25/04/2020

Ferrara Sotto Le Stelle & Home Movies

online, tv/web


di Maria Teresa Soldani
Ferrara Sotto le Stelle & Home Movies

Memoryscapes Sound Live. Liberazione

La vita da quarantena, per gli appassionati di locali e sale cinematografiche, si è rivelata particolarmente alienante. Per chi è avvezzo agli incontri abituali e casuali in un luogo familiare della propria città, al momento condiviso della proiezione o della musica dal vivo, a sentire sulla propria pelle l’esperienza fisica del cinema e della musica, non è facile immaginare soluzioni alternative. Ma la situazione in cui ci siamo ritrovati durante la pandemia da Covid-19 e la stasi surreale del lockdown, alle quali nessuno invece era abituato, hanno portato il mondo della musica e del cinema, soprattutto indipendente, a riflettere su un “noi”, sia un “noi-nel-sistema” o un “noi-sistema”, ma comunque un “noi” come rete fatta di tanti punti in un network che vogliamo tenere vivo e che ci tiene vivi, come professionisti, appassionati, artisti e pubblico. Da queste riflessioni sono nate alcune iniziative, che partono da soggetti ed entità che col territorio, col patrimonio, col cinema e con la musica ci lavorano ogni giorno, in cui sono state sperimentate modalità inedite per pratiche consolidate – come la sonorizzazione di un film – attraverso i media della trasmissione, prima di tutto i social network.

Tra queste, la felice collaborazione tra il festival Ferrara Sotto le Stelle e Home Movies - Archivio Nazionale del Film di Famiglia il 25 aprile ha dato vita a “Memoryscapes Sound Live. Liberazione”, una sonorizzazione di materiali filmici d’archivio sulla Liberazione, fatta in presa diretta e trasmessa in streaming su Lepida TV (digitale terrestre) e sul canale Facebook di Home Movies. Si tratta di pellicole 16 mm inedite del filmmaker e critico parmense Antonio Marchi – ispiratore di Bernardo Bertolucci, che dichiarò di avere iniziato a fare cinema seguendone le orme – la cui sonorizzazione è stata suddivisa in parti e curata da Stefano Pilia (Zu, Il Sogno del Marinaio, Afterhours, In Zaire, Massimo Volume), Xabier Iriondo (Afterhours, Six Minute War Madness, A Short Apnea), Nicola Manzan (Bologna Violenta), Cabeki (Baustelle, Vasco Brondi) e Laura Agnusdei (Julie’s Haircut, Sex With Giallone) coordinati da Corrado Nuccini (Giardini di Mirò), direttore artistico di Ferrara Sotto le Stelle, e da Home Movies. Entrambe queste realtà sono state attive in queste settimane, proponendo la prima la rassegna virtuale Step Up – un’idea di festival con talk e performance che hanno coinvolto tra gli altri Emidio Clementi (Massimo Volume), Any Other, Max Collini (Offlaga Disco Pax) e Jonathan Clancy (A Classic Education, His Clancyness, Settlefish), mentre la seconda ha lanciato una serie di iniziative intorno al progetto “Memoryscapes”, tra cui la piattaforma-archivio digitale di cinema privato che raccoglie home movies restaurati e digitalizzati.

“Memoryscapes Sound Live. Liberazione” viene introdotta dai protagonisti dell’iniziativa, da Nuccini, che spiega come il festival volesse offrire un segno di vitalità e una manifestazione di creatività in un momento di blocco del sistema attraverso i mezzi tecnologici, che ci permettono di “unire almeno anime e cuori”. Paolo Simoni di Home Movies introduce il materiale d’archivio di Marchi, una serie di pellicole originariamente senza sonoro, mentre Michele Guerra, professore e storico del cinema, nonché Assessore alla Cultura di Parma, presenta le riprese del filmmaker, fatte di nascosto durante la guerra, che delineano un territorio sospeso in un tempo oscillante, con un paesaggio da (ri)percorrere da punti di vista inediti.
La modalità in cui avviene la sonorizzazione risulta particolarmente coinvolgente, oltre all'appuntamento sui social, modalità che in quei giorni abbiamo seguito con un certo coinvolgimento, in fondo digiuni di una dimensione rituale e immersiva, quindi fisica, come quella della proiezione e del concerto. Ne parlo ancora al tempo presente perché anche se quello streaming è avvenuto nella forma di evento programmato, è possibile esperire la sonorizzazione per la prima volta o per più volte dalla pagina Facebook e dal sito di Ferrara Sotto le Stelle e di Home Movies.

Un’altra peculiarità è rappresentata dalla modalità di fruizione della sonorizzazione: si ascolta quello che in presa diretta i musicisti creano nei loro studi domestici mentre sul viewer scorrono le immagini del film, lungo le quali, in alcuni momenti, l’immagine del performer va a incrociarsi e fondersi con le sequenze filmiche. Le sequenze raccontano il punto di vista di chi vive il tempo dall’isolamento domestico, ripreso anche dalle finestre di casa, durante l’occupazione dei tedeschi, la loro fuga, l’arrivo dei partigiani durante un tempo ancora incerto e pericoloso, e infine degli americani con la Liberazione.

Di questa sonorizzazione più che un report – di un’esperienza che ciascuno di voi può fare, anche in questo momento – riporto una serie di note a margine delle didascalie presenti nelle sequenze. Sensazioni annotate, suggerite dall’incontro “live” tra le immagini, i performer e la musica, da quei rapporti verticali simultanei, come li definisce Michel Chion, che si generano nel momento in cui un’immagine incontra un suono in sincrono.

Marchi: “Forse nemmeno gli uccelli erano liberi”.
La chitarra di Cabeki ci conduce nell’inverno emiliano, nel bianco visto da piani superiori della casa. La luce abbagliante si rifrange sulla neve allo stesso modo in cui le note intrise di riverberi e delay si frantumano sulla superficie delle immagini.

Marchi: “Ma col sole e la primavera, un giorno, arrivarono i partigiani”.
Il sassofono di Laura Agnusdei ci mette in contatto col mondo naturale, in cui il suono da fiato diventa musica che attraversa gli alberi in primavera, su un letto di elettronica, per descrivere il passaggio dei partigiani, il senso di sollievo e fugace serenità.

Marchi: “All’alba del 24 i tedeschi in fuga giunsero al paese: le case colpite dalle granate, le bandiere calpestate. Le strade si fecero deserte”.

“Ma il mattino dopo strani rumori nell’Enza”.
“Erano gli americani! (25 aprile 1945, ore 8)”.
La steel guitar di Xabier Iriondo disegna aloni sinistri, come corde prossime a essere recise nella timorata attesa di un momento funesto. Il suono diventa stordente, simile a quello delle campane, sottendendo una cellula di rinascita. I mezzi militari tagliano dall’alto il paesaggio, il suono si fa sirena e le sirene sono più immaginarie che reali.

Marchi: “La gente, ritornata, applaudiva e gettava fiori”
Il ‘vento del nord’ aveva ripulito il cielo…”.
Stefano Pilia disegna con lo slide sulla chitarra, in maniera estatica, il senso di sollievo e di libertà con drones dal suono cristallino, ininterrotte note senza attacco e senza stacco che si legano l’un l’altra. Scene di vitalità che ricordano il naturalismo di Jean Renoir, dove l’uomo torna a vibrare con la natura. Ritroviamo il Municipio del paese e le persone tra le strade ancora familiari.

Marchi: “…le domeniche ritornarono le feste e sulle strade dove era passata la guerra ritornò la pace”.
Un momento di silenzio e poi entra la fisarmonica di Nicola Manzan, con echi di canzoni popolari che accompagnano il ritorno dei balli tra paesani, del bestiame nei pascoli e del grano da mietere nei campi, in un antico bioritmo tra uomo e natura che si esprime in un fraseggio melodico che diventa soffio di vita.

Abbiamo assistito a un evento che cessa di essere tale nel momento in cui lo streaming finisce e scorrono quei pochi secondi dell’ultimo fermo immagine, prima che la registrazione parta da capo, reiterandosi automaticamente al tempo presente.
Il risultato della sonorizzazione, benché in presenza di più autori, è compatto, coerente e, soprattutto, emozionante. Dalla musica sperimentale e d’avanguardia al rock indipendente passando per il jazz, il materiale sonoro prodotto dai cinque performer si compenetra nelle immagini e viceversa, senza rincorse, doppioni e, soprattutto, in funzione del bellissimo materiale girato da Marchi in tempo di guerra, una riflessione intensa sull’essere presenza nel territorio che si abita.
Cosa, tra le tante, è riuscita soprattutto a fare questa iniziativa? Ha indubbiamente tenuto accesa la passione e ha attivato le teste. Ha permesso di riunire pubblici trans-locali diversi, ad esempio quello dei cinefili con quello degli appassionati di musica indipendente, quello dei filmmaker con quello dei musicisti, quello degli archivisti e quello dei promoter con un pubblico curioso arrivato a quella pagina dal “passaparola”, così prezioso nel mondo dell’underground così come in quello delle sale di cinema d’essai. Ha fatto entrare in contatto mondi che si erano toccati in alcune iniziative live, di cui una delle più famose è certamente il progetto decennale di sonorizzazioni di film muti del Museo Nazionale del Cinema di Torino, che nel 2007 invitò i Giardini di Mirò di Nuccini a creare ed eseguire dal vivo una colonna sonora per il film “Il fuoco” (1915) di Giovanni Pastrone, poi registrata e realizzata anche in disco.

Home Movies si è attivato anche con “Memoryscapes. Primo Maggio a colori”, creando un altro piccolo evento virtuale dove iosonouncane è stato chiamato a comporre e realizzare la colonna sonora originale per una pellicola 8 mm a colori di Angelo Marzadori, in cui il cineamatore filma la Festa dei Lavoratori ai Giardini Margherita di Bologna nel 1951.
“Memoryscapes Sound Live. Liberazione” è un’esperimento prezioso, che speriamo possa ripetersi nuovamente e con altre modalità. Come dicono i curatori Simoni e Nuccini: “È necessario essere ambiziosi e ripensare la fruizione audiovisiva, partendo dai contenuti, dagli spazi e dalla coerenza curatoriale. Quello che proponiamo è un primo esempio, che potrebbe diventare un format o un progetto. Siamo consapevoli di partire da ottime basi: immagini d'archivio uniche, per raccontare la nostra storia, e la generosissima partecipazione di alcuni musicisti tra i più notevoli del panorama nazionale di oggi”.

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