"Uprising"/"Resistance"/"Undisclosed Desires"/"United States Of Eurasia". Dopo un'infilata simile, rifletto: forse, questa volta i Muse sono davvero impazziti.
Marilyn Manson in Harley Davidson. Poi un flirt di magniloquenza U2 e pianoforte alla Robert Miles. Poi una cosa che somiglia, a seconda dei gusti, ai Depeche Mode o a un singolo (brutto) di Beyoncé. E infine, follia delle follie, un plagio fatto e finito di "Bohemian Rhapsody", riletto in chiave antiutopistica, inneggiante all'unità politica dell'Eurasia (!) e concluso da una divagazione strumentale su un tema di Chopin.
I Muse hanno ancora una volta osato.
La suite finale è mediocre – più che brutta un po' soporifera, ma è un caso raro di commistione rock/orchestra in cui l'interplay vada oltre il botta-e-risposta, lo stacchetto pseudo-Bach o il tappeto d'archi più becero.
Le costruzioni variano, si rinnovano. "I Belong to You" è un divertissement un po' E.L.P. che ingloba un'aria di Saint-Saëns; "Unnatural Selection" parte chiesastica, raddoppia il ritmo su un groove metal, si acquieta e poi riesplode in pieno territorio System Of A Down. "MK Ultra" sfodera un riff eurodance e lo decompone in una girandola di slittamenti ritmici.
I pezzi da novanta però scarseggiano. Anche i brani più incisivi perdono colpi sul ritornello, la solita scarica di trionfalismo alla Muse. Molti, poi, sembrano patchwork di parti autonome. Come se la band avesse composto N strofe, N ritornelli e N bridge, e solo dopo si fosse posta il problema di assemblarli.
Stimabile il citazionismo, che non scalfisce mai l'identità del sound. Stimabile la varierà di forme, l'immaginario fanta-complottistico che rende il mood dell'album scuro, claustrofobico. Stimabile perfino l'ampollosità kitsch di cui la band è incapace di fare a meno.
17/09/2009