

Qui in Italia non tutti pensano al Brasile quando si parla di rock o metal. Probabilmente il nome più comune associato al Brasile in quei generi è quello dei Sepultura, almeno negli ultimi 30 anni. Qual è il vostro rapporto con loro? Hanno avuto un ruolo nella vostra formazione?
Raí: Beh, i Sepultura sono una band enorme e credo che abbiano avuto la loro parte di influenza nel nostro sound, dopotutto hanno combinato il metal con strumenti e ritmi indigeni nel lontano 1996, con "Roots". E quella combinazione di folklore e ritmi locali con la malvagità della musica heavy è ciò che credo che cerchiamo di ottenere con il nostro sound.

Hector: I Sepultura erano una delle band che ascoltavo sempre quando sono stato indirizzato per la prima volta verso le forme più estreme di metal. Hanno avuto un enorme impatto su di me e li ho visti dal vivo molte volte. Una curiosità: ho incontrato Andreas Kisser, Derrick Green e Paulo Xisto! Ho incontrato Andreas nel backstage di un festival e ho incontrato Derrick e Paulo a un concerto dei Baroness. Come ha detto Raí, hanno avuto un enorme impatto sulla musica metal e "Roots" è stato un punto di svolta per loro. Oggi ascolto di più il loro periodo thrash-metal. Dischi come "Arise", "Beneath The Remains" e "Schizophrenia" sono quelli che ascolto di più, insieme al più recente "Machine Messiah".

Dovremo aspettare 7 anni per il secondo album di Papagu, o sarà più facile ora che avete ricevuto numerosi feedback positivi da molte webzine e ascoltatori in tutto il mondo?
Nichollas (background, voce): Come già detto prima, uno dei fattori che ha portato a questo lungo periodo di produzione del nostro album di debutto è stata la nostra mancanza di esperienza. Quando abbiamo iniziato a suonare insieme, eravamo solo adolescenti che giocavano con la musica, considerandola come un hobby. Durante questi 7 anni, abbiamo migliorato le nostre conoscenze sugli strumenti, la composizione e la produzione musicale; di conseguenza, abbiamo deciso che eravamo pronti per registrare e pubblicare la nostra musica nel 2019. A causa della situazione di Covid-19, l'uscita è stata poi ritardata. Un altro punto da considerare è che il nostro rapporto si è fatto più profondo, il che ha aperto le porte a influenze musicali che ci accomunano, aiutandoci a creare canzoni più folli e complesse per "Holoceno". Naturalmente, il feedback positivo su "Holoceno" ci ha dato una scarica di adrenalina buona per suonare l'album dal vivo dopo che tutta la situazione del Covid-19 si sarà sistemata, e principalmente per comporre cose nuove. Abbiamo già un'idea per un nuovo album basato su temi e canzoni che non sono state pubblicate in "Holoceno".
Detto questo, dopo la nostra esperienza con la produzione di "Holoceno", crediamo di poter pubblicare un nuovo album nei prossimi due anni. Probabilmente, avrete nuove notizie di noi prima di quanto pensiate.

C'è una qualche possibilità di vedervi dal vivo in Italia nel 2022, o almeno da qualche parte nel resto d'Europa?
Marco: Non possiamo dire con certezza, per quanto riguarda il 2022, poiché molti dei luoghi sono già prenotati con i concerti che hanno dovuto essere posticipati a causa della pandemia, ma stiamo cercando di fare un tour in Europa nel 2023, si spera con nuovo materiale da presentare.

Un'ultima, ma importante, domanda: qual è la vostra percezione della musica italiana? C'è qualche gruppo o musicista che ascoltate che proviene dall'Italia?
Marco: Penso che la cosa che preferisco della musica italiana sia la ricchezza delle loro melodie e la cura con cui i musicisti italiani creano storie attraverso il suono; non sono un esperto, ma forse questo potrebbe essere dovuto all'influenza della tradizione musicale classica italiana? Sento che c'è qualcosa di simile nel rock italiano, almeno nel prog-rock. Sono un appassionato della scena del rock progressivo italiano, con Area di Demetrio Stratos, Alphataurus e progetti con Paolo Botta e Francesco Zago tra i miei preferiti in assoluto, ma mi piace anche la musica classica italiana: Giuseppe Verdi, Giacinto Scelsi e Luciano Berio. Mi piace molto anche il debutto nel 2005 di una band genovese chiamata Calomito. Io e Hector amiamo molto anche i Goblin e lui ha visto Mike Patton esibirsi con i Mondo Cane dal vivo!



Discografia
Holoceno (autoprodotto, 2021) 
pietra miliare di OndaRock
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Recensioni

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Holoceno

(2021 - autoprodotto)
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