Michael Hurley

Ancestral Swamp

2007 (Gnomosong) | folk-blues

Sei corde da pizzicare, la stufa che scoppietta salutando l’autunno, qualche vecchio amico, la luna che sorride bonaria e una veranda affacciata sui cinquanta stati per raccontare, come da quarant’anni a questa parte, nuove storie dell’infinito romanzo americano che Michael Hurley va componendo e perfezionando da sempre, con quella svagata inconsapevolezza degli eroi del folk a stelle e strisce.

Una storia misconosciuta la sua, defilata tra nicchie di ortodossia tradizionalista e vicina ad ambiti di incoscienza lo-fi, dei quali può rivendicare la paternità almeno quanto R. Stevie Moore e Jandek, rispetto ai quali il nostro è si, meno autenticamente pazzo, ma anche arrivato prima a incidere, per la precisione nel 1965 su Folkways Records, una roba che gli altri due se la sognano.
Questo nuovissimo “Ancestral Swamp”, uscito per la Gnomosong di un ragazzo educato e devoto come Devendra Banhart, casca subito tra le cose migliori dell’uomo, se non altro dagli anni 80 ad oggi, quando la sua musica s’è fatta via via più intima (qui, tra i pochi ospiti, compare anche Tara Jane O’Neil), ma sempre intensamente disattenta e stralunata, e più scarna e vicina al country-blues che mai.

L’iniziale "Knockando" è semplicemente una delle sue canzoni migliori di sempre, un dinoccolato folk-blues dalle armonie eclettiche, capace di filtrare la provinciale poetica seventies di uno Steve Miller con il gusto lo-fi dei Silver Jews, ma di perle ce sono parecchie altre, a cominciare dalle delicatezze del piano elettrico della placida e lunare "Lonesome Graveyard", per proseguire con i riflessi metallici della tradizionalissima "New River Blues" (che sarebbe bello poter ascoltare dalla voce di Johnny Cash), la cadenza fiera e mesta di "1st Precinct Blues", con le corde che si fanno tremolanti su strapiombi che si aprono dal nulla, l’inno meticcio con tanto di fiddle di "Gambling Charlie", che pare importato sul continente dalla madre Inghilterra, la scabra desolazione desertica per banjo e cactus di "When I Get Back Home" (la cui atmosfera rimanda a "Weatherhole" del ’99), fino alla conclusiva "She Got A Mathematic", che si accomiata in perfetta solitudine e con la consueta bizzarria lieve fatta di liriche oscillanti e tensioni dolcemente sospese che si liquefanno.

A lui non cambierà molto, ma ascoltare la musica di quest’uomo, ancora una volta o per la prima volta, non potrà farvi che bene.

(20/10/2007)

  • Tracklist

1. Knockando
2. Dying Crapshooter Blues
3. Lonesome Graveyard
4. New River Blues
5. El Dorado
6. 1st Precinct Blues
7. Light Green fellow
8. Gambling Charlie
9. Streets of Laredo
10. When I Get back Home
11.
She Got A Mathematic

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