Il singolo che apre la strada al nuovo disco dei Chemical Brothers risolleva moderatamente gli umori dopo il penoso “Push The Button”. Il problema di fondo di questo Ep da quattro tracce è semplice per noi ascoltatori e preoccupante per il duo inglese, brevemente: la versione originale nei due mix extended e radio è buona, ma nulla di sopra le righe. Si nota un deciso ritorno, anzi una virata secca, verso atmosfere ben più da club che in passato, ritmo in 4/4, cassa stompata e cantato malaticcio. Un po’ James Holden fino al 2005, ma meno inferocito, un po’ Trentemoller, un po’ facilone. Insomma, le radio lo trasmetteranno e i fan di vecchia data non disdegneranno.
La seconda metà del singolo vede Olivier Huntemann e Audion scendere con il carico. Il primo rasoia una versione più notturna e decisa, sul filone delle produzioni deep tedesche più spinte, con un occhio alle mode techno recenti ma non ancora sorpassate e uno ai vari Guy Gerber, Buttrich e Westbeech che stanno salendo la china. Audion è Audion e ovviamente se ne frega, facendo uscire dal cilindro una versione che autodefinisce house, ma che è la dimostrazione di come il buon Matthew Dear veda le cose molto acidamente. Infatti “Do It Again” diventa uno spassionato tributo al maestro Hawtin con andamento minimal, progressione e distensione, che accontenterà anche i palati più fini.
In conclusione possiamo tranquillamente definire questo singolo come una grossa paraculata, che mette d’accordo chi della techno non si interessa se non attraverso i grandi nomi e chi solitamente i dischi li mette o li commenta. Basterà optare per il lato A o il lato B… Proprio all’avanguardia i Chemical Bros, pensano sempre a tutto.
25/05/2007
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