Moonspell

Irreligious

1996 (Century Media) | gothic-metal

I Moonspell di Fernando Ribeiro hanno contribuito in modo determinante a spostare il baricentro del metal estremo dalle fredde lande del Nord Europa del black-metal, dagli Stati Uniti del death-metal, alle calde terre del Sud Europa, regione del mondo solitamente marginale nell'evoluzione del rock internazionale. Non sono stati l’unico caso di band del Sud Europa a ottenere riconoscimento in tutto il mondo, ma di certo insieme ai greci Rotting Christ e pochi altri, i portoghesi sono stati tra i principali esponenti di metal latino.

La fine degli anni 70 è la base di partenza per la possibile nascita di band come i Moonspell. Due subculture, entrambe nate dalle ceneri del punk, si stanno facendo sempre più spazio tra i giovani, pur sempre restando minoritarie. Da una parte, quella che verrà chiamata la scena gothic-dark, figlia di una visione oscura e intimista del post-punk. Dall’altra in Inghilterra, più o meno contemporaneamente e sempre da una costola del punk più aggressivo e veloce, nasce la New Wave Of British Heavy Metal. Due scene totalmente diverse, ma accomunate dall’attrazione esercitata su gruppi di giovani che si riconoscono tra loro, che si vestono in modo simile, che ascoltano le stesse band e che vengono guardati dai coetanei con sospetto - arrivando in tal caso fino alla vera discriminazione.
Tentare di fondere insieme due mondi sonori così distanti nei primi anni 80 sarebbe stato impensabile, ma nel mondo del rock - terra di infinite contaminazioni - e negli anni 90, il decennio del crossover per eccellenza, la cosa inizia a diventare plausibile. In questo la figura di Fernando Ribeiro non è affatto secondaria. Appassionato di metal estremo, ma anche esperto di letteratura gotica, ateo ma studioso della Bibbia, traduttore in portoghese di Lovecraft e del romanzo “Io sono leggenda” di Matheson, Ribeiro è una figura anomala nel mondo del metal, sia dal punto di vista intellettuale che da quello scenico.
Sono gli anni in cui emerge il metal oscuro dei Type 0 Negative, band senza la quale i Moonspell probabilmente non sarebbero mai nati, e sono gli anni del doom nero dei Paradise Lost. I Moonspell, insieme a queste due band, formano la triade che detterà le regole del gothic-metal, definendone i confini e le caratteristiche principali. Proprio l'album "Irreligious" avrà in questo senso un ruolo da spartiacque.

moonspell4Il processo di ibridazione non è ovviamente avvenuto in maniera repentina, ma graduale. Con le band antesignane del genere impegnate in un primo momento a dividersi tra le due estetiche e a sperimentare nel farle coesistere e soltanto successivamente dedite a farle fluire in quel tutt’uno che oggi chiamiamo gothic metal.
Il percorso dei portoghesi Moonspell, nati Morbid God, è esemplificativo di questo processo. 
Laddove “Wolfheart”, il primo Lp della band, è un disco gothic metal che conserva però ben evidenti e slegati tra loro elementi folk e soprattutto la violenza del black metal, con “Irreligious” i Moonspell sembrano voler dare alla fusione tra gothic rock e heavy metal una codificazione genetica definitiva e presentare le due componenti di questo Dna annodate in un intreccio inestricabile. Il secondo lavoro dei portoghesi è quindi da considerarsi senza alcuna ombra di dubbio tra i dischi cardine del genere, al pari di “October Rust” dei Type 0 Negative, “Draconian Times” dei Paradise Lost e, un po’ più di traverso, pochissimi altri.

La sezione ritmica composta da Miguel Gaspar alias Mike alla batteria e da João Pedro Escoval alias Ares è insieme tonante e cavernosa, rifulgente di potenza metal, ma ritmicamente cerimoniale come da tradizione gothic rock. La chitarra di Ricardo Amorim è impegnata in un costante lavoro di riffing pesante, ma è sempre attenta a lasciare gli spazi giusti alla teatrale vocalità del frontman Fernando Ribeiro. Sinistramente carismatico, quest’ultimo è in perenne equilibrio tra la ferocia del metal pesante, ricorrendo spesso a teatrali growl e altri schiamazzi assortiti, e la ricerca di una profondità di tono vicina a quella di Andrew Eldritch (Sisters Of Mercy). È infine fondamentale per completare il sound horror di “Irreligious” l’apporto di Pedro Paixão a tastiere e sample. Con le prime, in particolare un ricorrente organetto funebre, il tastierista avvolge gli altri strumenti in una nebbia sinistra; mentre con i secondi, che spaziano da campane a morte e ghigni mefistofelici, completa il quadro grandguignolesco.

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Nei suoi quasi tre quarti d’ora di durata, al netto di qualche pausa, “Irreligious” si sviluppa come un unico, orrorifico flusso sonoro. Le canzoni sfumano spesso l’una nell’altra, con i feedback di quella che termina a cedere il passo al primo torrenziale riff di chitarra di quella successiva, generando così un effetto quasi cinematografico, simile a scene che si succedono. In barba al suo titolo, il disco viene aperto da un’introduzione di circa un minuto, intitolata “Perverse… Almost religious”. Tra campane che rimbombano funeste e tetri canti gregoriani, i Moonspell ci proiettano in una terrificante cripta dove viene dato inizio al macabro cerimoniale pagano di “Irreligious”.
Sparati in rapida successione dopo l’introduzione, “Opium” e “Awake” sono due arrembaggi gothic metal, forse il manifesto del neonato gothic metal latino, che svelano il nuovo sound della band in tutta la sua fiera e cupa pienezza. La prima punta tutto sull’alternanza tra le strofe ad alta carica elettrica, innervate da un riff di chitarra nerboruto e guizzante, e un ritornello devastante quanto immediato, cantato da Ribeiro come un inno oscuro dedicato al fiore della perdizione. La seconda, al contrario, rovescia il suo tonante riff di chitarra soltanto nel ritornello, mentre le strofe accumulano tensione mediante la puntellatura delle tastiere e degli archi, che si muovono come volessero disegnare le guglie di una cattedrale.
È altrettanto immediata “Ruin And Misery”. Qui Ribeiro è un demonio che, immerso tra cori macabri e organi cinerei, gode delle sconfitte e della miseria altrui, marciando festoso al ritmo di un incalzante riff di chitarra elettrica. “For A Taste Of Eternity” gode invece di uno svolgimento più complesso con la sezione ritmica a fare gran sfoggio di qualità tecniche, sia nelle strofe rutilanti che in un vellutato e misterico intermezzo atmosferico ai confini con il post-metal.

Al netto di un assolo fluviale di chitarra elettrica e di un riff nerboruto e tagliente, “Raven Claws” è senza dubbio il frangente meno metal del disco. Più orientata all’immaginario del gothic rock puro, la canzone vede non soltanto Ribeiro confrontarsi con un azzeccato controcanto femminile, ma addirittura la vocalist dedicarsi a svolazzi rock-soul. Siamo al cospetto di un brano che flirta addirittura con il pop, ribadendo quanto in questo secondo disco la band non conoscesse limiti di sorta.
“A Poisoned Gift” è un altro esempio di perfetta fusione di elementi dark e metal. Dopo un inizio di tastiere eteree quasi in zona Cure e un canto tipicamente gothic, giunge al terzo minuto un inaspettato riff di chitarra, incisivo e liberatorio, destinato a divenire uno dei momenti più coinvolgenti dei loro spettacoli live. Ribeiro conferma la sua passione per la letteratura gotica con “Mephisto”, mentre “Herr Spiegelmann” ha qualcosa di bizzarro da teatro gotico, pur incastrandosi perfettamente nel contesto dell’album.

Chiude questo rollercoaster dell’orrore intitolato “Irreligious” uno dei brani simbolo dei Moonspell, una “Full Moon Madness” divenuta con il passare del tempo l’immancabile chiusura degli ieratici concerti della formazione, che Ribeiro annuncia alla folla facendo il segno della luna piena con le mani. Quasi sette minuti di gothic metal quintessenziale, cantati dal frontman sia in inglese che in portoghese, interpretando la parte del lupo mannaro. La notte viene disegnata attraverso terrificanti campionamenti di ululati e la luna piena viene fatta risplendere mediante lo strumming cristallino della chitarra. Poi il maleficio viene innescato dai riff lenti e solenni di chitarra e organo che si affastellano e avanzano all’unisono. Ogni volta che Ribeiro termina il suo growl con l’iconico ritornello, in cui recita “Full Moon Madness/ We are as one and congregate/ Full Moon Madness/ We rise again to procreate”, la musica si fa più magmatica e più satura, prima con fiammeggianti assoli di chitarra e poi con un tripudio di archi epici.

Finisce così l'incantesimo al chiaro di Luna, dopo quarantadue minuti che ancora oggi suonano come un piccolo miracolo di equilibrio e di poesia, con tutte le caratteristiche di quegli album che intuiamo essere lavori spartiacque, manuali d’istruzioni per chiunque voglia conoscere un determinato genere musicale. In una parola, un’autentica pietra miliare.

(12/12/2021)

  • Tracklist
  1. Perverse... Almost Religious
  2. Opium
  3. Awake
  4. For A Taste Of Eternity
  5. Ruin & Misery
  6. A Poisoned Gift
  7. Subversion
  8. Raven Claws
  9. Mephisto
  10. Herr Spiegelmann
  11. Full Moon Madness


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