Vent’anni di carriera sono un peso che ci si porta addosso e nemmeno i più ispirati tengono il ritmo per tutto il tempo. Tricky ha avuto un momento di vuoto verso la fine degli anni 90 con alcuni dischi poco ispirati e tutti iniziarono a domandarsi: che sia ormai finito? Ma l’ultimo “Knowle West Boy” (2008) ha messo in chiaro che Adrian Taws i suoi colpi in canna ce li ha ancora. La domanda diventa allora: perché non li ha sparati?
“Mixed Race” è un disco insipido, poco ispirato, spesso troppo confuso e con momenti che (lo dico con le lacrime agli occhi) annoiano. Tricky si lascia trascinare da un’inerzia che non gli appartiene, tra alti e bassi, ma troppo spesso incontrando una via di mezzo: canzoni piatte e senza personalità. Tristemente, l’artista inglese sembra ricaduto nel tunnel buio della non-ispirazione da cui era riuscito a fatica a riemergere.
Non aiutano di certo le solite rivisitazioni trickyane: “Kingston Logic” dovrebbe richiamare”Technologic” dei Daft Punk, ma riesce solo a farsi odiare (a parte il basso molto suadente); “Murder Weapon”, il primo singolo, viaggia spedito sul tema di “Peter Gunn” (Henry Mancini) e, a dirla tutta, il tiro giusto ce l’ha. In ogni caso, rimaniamo lontanissimi dalle vette di “Black Steel” o “Hell Is Round The Corner“.
Tra ammiccanti movimenti di cassa (“Time To Dance”) e imbarazzanti tentativi world (“Hakim”), emergono solamente i drammi bristoliani da fine secolo scorso (“Ghetto Stars”), ma la carne al fuoco rimane troppa e il senso di inconcludenza regna sovrano alla fine del disco.
Quello che si chiede (si pretende?) da Tricky nel 2010 non è di certo il nuovo capolavoro del trip-hop; piuttosto la richiesta è semplice: non fare dischi brutti. “Knowle West Boy” soddisfaceva appieno, “Mixed Race” no.
24/10/2010
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