Charlatans

Some Friendly

1990 (Situation Two) | madchester

“Some Friendly” entrava al primo posto della classifica di “Music Week” il 20 ottobre del 1990. Già a fine novembre avrebbe abbandonato la top 40, dando così inizio a una dinamica che sarebbe spesso ricorsa nella storia del pop rock britannico: la band alternativa che, grazie ad alcuni singoli preparativi, crea una tale attesa intorno alla propria opera prima da centrare il debutto ai vertici delle classifiche, ma che poi non riesce e reggere sulla distanza contro il resto del carrozzone mainstream [1].
I nomi più emblematici che si possano citare al riguardo – pur con carriere in seguito sviluppatesi in maniera diversa – sono Suede, Elastica e Mansun, per mantenersi entro l’era del britpop, ma la cosa si sarebbe verificata più volte anche per l’indie rock post-2000, spegnendosi poi gradualmente durante gli anni 2010, a causa dell’aumento della fruizione digitale della musica.

I Charlatans hanno quindi rappresentato l’inizio di una nuova stagione per la musica alternativa britannica, che probabilmente non avrebbero neanche voluto, viste le deleterie conseguenze. Non c’è in realtà un motivo preciso per cui sia accaduto a loro: si trovarono in quella posizione nel momento topico di un cambiamento epocale, dovuto a meccaniche al tempo difficili da prevedere.
Le case discografiche indipendenti hanno infatti gradualmente modificato il proprio ruolo all’interno del mercato britannico: dall’invisibilità a cui erano costrette a fine anni Settanta [2], a un graduale aumento di pubblico che allo scattare dei Novanta ha superato la soglia del fabbisogno.
Da lì in poi è risultato difficile controllarlo e si è trasformato in un’arma a doppio taglio: le band alternative o diventavano abbastanza forti da raggiungere il mainstream [3], oppure venivano catturate in un limbo che sembrava indirizzarle ai piani alti per il soffio di una stagione, ma in seguito, a causa della sovrabbondanza dell’offerta, faceva mancar loro il supporto necessario per crearsi uno zoccolo fedele. Il risultato, immancabilmente, era un secondo album che falliva la prova sul mercato o, nei casi peggiori, neanche veniva distribuito (chiedere ai Menswear).

I Charlatans furono prodomi anche per il sopraccitato risvolto della medaglia: il secondo album, “Between 10th And 11th”, uscito nella primavera del 1992, si fermò al numero 21 in classifica: un tonfo surreale per una band che aveva debuttato in vetta appena un anno e mezzo prima.
Al contrario di tante band che verranno schiacciate da questo meccanismo spietato, senza più rialzarsi, ai Charlatans riuscirà tuttavia una sudata riscossa, che li avrebbe portati, entro il 1996, a essere una delle band più popolari dell’ondata britpop (si rimanda alla monografia della band su OndaRock, per i dettagli su quella fase della carriera).

Se a farne un oggetto epocale a livello di meccaniche discografiche è stato il caso, “Some Friendly” ha tuttavia dimostrato di saper superare la prova del tempo, sia perché contro ogni previsione non si è rivelato episodico (è il primo tassello di una band dalla carriera imponente, che ancora oggi in Gran Bretagna vanta i favori della critica e occupa posizioni importanti nei cartelloni dei festival), sia perché il suo contenuto è una fotografia tanto esatta della scena locale del periodo, da far sembrare l’inaugurazione della dinamica commerciale sopra descritta un segno (o uno scherzo?) del destino.
La formazione dei Charlatans che registra “Some Friendly” conta Tim Burgess (voce), Martin Blunt (basso), Rob Collins (tastiere), Jon Brookes (batteria) e John Baker (chitarra). [4] Il progetto insegue il ripescaggio della psichedelia anni Sessanta tipico del suono che la critica ha appena ribattezzato Madchester (ossia, “Manchester folle”), che verrà di lì a breve seguito anche da artisti all’infuori della città d’origine, nel qual caso sarà etichettato con il termine “baggy”.
Il suono di Madchester rappresenta in sostanza un momento di transizione, dall’indie rock britannico degli anni Ottanta al britpop dei Novanta, attraverso un cortocircuito anacronistico che pesca spunti dalla musica dance (che sta esplodendo in quel periodo, house in primis, da subito bene accolta in Gran Bretagna) e la nostalgia per la Swinging London anni Sessanta, con tanto di acido lisergico a corredo. 

Stone Roses, Happy Mondays e Inspiral Carpets hanno già debuttato, ma questo non impedisce ai Charlatans di creare una ricetta fortemente personale: se gli Stone Roses sono una band dall’impianto chitarristico, gli Happy Mondays diminuiscono il peso dello strumento con arrangiamenti stratificati, in cui, pur risultando importante, perde l’egemonia. Con gli Inspiral Carpets, un organo elettrico prende il centro della scena, per quanto le chitarre vantino ancora timbriche rumorose da non poter essere sottovalutate. I Charlatans rappresentano quindi il punto d’arrivo di quella che sembra una naturale catena evolutiva: l’organo schiaccia le chitarre e le spinge a tessere trame in sottofondo. In più i Charlatans usano un Hammond, mentre gli Inspiral Carpets un Farfisa, strumenti dalle timbriche ben distanti, che differenziano ulteriormente le due formazioni.

Il brano più celebre del lotto, nonché primo singolo estratto, è “The Only One I Know” [5]: una specie di nenia salmodiante, con la voce di Burgess, filtrata dall’eco, che si erge eterea su un groove alternative dance, sotto la guida dell’Hammond di Collins, che riprende per direttissima la parte di John Lord in “Hush” dei Deep Purple [6].
Il secondo singolo, pubblicato appena un mese prima dell’album, è “Then”, che cristallizza il suono dei Charlatans, sospeso fra ballabilità e ipnosi, catartico come una danza sufi per l’epoca in cui la musica rock ha sposato i rave, nebbioso come la brughiera del nord dell’Inghilterra.

In più di un’occasione le undici canzoni in scaletta si dimostrano capaci non solo di architetture innovative, ma anche anche di soluzioni armoniche degne di nota, come da tradizione per il pop inglese più raffinato.
Nelle strofe di “You’re Not Very Well” c’è un mirabile contrasto fra gli strumenti, un’irresolutezza armonica che crea una sorta di sospensione estatica: il riff di basso punta infatti su una scala di Re minore, mentre il tappeto d’organo non indirizza l’andamento armonico, evitando di suonare terze maggiori o minori. Su tutto ciò Burgess intona una melodia che non risolve l’enigma, essendo decifrabile su scale sia maggiori, sia minori.
“Flower” è uno dei momenti in cui si può ascoltare con più chiarezza un cambio armonico tra strofa e ritornello (la minore prima, la maggiore poi), esplicitando una formula che altrove produce cambiamenti più graduali o anche soltanto apparenti.

“Sonic” è particolarmente sghemba, ma anche fra le più raffinate nell’amalgamare con fluidità le varie sezioni. Su un ritmo quasi bluegrass, la strofa procede per alterazioni dell’accordo di Mi minore, mentre il ritornello si sposta di un tono, con un movimento armonico discendente di Re minore. C’è poi un ulteriore stacco strumentale in cui si passa dalle alterazioni di Mi minore a quelle di Do minore, con un cambio piuttosto inusitato, sfruttando in maniera forse involontaria una tensione di sesta.
Si nota, infine, un interessante spaesamento in “Spronston Green”, generato dall’alternanza tra il riff di chitarra e la voce: la prima segue una scala minore, ricorrendo a blue notes, mentre la seconda si adagia sull’armonia dell’organo, che ripete a oltranza un semplice riff in Mi maggiore. Il pezzo si presta a essere esteso in forma di jam e da allora è stato quasi sempre utilizzato per chiudere i concerti.

Con “Some Friendly” il Madchester raggiunge la perfezione, a tal punto da trovare difficoltà ad aggiungere altro: le band successive che tenteranno quella strada risulteranno poco più che appendici, dopodiché arriveranno Blur e Suede a cambiare irrevocabilmente le coordinate da seguire, nel biennio ’92-’93. 

Note:


[1] Pochi mesi prima era invero accaduto qualcosa di simile agli Inspiral Carpets, che avevano tuttavia fallito il simbolico traguardo del numero 1. 


[2] Si pensi a dischi oggi considerati storici dagli appassionati di musica alternativa, come “In The Flat Field” dei Bauhaus, “Unknown Pleasures” dei Joy Division o “Pink Flag” degli Wire: all’epoca non sono entrati neanche fra i primi settanta posti della classifica settimanale. Sarebbe bastato loro un migliaio di copie per riuscirci, se non meno.

[3] Spesso col supporto distributivo di una major, che ovviamente si infiltrava a livello decisionale nel direttivo dell’etichetta alternativa, finendo con lo snaturarla o portandola alla chiusura, come avvenne alla Creation dopo il patto con la Sony.


[4] Burgess e Blunt guidano ancora oggi la band, Collins e Brookes sono morti (rispettivamente nel 1996 per un incidente e nel 2013 per un tumore), mentre Baker ha mollato nel 1991 (rimane l’unico membro ufficiale a essere fuoriuscito dalla formazione).

[5] Il brano fu inserito all’epoca nelle edizioni in cd e cassetta, mentre per volontà della band restò escluso da quella in vinile. Trovando posto in due formati su tre, è comunque generalmente considerato parte integrante della scaletta.

[6] A ben vedere, quel brano dei Deep Purple, scritto in origine da Joe South, è archetipico – previo il dovuto scarto tecnologico – dell’intero lato tastieristico del Madchester sound, ma anche di qualcosa fra ciò che è venuto dopo (basti ricordare la cover che nel 1997 ne diedero i Kula Shaker).

(24/01/2021)

  • Tracklist
  1. You're Not Very Well
  2. White Shirt
  3. The Only One I Know
  4. Opportunity
  5. Then
  6. 109 Pt2
  7. Polar Bear
  8. Believe You Me
  9. Flower
  10. Sonic
  11. Sproston Green




Charlatans su OndaRock
Recensioni

CHARLATANS

Different Days

(2017 - Bmg)
Tanti ospiti e un suono particolarmente ricco nel nuovo album della band di Manchester

CHARLATANS

Modern Nature

(2015 - Bmg)
La band di Manchester si reinventa ancora e sforna uno dei propri dischi migliori

News
Charlatans on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.