Grimoon

Les 7 Vies Du Chat

2008 (Macaco) | alt-pop, folk-rock

Il progetto Grimoon nasce a Mestre a fine 2003, grazie all’incontro tra le storie immaginarie e romantiche di Solenn Le Marchand (di origini bretoni) e le ballate acustiche di Alberto Stevanato (già voce-chitarra dei Libra e voce-tastiera dei Travolta). Il progetto si allarga via via fino a includere, oltre al mero fatto musicale, anche una dimensione video che proviene dalla passione per il cinema da parte di Solenn. Così, le loro piece dal vivo sono accompagnate una ad una da clip che visualizzano i personaggi (per lo più maschere, personaggi surreali e oggetti animati) e le storie che li riguardano. La band, oltre ai già citati fondatori Solenn (voce e tastiere) e Alberto (acustica, sega e voce), comprende Claudio Favretto (rhodes, organo, fisarmonica), Andrea Iseppi (violino, mandolino), Erik Ursich (basso) e Samuele Giuponi (batteria).

Il primo parto discografico è “Demoduff#1” (autoprod., 2004), Ep che raccoglie un pugno di canzoni all’insegna di un timido ibrido di pop fiabesco e ballate sentimentali da camera, cantate in italiano e francese. Il progetto è comunque in crescita: date live, maturazione musicale, fondazione di una personale label indipendente (Macaco Records), allargamento della componente video dal clip al vero e proprio mediometraggio noir-fantasy da accompagnare al disco lungo in dirittura d’arrivo (pure proiettato alla Mostra del Cinema di Venezia 2007, rassegna “Venice Film Meeting”). Con “La Lanterne Magique” (Macaco, 2006), il debutto su lunga distanza, arriva a pieno titolo la notorietà di critica e pubblico (anche con mini-tour internazionali, grazie a un live-tipo sempre più d’effetto), ma la musica è di nuovo un tiepido impasto di antiquato rock cantautoriale.

Il suo seguito, “Les 7 Vies Du Chat”, si concentra prima di tutto sul contenuto musicale tralasciando pose e progetti extra-musicali di sorta. Qui i Grimoon si affidano a collaborazioni esterne per solidificare e complicare le incerte impalcature folk-pop delle produzioni precedenti, stavolta arrivando a una più verace coincidenza tra musica e semantica. L’iniziale “Mme Bateau” è un tango (che cita “Amandoti” dei Cccp) arricchito di voci soffuse, sega ondulante e violino-accordion zingareschi, quindi ampliato dall’elettrificazione e da un crescendo timbrico in sottile simbiosi con il ritornello apprensivo. “Voyage En Solitaire”, a firma Thibaut Derien, è una delle loro migliori imitazioni mimetiche dello scevro canzoniere francese (Brel su tutti), pure tormentata da rarefazioni creative (sorta di delay-drone) e arrangiamenti che esondano di battuta in battuta.

“La Compagnie Des Chats Noir”, numero di pop sbracato alla Sebadoh, e “Julie Court”, power-pop retrò ribattente (quasi rhythm & blues) con un duetto-nenia ripetitivo e piccole jam d’intermezzo, sono gradevolezze di contorno. In confronto “Cirque Funambules” e, soprattutto, i sette minuti di “L’Amour Vague” semplicemente giganteggiano. “Cirque Funambules” è una mini-operetta basata su di un refrain che dischiude la narrazione di Solenn, accoppiato con un vaudeville circense in luogo di promenade Mussorskj-iana, che a sua volta incornicia uno strumentale acustico dolente con sega, chitarra elettrica e tocchi da camera. “L’Amour Vague” attacca con una ballata spettrale con voce femminile e tocchi d’archi, quindi fiati e organetto intonano una salmodia a lanciare uno scatto di riff e un palpito corale di fiati, e una dissonanza sfumata che riporta al clima angoscioso iniziale; infine, con un piccolo numero d’avanguardia vocale, il canto si sovrappone all’organo nella gioia melodiosa di commiato.
Nel bel mezzo dei fasti di arrangiamento riesce a farsi largo anche un’umile “Space Puppy’s Head”, ballata in forma di valzer per voce (Marta Collica), accordion e violino dal tenue piglio orchestrale, e scie cadenti di sintetizzatore (anch’essa intervallata da fratture e rallentamenti sospesi).

Quanto a ospitate, è un’autentica pietra miliare italiana d’incastri e assegnazione di ruoli: la sega magica di Pell Jerkins e i tocchi di Scott Mercato in lontananza (Black Heart Procession), il songwriting decadente di Thibaut Derien, gli arrangiamenti colti e deraglianti dei Mariposa, l’elettrificazione dei Tre Allegri Ragazzi Morti, le performance discrete di Marta Collica e Lo.mo, gli aiuti e l’impeccabile produzione di Giovanni Ferrario.
La sinteticità (talvolta frettolosa) delle composizioni nel loro insieme fa pensare a un lavoro di miniaturizzazione; l’ariosità imprevedibile, la fantasia stereotipata, l’ironia e lo sfottò elegante spingono “in direzione ostinata e contraria”. Discutibile la scelta dell’inclusione delle versioni italianizzate di “La Compagnie Des Chats Noir” (“La compagnia dei gatti neri”, cantata da un convinto Toffolo) e di “Cirque Funambules” (con la cronaca dei Mariposa e la rilettura in stile radiodramma delle narrazioni di Solenn), in qualità di bonus riempitive.

(10/06/2008)

  • Tracklist
  1. Mme Bateau
  2. La Compagnie Des Chats Noir
  3. Space Puppy’s Head
  4. Cirque Funambules
  5. Voyage En Solitaire
  6. Julie Court
  7. L’Amour Vague
  8. La compagnia dei gatti neri
  9. Circo Funambules
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