Amy Winehouse

Back To Black

2006 (Island) | pop, r&b

Hanno provato a mandarmi in riabilitazione
Ma ho detto no, no, no
("Rehab")
Amy Winehouse non merita la retorica con cui siamo soliti ricordarla. Negli ultimi anni di carriera era considerata la bad girl per eccellenza della scena musicale; da quando non c'è più, è stata rivalutata come l'anima fragile spezzata dalla vita. Tutto ciò che c'è da sapere, in realtà, era già scritto nelle sue canzoni: volete mandarmi in rehab? E io non ci vado. "Sì, sono stata male, ma quando tornerò lo saprete". C'è un'inflessione annoiata, sprezzante nel modo in cui canta. Del tipo, "state su di dosso".
A posteriori, da quel tragico 23 luglio 2011, è impossibile riascoltare queste parole senza un senso di tristezza, allo stesso modo di come negli ultimi anni di vita è stato difficile ascoltare la sua musica separandola dall'immagine maledetta che ogni giorno ci veniva restituita dai giornali. Ma tutto quello che non abbiamo letto nelle pagine di cronaca e gossip, per quel che abbiamo potuto provare, era semplicemente estro, ebbrezza, slancio vitale: questa era Amy Winehouse quando cantava.

In seguito al buon successo riscosso in Inghilterra dal suo primo album "Frank", un disco di jazz-pop più jazz che pop, l'allora ventitreenne cantante inglese decise di trovare una veste più rock per le sue canzoni. Prendendo come fonte d'ispirazione le girl-band degli anni 60 e lo storico catalogo Motown, Amy Winehouse si affidò alle abilità del produttore Mark Ronson per sgrezzare la natura più sfrontata e accessibile nascosta nella sua musica. Il processo di lavorazione al nuovo album fu però difficile, soprattutto per i problemi di dipendenza dall'alcol che dal 2005 cominciarono a interessare la Winehouse, di certo non facilitati dalla relazione morbosa che legava la cantante a Blake Fielder-Civil, assistente regista conosciuto nel 2003. Come documentato nel meraviglioso "Amy" di Asif Kapadia, le take d'incisione si svolgevano praticamente tra un bicchiere di whisky & cola e un altro.

Ai tempi dell'incontro con Mark Ronson, avvenuto nel marzo 2006, Amy aveva già pronte diverse canzoni per il nuovo album, tra cui la struggente "Tears Dry On Their Own", scritta dalla stessa Winehouse sulla chiara ispirazione di "Ain't No Mountain High Enough" di Marvin Gaye e Tammi Terrell, divenuta poi anche una hit di Diana Ross. Ma è grazie alla preziosa mano di Ronson se "Back To Black" riuscì a ottenere quel suono caldo e accattivante che fu la sua fortuna, con la splendida patina rétro e lo scintillante lavoro d'orchestra per cui oggi è ricordato. È suo l'arrangiamento in "Rehab", "Love Is A Losing Game", "You Know I'm No Good", "He Can Only Hold Her" e soprattutto nella stessa "Back To Black", di cui è anche co-autore - e di cui, leggenda narra, il produttore compose l'inconfondibile riff nella stessa notte in cui conobbe la cantante. Grazie a Mark Ronson, come ben presto fu chiaro, Amy Winehouse non trovò solamente il sound che stava cercando, ma anche quello che tutto il mondo stava attendendo.

Trainato dal successo di "Rehab", che è una canzone semplicemente epocale - per scrittura, idee, trasporto, languore - "Back To Black" riscosse fin dalla sua uscita un ottimo successo in Gran Bretagna e Europa. All'alba del 2007, i tempi divennero maturi per l'approdo in America. Winehouse sbarcò per la prima volta negli States a gennaio, con due concerti raccolti ed esclusivi al Joe's Pub di New York (che l'anno seguente vide il debutto di un'altra futura diva dell'R&B: Adele). Le due serate furono un trionfo, con una parata di star ad attendere la cantante inglese al suo arrivo nel Nuovo Continente. Tra il pubblico, si videro anche due icone del rap come Mos Def e Jay-Z. L'amicizia sincera che legava Amy Winehous ai rapper è una di quelle cose che, a seconda di quanto ci piace essere cerebrali, potrebbe dirci tutto e nulla sulla personalità di un'artista come lei. Amy, con tanta tenerezza, ha dedicato a uno di loro una canzone in "Back To Black": il Mr. Jones di "Me And Mr. Jones" è infatti Nas. "Nessuno può mettersi in mezzo/ tra me il mio amico/ siamo io e Mr Jones". Parola di Amy.

Se però c'è una canzone che per sempre rimarrà scolpita nella memoria, quella canzone è la stessa da cui il disco prende il titolo. L'unico suo problema è l'aver dato vita a migliaia di cantanti minori che ancora campano di rendita provando a riciclarne il fascino - il sentimento, quello non lo troveranno mai. Per il resto, scritta per somatizzare una delle tante fasi no della sua tumultuosa relazione con Blake, "Back To Black" è un'irripetibile elegia d'amore trovata sul fondo di una bottiglia. Nel ritornello, la voce di Amy incide l'aria con lo stesso tagliente struggimento degli archi che l'accompagnano, mentre il sincopato giro di pianoforte crea una sinistra sospensione.
Ci siamo detti addio solo a parole
Sono morta dentro un centinaio di volte
Tu torni da lei
E io ritorno nel
E io ritorno nel buio
("Back To Black")
L'accoppiata "Rehab"-"Back To Black" fu il lasciapassare per le vette di tutte le classifiche, grazie a cui Winehouse divenne la sensazione dell'anno nel mondo della musica. Nel 2007, semplicemente nessuno potè fare ameno di lasciarsi sedurre da quella straordinaria cantante dall'aspetto trasandato. Ai Grammy dell'anno seguente fu la protagonista assoluta, portando a casa cinque statuette tra cui quella di Song of the Year per "Rehab".
Ma al netto di due singoli così forti, il capolavoro del disco resta "You Know I'm No Good", in cui il vibrante lavoro di elettrica, unito al contrappunto dei fiati, dipinge il perfetto sfondo che permette a Amy di mostrare tutti i colori della sua voce, scoprendola flessuosa, nevrotica, giocosa, dolente all'occorrenza. Rovesciando verità come bicchieri di gin: "Ho mentito a me stessa/ come sapevo che avrei fatto/ ti ho detto che ero un problema/ lo sai che sono un disastro".

A onor del vero, "Back To Black" contiene diversi riempitivi, canzoni medie che ad oggi sono sicuramente invecchiate meglio di quanto mai si sarebbe pensato. Certo, è il famigerato "senno di poi", ma sono pur sempre le ultime registrazioni di Amy Winehouse, insomma. E comunque battete un colpo quando una delle tante venute dopo - che ne so: Celeste - scriverà una "Just Friends" o una "Wake Up Alone".
Ma al di là dei meriti postumi, il disco contiene anche la già citata "Tears Dry On Their Own" e la tristissima "Love Is A Losing Game", cantata con la timida dolcezza di una cantante da piano bar spaventata dal suo stesso talento, che, unite alle tre gemme di cui prima, compongono il quintetto d'oro che cristallizza quest'album nella categoria dei dischi da avere e custodire.

"Back To Black" sarà ricordato come uno dei più grandi album jazz degli ultimi decenni? No, ma è storia assoluta del pop. Non bastassero le vendite da capogiro a dimostrarlo, la ragione resta lì da ascoltare: una delle più grandi cantanti della sua generazione, forse la più talentuosa, canta se stessa senza inibizioni né filtri, indossando nello spazio di dieci canzoni le vesti della grande diva che sognava di diventare e che per poco, per qualche fugace attimo, è stata per davvero.
Amy Winehouse è venuta a mancare esattamente dieci anni fa, per colpa dei demoni che da qualche anno la tormentavano e che alla fine hanno avuto la meglio. C'è una registrazione del suo ultimissimo concerto che fa cedere il cuore da quanto è disastroso. Poco più di un mese dopo, se ne sarebbe andata. Quel giorno, abbiamo conosciuto il triste epilogo di una storia intensa e tormentata. Ma da quel giorno, abbiamo un motivo enorme per essere grati che quella storia sia quantomeno successa, che sia stata registrata, pronta per essere condivisa, tramandata, rivissuta. Dieci anni dopo e da qui per sempre, la voce di Amy Winehouse, pace all'anima sua, continuerà a vivere per ogni volta in cui verrà ascoltata.

(25/07/2021)



  • Tracklist
  1. Rehab
  2. You Know I'm No Good
  3. Me & Mr Jones
  4. Just Friends
  5. Back to Black
  6. Love Is a Losing Game
  7. Tears Dry on Their Own
  8. Wake Up Alone
  9. Some Unholy War
  10. He Can Only Hold Her




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