Busdriver

Fear Of A Black Tangent

2005 (Mush) | abstract hip-hop, experimental hip-hop

Il losangelino Regan Farquhar è da anni uno degli esponenti più fieri e misconosciuti dell’avant hip-hop. Con l’esordio “Memoirs Of The Elephant Man”, uscito nel 1999, riuscì subito a garantirsi un certo seguito tra gli appassionati più smaliziati. Il suo picco creativo è però probabilmente questo “Fear Of A Black Tangent”, il cui titolo fa parodicamente riferimento al terzo dispaccio dei Public Enemy. Forte di un rapping camaleontico e tecnicamente sopra la media (qualcuno lo ha definito un “Blackalicious intrappolato in un dipinto di Dalì”), e di un pot-pourri sonoro aperto alle più diverse contaminazioni (dal jazz alla psichedelia, dal pop-rock alla musica da camera, e via di questo passo), Busdriver (questo il suo nome d’arte) trasforma l’hip-hop in una giostra impazzita, costringendoci a tripli salti mortali anche per rincorrerlo lungo le sue traiettorie verbali dove, tra sarcasmo, ironia, surrealismo e libere associazioni, si riflettono le miserie della scena hip-hop.

Dopo l’introduttiva “Yawning Zeitgeist Intro”, il disco (che si avvale della produzione, tra gli altri, di Daedelus, Paris Zax e Danger Mouse) entra nel vivo con “Reheated Pop!”, in cui il beat sembra provenire da una grancassa suonata distrattamente e i synth svolazzano come fastidiose zanzare “indiane”. Uno dei momenti più preziosi giunge subito dopo, con "Unemployed Black Astronaut", che è molto semplicemente un gioiello folk-hop con refrain killer e la voce di Busdriver che è sempre più uno strano ibrido di Jello Biafra, Michael Franti e John Petkovic dei Death Of Samantha.

I am the first black astronaut
To walk the bare moon, from my air balloon
Pound my beliefs into the desired shape
And put them sound asleep in the fireplace

Un ibrido che, quando aumenta i giri del proprio motore, fa fischiare le orecchie ad Aesop Rock, come nel caso di “Happiness ('s Unit Of Measurement)” (la cui tessitura ritmica è di chiara matrice drum’n’bass) e di “Note Boom”, caratterizzata dall'ennesima vertigine lirica. Tra i momenti più divertenti ci sono “Avantcore” (una scoppiettante marcetta pianistica che campiona i Can di “Turtles Have Short Legs” ma anche il videogioco “PaRappa The Rapper”) e “Befriend The Friendless Friendster”, un chiassoso music-hall con flow indiavolato e in bilico tra rapping e canto-scioglilingua.
La caotica effervescenza di “Wormholes” ingoia, quindi, jazz, tribalismo e orchestrazioni cinematiche, mentre “Map Your Psyche” è ancora più spericolata, con i suoi rimandi al punk-funk, al terzo movimento del “Quartetto per archi in Do minore” di Shostakovich e, giusto per non farsi mancare nulla, al grottesco vocalismo dei Residents. Gli archi fanno capolino anche in “Cool Band Buzz”, in cui si riconoscono persino tracce di musica tradizionale greca.

“Low Flying Winged Books” rilegge questo hip-hop già intimamente weird trasformandolo in un trip che è insieme allucinogeno e fantascientifico. Innervata intorno al liquido sound di una chitarra psichedelica, "Sphinx's Coonery" ha un certo gusto zappiano (una “Peaches En Regalia” annoiata?) e in coda fa spazio a un passaggio tratto dall’ultima intervista di John Lennon.
Si chiude con “Lefty’s Lament”, affabile filastrocca che conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, l’ironia tutta particolare di uno dei rapper più intelligenti di sempre.

Why do you hate me? Is it my numerous releases on Ninja Tune
Or my on-going fling with Reese Witherspoon?
Is it because I made my hip-hop cookies and didn't let you lick the spoon

(03/10/2020)

  • Tracklist
  1. Yawning Zeitgeist Intro (Freestyle)
  2. Reheated Pop!
  3. Unemployed Black Astronaut
  4. Happiness('s Unit of Measurement)
  5. Avantcore
  6. Wormholes
  7. Map Your Psyche
  8. Cool Band Buzz
  9. Note Boom
  10. Low Flying Winged Books
  11. Befriend the Friendless Friendster
  12. Sphinx's Coonery
  13. Lefty's Lament
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